Un dato non fa tendenza. E tuttavia

Pubblicato da Istat il dato di produzione industriale italiana di agosto. Un mese problematico, in cui a volte le tecniche di destagionalizzazione non riescono a ripulire completamente il dato da anomalie. In caso, si può sempre guardare il trimestre “mobile” sequenziale ed il dato tendenziale, cioè annuale. E capirne qualcosa di più.

In agosto, dunque, la produzione industriale italiana flette dello 0,5% sul mese di luglio, contro attese per una flessione dello 0,3%. Allargando lo sguardo sull’orizzonte, nella media del trimestre giugno-agosto 2015 la produzione ha segnato una variazione nulla nei confronti del trimestre precedente. Corretto per gli effetti di calendario, ad agosto 2015 l’indice è aumentato in termini tendenziali dell’1,0%, contro attese per un progresso del 2,8%.

Analizzando il dato attraverso la tripartizione Istat (attività estrattiva, manifatturiera, fornitura di energia elettrica e gas), osserviamo che la manifattura in senso stretto flette dello 0,4% mensile e dello 0,2% nel trimestre giugno-agosto rispetto a marzo-maggio, mentre su base annua, corretta per i giorni di calendario, abbiamo un esile incremento dello 0,7%. Un vero e proprio boom, signora mia. Entro la manifattura, sempre sia lode a Fiat Chrysler Automobiles, che sostiene il comparto e mette a segno un poderoso +15,5% annuale (nella categoria “fabbricazione di mezzi di trasporto”), senza il quale il nostro orizzonte sarebbe più cupo. Ricordiamo una banale considerazione: ora FCA opera in Italia con forte vocazione all’export. Pertanto i suoi livelli di produzione sono esposti, nel bene e nel male, alla congiuntura globale.

Che altro? Che in agosto i climatizzatori sono andati un po’ meno rispetto al caldo africano di luglio, ad esempio. Fuori dal cortile di casa, il mese di agosto ha visto una sorpresa negativa per la manifattura tedesca, che numerosi osservatori imputano ai primi riverberi del rallentamento cinese (vista la debolezza manifatturiera tedesca anche nel mese di luglio), mentre altri attribuiscono a problemi di destagionalizzazione; ed abbiamo anche il rimbalzo della Francia, che fa comunque peggio dell’Italia, sul trimestre mobile e sull’anno. Perché loro non hanno FCA, si direbbe in modo piuttosto rozzo ma non del tutto lontano dalla realtà.

Attendiamo i dati autunnali, oltre che di capire quale sarà l’ampiezza del rallentamento manifatturiero che appare in atto anche in Eurozona. Quello di cui servirebbe essere coscienti è che l’Italia non è un’isola felice e dotata di uno splendido clima artificiale.

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