C’è grossa ripresa

Ieri è stato pubblicato il mensile Congiuntura Flash del Centro Studi Confindustria. E porta buone notizie virtuali. Che tuttavia appaiono decisamente sopra le righe, a meno che non ci sfugga qualcosa. In attesa di precisazioni e condizionalità, vediamo alcuni dati che ci lasciano perplessi.

La spinta alla crescita, si diceva. E’ enorme:

Nell’ultimo mese sono divenute ancora più forti le spinte all’economia che vengono dal quadro internazionale: minore prezzo del petrolio, euro più debole e calo dei tassi a lunga. Questi fattori, assieme al più vivace commercio mondiale, tendono ad alzare il PIL del 2,1% quest’anno e di un altro 2,5% il prossimo.

Qui, semanticamente, siamo in difficoltà. Visto che quest’anno siamo accreditati di una crescita compresa tra 0,4 e 0,6%, la frase del Centro Studi Confindustria va letta come spinta aggiuntiva? Cioè, significa che quest’anno avremo un Pil in crescita di oltre il 2,5%? Ed il prossimo dovremmo arrivare, ceteris paribus, ad una crescita del 3,5%? No, vero? Anche perché, ripetiamolo, il calo dei rendimenti nominali e reali era già abbondantemente in atto, così come il deprezzamento del cambio dell’euro. E’ più verosimile che CSC si riferisca alla “escursione” del tendenziale di crescita del Pil tra il quarto trimestre 2014 (quando è stato di -0,4%) ed il quarto trimestre 2015. Se la nostra lettura è corretta, il tendenziale del quarto trimestre 2015 dovrebbe quindi essere di +1,7%. Piccolo inciso: dove lo vedono, al CSC, il “più vivace commercio mondiale”?

Ma il bollettino congiunturale di Confindustria questo mese appare decisamente ottimista, lasciandoci con il dilemma se si tratti di un modello econometrico da rifare, di un contributo al sentiment della popolazione, che viene avvertita dell’imminente boom ed ha così modo di prepararsi, psicologicamente e col portafoglio, o di forme di ribellione alla realtà. Colpisce, in particolare, che ad Expo venga attribuito un “apporto non marginale” alla crescita. Immaginiamo sui flussi turistici extracomunitari, in conseguenza del deprezzamento dell’euro, perché altre spiegazioni non ce ne vengono. Noi abbiamo da sempre fortissimi dubbi sull’impulso espansivo di Expo ma saremo ben lieti di fare ammenda, in caso.

Altro punto dove il CSC decide di essere molto ottimista è sul mercato del lavoro. Prima la descrizione della realtà, poi la chiave di lettura, vagamente onirica:

In novembre l’occupazione è calata di 48mila unità che, sommate alle 65mila perse a ottobre, portano la variazione nel bimestre autunnale a -0,2% rispetto al terzo trimestre. Questi dati sembrano mettere in forse il quadro di stabilizzazione degli occupati delineatosi da fine 2013; tuttavia, la diminuzione dello stock di persone con lavoro potrebbe riflettere il fatto che le imprese abbiano rinviato assunzioni al 2015, in vista dei cambiamenti normativi in atto e dei benefici contributivi appena introdotti. Se questa fosse la spiegazione, allora è prevedibile un’ulteriore flessione a dicembre, seguita da un rimbalzo nei primi mesi del 2015

Quindi: il mercato del lavoro italiano si è schiantato a ottobre e novembre (dato di realtà); e quindi ci aggrappiamo a questo miraggio del rinvio di assunzioni a causa del ritardo nell’entrata a regime del Jobs Act. Qualcuno dovrebbe riflettere circa il fatto che, se un’azienda ha effettive esigenze di organico e vuole evitare di assumere col vecchio tempo indeterminato, può sempre ricorrere alla flessibilità estrema offerta dalla legge Poletti sul tempo determinato, come soluzione-ponte, in attesa di traghettare verso il contratto a tutele crescenti ed il suo maxi sussidio contributivo. Siete ancora certi che col calo di occupazione c’entri in modo rilevante il ritardo del Jobs Act? Volete un esempio? Eccolo. Qui l’occupazione c’è già.

A parte questo attacco di panglossite, vi segnaliamo che nel frattempo sono arrivate le stime aggiornate di crescita di REF e di Prometeia, e sono meno scoppiettanti. Per Ref la crescita 2015 migliora di due decimi di punto percentuale, a +0,7%, esattamente come per Prometeia. Per quest’ultima il tendenziale del Pil passerebbe da -0,4% del quarto trimestre a +1,3% del quarto trimestre 2015. Quindi parliamo di uno swing di +1,7%, che è inferiore a quello di CSC ma pur sempre rispettabile. Come sempre, la realtà deciderà.

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