L’ottimista disinformato

Da stamane stavamo chiedendoci con ansia chi sarebbe stato il primo renzista a segnalare la propria vibrante soddisfazione per il dato di produzione industriale italiano di agosto. Abbiamo persino compulsato nervosamente i tweet delle solite note, per ingannare il tempo nell’attesa. Ma nulla. Ora, finalmente, l’attesa è finita. Abbiamo il nome del piddino che ha deciso di emulare il capo, enfatizzando il singolo dato e proiettandolo nel cielo della speranza. Per certi aspetti il nome ci sorprende, per altri no.

La sorpresa deriva dal fatto che ci saremmo attesi il commento naif della settimana da qualche entusiasta non specialista. Chessò, una Moretti, una Picierno (non sono birre, tranquilli). E invece no. Il dirigente piddino che ha ritenuto di spogliarsi pro tempore delle proprie (robuste) conoscenze economiche, oltre che del buonsenso di non prendere un singolo dato, peraltro del mese più problematico dell’anno in termini di errori di destagionalizzazione è ancora lui, l’uomo che soffre di amnesie selettive:

«I dati Istat indicano un tenue miglioramento dell’andamento della produzione industriale ad agosto. Un segnale che accogliamo con ottimismo e che ci convince a spingere ancora con maggior decisione sulla strada intrapresa delle riforme». Lo afferma il responsabile economico del Pd, Filippo Taddei (Ansa, 10 ottobre 2014)

Ma benedetto uomo, possibile che un economista accademico riesca a prendere un singolo dato di una delle serie storiche più rumorose, e costruirci sopra una dichiarazione ad uso delle agenzie? E’ vero che, quando si fa politica ad un certo livello, ci si lascia alle spalle il rigore metodologico (e spesso pure la verecondia), ma dovrebbe comunque esistere un limite inferiore sotto il quale non scendere. Invece, pare che questo limite venga spostato all’ingiù. Noi, da umili maneggioni di mercato, potremmo suggerire a Taddei di guardarsi la media mobile a tre mesi del numero indice di produzione industriale, che segna meno 0,3%. Oppure, che la media di produzione industriale del terzo trimestre, su dati disponibili (luglio e agosto) fornisce un numero che è inferiore alla media del secondo trimestre, e che quindi determinerà (a meno di sorprese negative) un contributo negativo alla variazione del Pil. O ancora, che le survey che prevedono il livello di attività, come quella dei direttori acquisti di imprese manifatturiere, realizzata da Markit, forniscono un simile segnale di decelerazione.

Potremmo segnalare a Taddei questo e ben altro. Se solo Taddei volesse ricordare cosa ha studiato e cosa fa nella vita, a livello professionale. O forse faceva? Perché la realtà è che ci sono due possibili interpretazioni. Una è che Taddei non padroneggi la materia; l’altra è che sia ormai mutato in un politico a tutto tondo. Come che sia, è davvero triste leggere simili dichiarazioni. A meno che non si sia trattato di un semplice ed innocente auspicio, basato sul rumore statistico. Però qualcuno dovrà informarlo che per il mese prossimo le stime di consenso (inclusa quella del Centro Studi Confindustria) prevedono una contrazione del dato di produzione industriale. A noi è la razionalità, quella che ci frega.

Sostieni Phastidio!

Dona per contribuire ai costi di questo sito: lavoriamo per offrirti sempre maggiore qualità di contenuti e tecnologie d'avanguardia per una fruizione ottimale, da desktop e mobile.

Per donare, clicca qui!