Non importunate Morando, ingrati contribuenti

A riprova che le dissonanze cognitive sono molto costose, soprattutto per i contribuenti italiani, oggi il viceministro all’Economia, Enrico Morando, ci spiega quanto sarà difficile per il governo restituire il maltolto ridurre la tassazione sui fondi pensione. In pratica, siamo a rischio di non riuscire neppure ad innescare nei sudditi quel senso di gratitudine verso il gabelliere che è parte integrante del manuale del Benevolo Governante, quello che applica virtuosamente i precetti della Sindrome di Stoccolma.

Che disse oggi, quindi, il buon Morando? Nei fatti, che

(…) non si può parlare di una “tassazione della previdenza” poiché in realtà “si tratta dell’allineamento fiscale dei guadagni finanziari realizzati dai fondi pensione, che non avevano seguito l’adeguamento della tassazione che ha interessato tutti gli altri investitori. Il Governo – ha detto Morando – è comunque disponibile al confronto per ridare vantaggio comparativo agli enti previdenziali, nella consapevolezza che ciascun punto percentuale di riduzione dell’onere fiscale va compensato per circa 38 milioni di euro (Askanews, 10 dicembre 2014)

Non è “tassazione della previdenza”, capite? Perché abbiamo aumentato la tassazione su tutto il risparmio, in realtà, tranne sui titoli di stato, con buona pace di quel “tutti gli altri investitori”. E soprattutto, sappiate che ogni modifica alla nuova aliquota del 20% rappresenterebbe un buco (un buco, ovvove!) da 38 milioni di euro per punto percentuale ridotto. Ma come diavolo fate a non farvi schiacciare dai sensi di colpa? Con la vostra petulanza state creando fastidi e problemi al vostro governo, che dovrebbe rompersi la testa a trovare nuove coperture per concedervi uno sconto anche parziale alla tassazione maggiorata. Ma avete proprio tempo da perdere! E comunque, anche Morando ci invita a non creare problemi perché qui si sta facendo armonizzazione della tassazione, il concetto tanto caro ai gabellieri di sinistra e di destra di questo paese. Armonizzazione rigorosamente verso l’alto, s’intende: ecco il comune denominatore tra la “nuova antica sinistra” dalemiana, quella che “oggi si porta lo stato, altro che mercato“, ed il migliorista-pigliorista Morando. Tutti assieme, appassionatamente.

E quanto alla tassazione del Tfr ad aliquota marginale, che dice oggi Morando? Che non ci sono problemi. Con una geniale lettura. Le misure adottate, secondo il Viceministro,

«[…] non comportano una maggior tassazione significativa del percepito, considerato che si passa dall’aliquota media a quella marginale, grandezze per moltissimi lavoratori molto vicine» (Radiocor, 10 dicembre 2014)

Ma non è meraviglioso, tutto ciò? Abbiamo scoperto che, “per moltissimi lavoratori”, aliquota media ed aliquota marginale Irpef “sono molto vicine”. Sarebbe interessante quantificare questo “moltissimi” e quel “molto vicine”: scopriremmo cose assai sfiziose, ma non è il caso di sottilizzare. Come che sia, ancora una volta il gemello di Morando è stato fatto uscire dalla gabbia:

Cambierà la tassazione del Tfr?
«Credo in questa misura. A me piacerebbe fossero in molti a chiedere l’anticipo: ho detto, e ora ribadisco, che sarebbe stato più ragionevole mantenere lo stesso trattamento fiscale attuale del Tfr. Comprendo bene chi dice che prendere oggi i soldi che si dovrebbero prendere domani, deve costare qualcosa, ma io personalmente prenderei in considerazione l’ipotesi di tornare alla tassazione attuale (Ansa, 26 ottobre 2014)

“Vorrei dire con chiarezza che se facciamo l’intervento sul Tfr – ha spiegato il viceministro – non provocherà nessuna riduzione della liquidità delle imprese, perché se così fosse non faremo l’intervento, e che non deve essere prelevato dal Tfr dei lavoratori un euro in più di quello che viene prelevato attualmente, altrimenti non faremo l’intervento” (Ansa, 6 ottobre 2014)

Ed ora smammate, che c’è gente che deve tassare.

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