Tartassati di tagli

Entro il prossimo 31 gennaio le Regioni dovranno comunicare al governo l’entità dei tagli di spesa che sono stati loro assegnati nell’ambito della legge di Stabilità, per un totale di 4 miliardi. Se i governatori non decideranno, da Roma verranno applicati tagli lineari, calibrati sul Pil regionale e sulla popolazione. La novità (che non è tale) è che finiremo fatalmente a trasferire quei “tagli” in maggiori entrate, in via preponderante, al di là della retorica sugli “sprechi” da farsi perdonare.

Oggi sul Sole è pubblicata una simulazione a cura del Centro Studi ReAl Sintesi che, partendo dai bilanci regionali, isola la componente di spesa sanitaria dal totale ed imputa l’entità del taglio atteso al resto delle voci di spesa. Intanto, qualche numero: la Lombardia è attesa a tagli per 750 milioni di euro nel solo 2015, il Lazio per 410 milioni, l’Emilia per 326, il Piemonte per 306, il Veneto per 349, per citare solo i maggiori. Occorre sapere che la spesa sanitaria incide per circa 101 miliardi annui su un totale di circa 130 miliardi delle regioni a statuto ordinario (il 76%), mentre in quelle a statuto speciale l’incidenza è di poco inferiore al 45%.

Ciò premesso, se ipotizziamo di non toccare in alcun modo la spesa sanitaria, è evidente che dovremo falcidiare la rimanente spesa, in un modo del tutto irrealistico, visti i numeri coinvolti. Ad esempio, in Emilia servirebbe tagliare la spesa non sanitaria del 18,4% in un anno, in Lombardia di oltre il 13%. Se invece il taglio venisse spalmato su tutta la spesa, avremmo valori più accettabili, dell’ordine del 2,5-3%. La sanità, si è detto: è intangibile, secondo la vulgata politica. Ma dentro la voce “sanità” la componente legata al costo del lavoro incide in modo molto rilevante.

E quindi, che dovrebbero fare i governatori? E cosa accadrà, invece? Il fatto che sinora non abbiano presentato piani autonomi di riduzione di spesa è significativo. E la spesa sanitaria è realmente ottimizzata? Tralasciamo per ora le leggendarie siringhe siciliane (o erano calabresi?), e scopriremo che abbiamo solo alcune scelte puramente teoriche. Ad esempio, valutare se gli organici della sanità sono correttamente dimensionati, ammesso e non concesso di sapere/volere applicare la metodologia per fare ciò. Ma ipotizziamo di averlo fatto, e di essere giunti alla conclusione che gli organici sono sovradimensionati (tralasciate le differenze regionali, per ora). Che fare, in questo caso? Due cose, o un mix delle stesse: licenziamenti e/o tagli di stipendio. E’ fattibile, ciò? No, almeno non nel breve-medio periodo. E quindi? Quindi, niente tagli di spesa, ergo aumento di entrate, via ticket.

Ipotizziamo invece di aver scoperto che gli organici della sanità siano correttamente dimensionati. In questo caso, possiamo solo agire sui costi di approvvigionamento delle risorse. Cioè servono i costi standard. Che però non esistono, visto che Lombardia ed Emilia, che sono dei benchmark nazionali di costo, sono colpite da tagli lineari, che sono l’antitesi della spending review. E quindi? Quindi niente tagli di spesa ma maggiori entrate, anche in questo scenario. A meno di approvare in fretta e furia una legge che consenta di tagliare le retribuzioni nominali degli operatori sanitari pubblici (e di tutti i loro colleghi della P.A.). Improbabile? Irrealistico? Assurdo? Iniquo? Mostruoso? Mettete la crocetta dove preferite ma ancora una volta si torna al via, e cioè più entrate, per manifesta mancanza di alternative. Cioè meno reddito disponibile per i cittadini.

Vi convince? Che vi accade? Vi siete incupiti, sopratutto pensando che i 4 miliardi di tagli regionali sono solo un antipasto di ciò che verrà nei prossimi anni? Vi siete ricordati dei 30 miliardi di clausole di salvaguardia di maggiore Iva al 2018 e quindi siete preoccupati, giusto? E notoriamente, quando voi italiani siete preoccupati, vi arricchite aumentate la propensione al risparmio, si? Ecco perché, visto che il sistema ha una molteplicità di “parti mobili” ma riesce anche ad essere terribilmente rigido nel breve-medio termine, ogni ipotetico “taglio” di spesa finisce col rovinare addosso ai cittadini sotto forma di nuovi balzelli. Però è tanto pop dire che “le Regioni hanno molto da farsi perdonare”, no? Magari è anche vero, ma trascurare l’inerzia del sistema vuol dire essere in malafede o tonti. E torniamo all’eterno dilemma sulla cifra stilistica di questo governo.

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