Arriva la nuova Iri? Prepariamoci al peggio

Pare che il governo italiano, evidentemente risvegliato alla realtà dalla secchiata d’acqua ghiacciata sul piano Juncker, stia cercando di passare al piano B della definitiva distruzione del risparmio del paese.

Funzionerebbe così: si denomina “fallimento del mercato” ogni situazione aziendale in cui si ritenga di dover immolare denaro pubblico per i più svariati motivi, non ultimo offrire un ramoscello d’ulivo al sindacato; si creano soluzioni sul modello Alitalia, dove la bad company resta immediatamente a carico dei contribuenti, attraverso variazioni sul tema della legge Marzano, mentre la good company finisce in mano ad emanazioni della Cassa Depositi e Prestiti, che per statuto (ad oggi) possono investire solo su strutture che gli anglosassoni definiscono viable, cioè dotate di prospettive reddituali e finanziarie. Questa è la versione “buona” della soluzione, quella in cui si considerano “fallimento del mercato” situazioni in cui in realtà servirebbe ridimensionare e ridefinire perimetro e missione aziendale. Ma se serve una good company lo deve fare il mercato, non lo stato.

Poi c’è la versione degenerata, cioè quella che (temiamo) i nostri eroi tenteranno con ogni mezzo di portare al traguardo. Ed è quella in cui lo stato cambia lo statuto della Cassa Depositi e Prestiti e ne fa la nuova Iri, gettando nell’altoforno il risparmio postale di milioni di italiani. Questo è l’esito che il governo finirà fatalmente col perseguire, non serve una laurea in parapsicologia per capirlo. Se è vero che a questo paese serve un’industria siderurgica, è parimenti vero che l’obiettivo può e deve essere prioritariamente perseguito attraverso il coinvolgimento dei privati, nazionali e/o esteri. Ma poiché questo tipo di intervento richiederebbe un verosimile ulteriore ridimensionamento della società, ecco che è terribilmente più comodo definire il tutto “fallimento del mercato”, cercare una sponda nei francesi, che non vedono l’ora di potersi liberare in sede comunitaria del concetto di aiuti di stato (solo che loro lo sanno fare in modo meno devastante di noi, e questa è storia), e procedere a gettare soldi e risparmio nell’altoforno della nuova Iri.

Se questa è l’idea di Renzi e Padoan, che improvvisamente si sono risvegliati alla realtà di cosa (non) è realmente il fondo Juncker, e di quale aria grama tiri in Europa per gli investimenti “consortili”, prepariamoci al peggio. Dopo aver iniziato a dare l’assalto al risparmio, con tassazione differenziata e penalizzante a carico degli strumenti finanziari emessi dal settore privato, e dopo la furibonda azione di moral suasion verso le Casse professionali, offrendo loro una minore tassazione (dal 26%!) contro non meglio identificati investimenti “produttivi” in Italia, preparatevi al peggio. Ed anche ad adottare misure difensive contro una simile follia, da parte di un esecutivo che ogni giorno che passa pare essersi dato come missione quella di distruggere definitivamente un paese già seriamente lesionato.

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