Datemi una leva negoziale, me la conficcherò nel piano B

Poiché la funzione di reazione dei nostri partiti e movimenti è quella di produrre onde nello stagno, soprattutto in estate, quando il calore rincitrullisce ulteriormente un’opinione pubblica che mediamente è già di suo assai poco sveglia durante il resto dell’anno, che c’è di meglio di una bella sbraitata con bava alla bocca di ordinanza contro l’euro ed i tedeschi? Detto, fatto.

Oggi tocca a Beppe Grillo con un bel post dei suoi, di quelli che smuovono i sismografi delle agenzie di stampa e dei corrispondenti esteri da Roma. La struttura narrativa c’è tutta: Adolf Schaeuble, il resto d’Eurozona pavido e asservito al Quarto Reich, Tsipras il traditore fesso in attesa del cappello d’infamia di Quisling. E poco importa che il premier greco stia inopinatamente aumentando il proprio consenso tra gli elettori greci e viaggi spedito verso il riposizionamento di Syriza verso una sinistra meno radicale. Evidentemente, negli acquedotti greci i tedeschi hanno disciolto qualcosa.

Alla Grecia è mancato il piano B, e questo lo abbiamo capito e segnalato, non senza sconcerto. Resta il fatto che l’offerta di Schaeuble di Grexit “temporanea” è stata respinta da Tsipras, che ha trovato anche tempo e modo, in sede di dibattito parlamentare, per criticare in modo quasi irridente tutti i suoi connazionali che avevano avanzato “proposte” del tipo i pagherò e la doppia circolazione pseudo monetaria.

Ma Grillo, si sa, non è tipo da preoccuparsi di verosimiglianze, di solito. Le sue proposte sono sempre deliziosamente dadaiste: ah, la sai quella della Bce che controlla le rinate monete nazionali? Nella circostanza odierna, invece, il Nostro rispolvera un suo vecchio cavallo di battaglia, vera e propria soluzione finale contro la perfida Germania: la minaccia di fare default. E infatti scrive:

«Usare il nostro enorme debito come minaccia. E’ questo infatti un vantaggio che ci consente di attaccare al tavolo di ogni negoziazione futura, non uno spauracchio da subire per abbozzare alle richieste dei creditori. Questo vuol dire non consentire alcuna ingerenza tedesca nel nostro legittimo diritto di ridenominare il nostro debito in un’altra valuta se e quando arriverà il momento»

Ora, che significhi “usare il nostro debito come minaccia” non è chiarissimo. O forse sì. Visto che, il nostro debito pubblico è per il 70% in mano a noi italiani, e che il 30% estero è in parte non piccola formalmente esterovestito ma in sostanza domestico, non è chiaro di che tipo di minaccia possa trattarsi. Non vogliamo cedere ai ricatti dei creditori? Ottimo, allora facciamo default! Ci facciamo esplodere con loro e ce li portiamo dietro, giù per lo scarico che porta direttamente agli inferi della Storia, con la maiuscola. Con l’occasione riusciremo anche a vendicare le Fosse Ardeatine, si sarà detto Grillo. Si, però, aspetta: se io faccio default su un debito che per il 70% è in mano a me stesso come attivo patrimoniale, non è che finisco con lo spararmi nelle parti più o meno nobili? O forse basta ridenominare il nostro debito pubblico nella nuova valuta? Beh, forse. Ma le se cose stanno così, quale sarebbe la leva negoziale del “nostro enorme debito”?

Questa cosa del default Grillo l’aveva già teorizzata tempo addietro, quando denunciava che la spesa per interessi sul debito stava soffocando il paese ed occorreva quindi una bella “ristrutturazione”, con tanto di direttore dei lavori, presumibilmente nella sua persona. Ora eccone il vindice ritorno. Che continua a non essere comprensibile, però. Quanto alla nazionalizzazione delle banche, ovvio che dovrebbe accadere, visto che le stesse detengono corpose porzioni del debito pubblico italiano. Gli azionisti espropriati, comme il faut durante una rivoluzione degna di questo nome, ed una bella ricapitalizzazione con gli assegnati pentastellati, magari con il multicrinito cammeo di Gianroberto Casaleggio.

L’importante è avere un piano B, insomma, non come quel cacasotto di Tsipras, che non ha capito nulla della pugna in atto contro le Forze del Male. Quindi, riepilogando: prima un bel referendum per uscire dall’euro, poi il default sul nostro debito, per la gioia delle famiglie italiane che lo detengono in magna pars. Poi la stampa degli assegnati rivoluzionari, forse per sostituire il valore facciale di quel debito. Il tutto epitomato in questa splendida frase, scolpita a lettere di fuoco sul bidone di clorpromazina:

«L’euro è ormai una guerra esplicita tra creditori e debitori»

Solo che, nel caso italiano, agli antipodi di quello greco, creditori e debitori siamo noi, in parte preponderante e decisiva. Dissociati in casa, pronti a fare dispetto al Quarto Reich facendoci esplodere in una stanza blindata, dopo aver chiuso il mondo fuori. Che altro? Ah si, alla sceneggiatura non potevano mancare gli amerikani:

«Il teatrino dell’Euro proseguirà fino a quando lo vorranno gli americani e cioè fino alla definitiva approvazione del TTIP, con cui gli USA assoggetteranno l’Europa in modo non dissimile da come l’Euro ha assoggettato la periferia alla Germania»

Pensate l’immagine titanica: il Quarto Reich assoggetta la periferia dell’Eurozona, al punto da offrire alla Grecia l’uscita dalla moneta unica, con offerta di haircut sul debito detenuto dal Reich medesimo ed assistenza umanitaria per ripartire con una moneta domestica. Poi, quando il Reich si sta gustando l’effimero trionfo arrivano gli Amerikani, che con le loro scie chimiche fanno passare il demoniaco TTIP, e distruggono il Reich. E via, verso la fine della Storia: piglia e porta a casa, caro Messer Fukuyama. Per fortuna c’è Grillo Prometeo che sta cercando di rubare il fuoco a Satana ed ai suoi piccoli demoni. E con quel fuoco si immolerà sull’altare della Vittoria. Sinché antipsicotici non ci separino.

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