Numeri, fichi secchi e profezie

Oggi su La Stampa c’è un’intervista a Stefano Fassina che ci è utile non tanto per il contenuto quanto per un paio di numeri che l’esponente Pd fornisce, per la verità disponibili a chiunque sappia far di conto e tenda a -o tenti di- porsi domande sulla “rivoluzione” renziana al tempo degli sponsali coi fichi secchi. Anche per questo motivo siamo moderatamente fiduciosi che non leggeremo commenti su Fassina e la sua pratica politica (anche se in questo paese gli adoratori del dito che indica la luna stanno per diventare religione di stato) quanto su quei numeri.

E quindi, argomenta Fassina:

«Non c’è nessun intervento certo di disboscamento dei contratti precari, la delega parla solo di una eventualità. E poi gli ammortizzatori sociali per i precari: la delega parla di risorse invariate, quindi quelle che oggi non bastano nemmeno andrebbero redistribuite su una platea molto più ampia»

Quante risorse ci vogliono per gli ammortizzatori sociali?
«Rispetto a tre milioni di disoccupati, se contiamo di coprire soltanto 500mila lavoratori disoccupati con 6-700 euro al mese per 12 mesi, sono oltre 4 miliardi l’anno. Il governo è sicuro di trovare questi miliardi aggiuntivi? Dove? Vorrei capire che carattere hanno questi ammortizzatori e se, come mi pare di capire, è previsto un aumento contributivo a carico del lavoratore e del datore di lavoro»

Mentre siamo fiduciosi di non avere un governo così ottuso da non procedere ad abbattere il numero di tipologie di contratti di lavoro in occasione di una riforma epocale come questa, i numeri forniti sono implacabili. Intanto, nella stima di Fassina parliamo di poco più del 15% di disoccupati eleggibili per questo sussidio “universale”, il che è certamente molto conservativo e rigoroso. Poi, se aggiungiamo una durata (media) del sussidio di soli 12 mesi con un importo medio come quello indicato dall’esponente Pd, otteniamo un fabbisogno annuo di risorse molto rilevante. Provate a giocare con le ipotesi di copertura e con la sua durata, e potrete constatare di che fabbisogno si tratta.

Si, lo sappiamo e già sentiamo le vostre obiezioni: sono stime statiche, la durata media del sussidio sarà inferiore ai 12 mesi indicati, perché i mitologici centri per l’impiego troveranno rapidamente lavoro ai disoccupati (certo, certo), e così via. E’ utile capire che un istituto di welfare è anche uno stabilizzatore automatico, nel senso che tende ad essere più costoso nelle fasi recessive, e viceversa. Se a questa considerazione, banale ma che a molti continua a sfuggire, si aggiunge il fatto che quella che stiamo vivendo non è una recessione ma è altro, ecco che è possibile -forse- intuire che delle due l’una: o questo nuovo ammortizzatore sociale finirà col mangiarci vivi, per i costi da esso generati (ricordate, le due determinanti di costo “a valle” sono tasso di copertura e durata del sussidio, mentre “a monte” vi sono i criteri di eleggibilità), oppure avremo sussidi poco più che simbolici, con tutto quel che ne conseguirà.

E qui è utile una precisazione di metodo, per fatto personale: poiché alcuni lettori di questo sito lamentano la sistematica negatività delle argomentazioni da esso veicolate, non riuscendo a cogliere “per chi” staremmo giocando, ve lo spieghiamo per benino (si spera): la situazione di questo paese è talmente deteriorata che gli eventi che ci attendono, e che stanno prendendo corpo e forma, produrranno fatalmente un impoverimento generalizzato della popolazione, sin quando la transizione nel deserto non sarà alle nostre spalle. Quindi, quello che sta avvenendo a livello di riforme di struttura promesse o immaginate e dei loro effetti è, a giudizio di chi scrive, semplicemente ineluttabile.

Quindi, è perfettamente inutile invitarci ad auspicare o  pregare che tutto vada per il meglio (la razionalità trionfa sempre, sia sull’odio che sull’amore), o porre domande sciocchine del tipo “ma lei, che farebbe?”. Non siamo qui a partecipare ad un concorso da piccolo chimico, né a cercare di trovare sponsor per il lancio di qualche iniziativa politica da weekend, quindi non abbiamo alcuna esigenza di vendervi il Colosseo o chiedervi di che gusto volete la manna che faremo piovere dal cielo, se ci voterete. Stiamo semplicemente illustrando la traiettoria degli eventi che ci attendono, punto. E sinora, scusate l’arroganza, le nostre previsioni si sono purtroppo ampiamente avverate. Basta scorrere l’archivio di questo sito o leggere La cura letale per accorgersene.

Tanto vi dovevamo, speriamo per l’ultima volta.

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