Macromonitor – 28/9/2014

Azionario in ribasso questa settimana, dopo i massimi (storici e pluriennali) segnati nella precedente, e ribasso dei rendimenti obbligazionari. Dopo il forte calo del premio al rischio dello scorso anno, quest’anno il motore delle quotazioni azionarie è in misura determinante la crescita degli utili.

La correzione dei mercati azionari è di fatto avvenuta in assenza di notizie che potessero essere inequivocabilmente considerate determinanti per il movimento registrato sui mercati, che nella giornata di giovedì è apparso anche piuttosto scomposto. E’ certamente possibile razionalizzare, riconducendo il movimento a note situazioni di tensioni geopolitiche o a prese di posizione di natura politica apparentemente avverse alle iniziative, attuali e potenziali, della Bce, ma in definitiva non si tratta di nulla di realmente dissimile da altre circostanze, che non hanno impattato sui prezzi degli attivi rischiosi. La novità relativa, nel quadro di mercato, è stata l’accelerazione nel rafforzamento del dollaro, che può avere indotto liquidazioni di posizioni azionarie, che inizialmente non hanno trovato pronto assorbimento.

Sul mercato dei titoli di stato, in settimana si è verificato un movimento di recupero dei prezzi, e di conseguente calo dei rendimenti, indotto dalla correzione delle quotazioni azionarie. La prossima settimana la Bce illustrerà i dettagli relativi ai propri acquisti di Abs e covered bond. L’attenzione e le aspettative del mercato si sono progressivamente spostate sull’avvio di un easing quantitativo che coinvolga direttamente i titoli di stato dell’Eurozona. Questa, tuttavia, resta una misura di ultima istanza, e prima di vederla in azione occorrerà attendere il dispiegarsi degli effetti delle assegnazioni TLTRO e degli acquisti di Abs e covered bond.

Sui mercati azionari, settimana di correzioni generalizzate con l’unica eccezione del Giappone, che recupera circa l’1% in valuta locale. L’azionario emergente ha ormai azzerato i propri guadagni degli ultimi due mesi rispetto ai mercati sviluppati. Alla base di questa sottoperformance vi è la debolezza delle valute emergenti, che spinge al rialzo i rendimenti obbligazionari locali, così come anche l’inaridimento dei flussi di portafoglio in entrata su tali mercati, che nelle scorse settimane ne avevano alimentato il rally. Il rischio di volatilità degli attivi dei paesi emergenti appare destinato a persistere, a causa sia delle attese di normalizzazione della politica monetaria statunitense (che porta con sé il rafforzamento del dollaro), sia delle persistenti incertezze sull’evoluzione della congiuntura cinese, che sembra tuttavia destinata comunque al rallentamento. Il mercato azionario brasiliano continua la propria discesa, a causa della crescente incertezza sull’esito delle presidenziali, con la presidente uscente Dilma Rousseff e la candidata di opposizione Marina Silva praticamente appaiate nei sondaggi, e con i mercati che sembrano votare per Silva, considerata in grado di promuovere ed attuare le riforme di struttura di cui il paese necessita con urgenza.

Sul mercato delle obbligazioni societarie, questa settimana gli spread, sia investment grade che -soprattutto- High Yield hanno segnato un considerevole allargamento, sia negli Stati Uniti che in Europa, in conseguenza dello scoppio di volatilità che ha interessato i mercati. Sul mercato europeo pesano anche dati macro che segnalano un rallentamento della già timida espansione, e che si sommano a condizioni di leva finanziaria aziendale che sono prossime ai massimi storici. L’aumento del leverage europeo deriva dal calo di fatturati e margini di profitto avvenuto nell’ultimo biennio, a sua volta causato dall’apprezzamento dell’euro. La caduta del cambio euro-dollaro è quindi una notizia positiva per l’asset class, anche se destinata a beneficiare gli emittenti societari a maggiore orientamento all’export.

Sul mercato dei cambi, nuovo strappo rialzista del dollaro, malgrado la scarsità di nuovi dati macro. I guadagni del biglietto verde sono risultati generalizzati, tranne che contro sterlina. Il movimento è insolitamente ampio, per un periodo in cui non è in corso una stretta monetaria da parte della Fed ma solo l’annuncio della graduale rimozione dello stimolo monetario, ma si giustifica con le debolezze fondamentali di pressoché tutti gli altri paesi: dall’allentamento monetario di Eurozona e Giappone, alla crescita debole di quasi tutti gli emergenti, a situazioni di ampi deficit delle partite correnti, che interessano soprattutto Regno Unito, Sud Africa, Brasile, Turchia.

In settimana, materie prime pressoché invariate, nuovi recuperi per l’energia ed ulteriori flessioni per i metalli base. Nuovi commenti da parte di paesi Opec sulla possibilità di azioni sulla produzione in caso di ulteriori scivolamenti dei prezzi hanno arrestato la caduta del greggio. Persistono elevati rischi geopolitici che potrebbero colpire l’offerta, con le situazioni in Libia, Iraq e Siria.

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