Cose che accadono durante una lieve ripresa ciclica

Pubblicato oggi da Istat il nuovo comunicato trimestrale sul mercato italiano del lavoro, che rappresenta una lettura integrata delle condizioni di offerta e domanda di lavoro. Un prodotto molto utile per comprendere meglio le dinamiche in atto nel mercato del lavoro, dai due lati. La sintesi brutale, che vi anticipiamo qui in caso aveste fretta e/o non intendeste cliccare sul bottone “Continua” è presto detta: siamo in una ripresa ciclica e la composizione delle forze lavoro è lungi dall’essere ottimale.

Ecco i singoli punti rilevanti. Dal lato offerta di lavoro, l’occupazione nel secondo trimestre è aumentata di 180.000 unità rispetto allo stesso trimestre del 2014, portando il tasso di occupazione al 56,3%, con un aumento annuo di 0,7%. Questo sarebbe un dato positivo se non si andasse ad osservare i tassi di occupazione per coorti anagrafiche. E qui qualche problema persiste. Nelle parole di Istat:

«[…] il tasso di occupazione si riduce per i giovani tra 15 e 34 anni, sale in misura contenuta per i 35-49enni e, in misura decisamente più marcata per i 50-64enni. Tale incremento è dovuto, tra l’altro, alle minori uscite dal mercato del lavoro per pensionamento a seguito dei cambiamenti della normativa previdenziale»

In numeri, l’aumento del tasso di occupazione annuo per i lavoratori della coorte 50-64 anni è di ben il 2,1%, contro lo 0,3% della coorte 35-49 anni, che di solito sarebbe quella principale. I motivi li conosciamo da tempo, e Istat li ribadisce. Quindi possiamo dire che, al momento, la ripresa occupazionale italiana non è Youth friendly. Il commento Istat sulla crescita su base annua del lavoro a tempo indeterminato, la variabile strategica del governo Renzi, è piuttosto lapidario:

«Alla crescita tendenziale del lavoro a tempo indeterminato del secondo trimestre 2015 hanno contribuito esclusivamente gli ultra 50enni e in misura maggiore le donne, le regioni centro meridionali, i laureati, il terziario e le professioni esecutive nel commercio e nei servizi»

Un dato positivo è comunque l’aumento di occupati nel Mezzogiorno. Riguardo all’inattività, come sappiamo, essa deriva in amplissima parte dal numero dei soggetti nella coorte 55-64 anni, che sono rimasti al lavoro a seguito del nuovo quadro normativo introdotto dalla legge Fornero. Ma è di limitata consolazione che si registri un lieve calo del numero di scoraggiati ed un lieve aumento di quanti attendono l’esito di precedenti azioni di ricerca di occupazione, che è comunque coerente con la ripresa dell’economia.

Veniamo al lato imprese, cioè alla domanda di lavoro, spesso trascurata nelle analisi, per motivi incomprensibili. Qui abbiamo la conferma definitiva della natura ciclica della ripresa, che si trova nei suoi stadi iniziali. Intanto, si nota un calo sostanziale nel numero di ore di cassa integrazione, soprattutto nell’industria, che si riflette in aumento delle ore lavorate, totali e per dipendente. Ovvio che, nelle fasi iniziali di una ripresa, accada esattamente questo, oltre ad un aumento delle metriche di produttività. Elemento non esaltante è il fatto che le imprese al momento non appaiono aver bisogno di svilupparsi ulteriormente, in termini di apertura di nuove posizioni, e questo indica la staticità “strutturale” del mercato italiano del lavoro, al di là della ripresa ciclica:

«Rispetto al trimestre precedente, il tasso di posti vacanti destagionalizzato rimane invariato nell’industria mentre aumenta di 0,1 punti percentuali nei servizi (Prospetto 8)»

La sintesi è quella dell’apertura di questo post:

  • Ripresa di natura ciclica in stadio iniziale;
  • Crescita di occupazione indotta soprattutto dagli effetti bloccanti della legge Fornero sulle uscite dal mercato del lavoro;
  • Aumento del monte ore lavorate alimentato soprattutto dall’assorbimento della cassa integrazione;
  • Scarso o nullo sviluppo aziendale, misurato in termini di apertura di nuove posizioni lavorative;

Ribadiamolo, ad nauseam: questi esiti sono del tutto fisiologici in un’economia in lieve ripresa ciclica. Non c’è alcun cambiamento “molecolare”, esistenziale o strutturale del mercato italiano del lavoro, in questo momento. Sarà che noi italiani siamo talmente disabituati alle riprese cicliche da esserci scordati che in esse accadono esattamente “fenomeni” del genere. Utile per gli affabulatori compulsivi.