De Rita, l’eredità Andreatta e quei favolosi anni Ottanta

Per commentare la legge di Stabilità 2016, la Stampa ha intervistato il sociologo Giuseppe De Rita, fondatore del Censis (al quale ha persino donato un proprio erede) e preoccupato osservatore della spossatezza dei leggendari corpi sociali di questo disgraziato paese. In questo dopo-crisi infinito, De Rita pare avere una costante: elogia il premier in carica accostandolo a Beniamino Andreatta. A prescindere. Ed anche in questa intervista la tradizione è rispettata.

De Rita in effetti si accorge che la legge di Stabilità per il prossimo anno è fatta a pesante deficit, che serve a coprire il deficit creato lo scorso anno, ma nondimeno esprime un pensoso giudizio sull’iniziativa di Renzi, nominato “stimolatore” della società italiana:

«L’energia del sistema sociale è scarsa e l’esecutivo tenta di dargli uno choc, anche dal punto di vista comunicativo. Riempie di cose la legge di stabilità seguendo un solo obiettivo: mettere in campo i cittadini e velocizzare la ripresa. Spende più di quanto risparmia. Dall’inizio della crisi le famiglie si sono costituite un “tesoretto”. E così hanno fatto anche le imprese. È un modello, questo, che il Censis ha teorizzato fin dagli Anni 70. La legge di stabilità lo sa».

E già questo lascerebbe perplessi. Che significhi “mettere in campo i cittadini” facendo deficit e pure pro-ciclico non è dato sapere, almeno a noi che non facciamo sociologia. Né manca il cavallo di battaglia renziano dell’aumento di risparmio come spia della paura e dell'”infiacchimento” della società italiana. Ma ecco che De Rita, mente analitica finissima e memoria storica del paese, giunge ad identificare il nume tutelare del renzismo:

Quali precedenti individua?
«La mente finanziaria della Dc, Beniamino Andreatta faceva le sue prime manovre espansive, cioè di “deficit spending”, poi a forza di patrimoniali si trovò a dover fare manovre di “spending review”. Neppure allora aveva senso parlare di misure di destra o di sinistra. Si faceva qualcosa che si riteneva utile. Proprio come accade adesso»

Colpo di scena, Renzi erede di Andreatta! Per De Rita, anche Enrico Letta lo era durante la sua permanenza a Palazzo Chigi, ricordate?

“Letta è il leader del futuro. La politica ha le sue regole, non è detto che ci sia quella di liberare canali ostruiti. Molto spesso la politica è compromesso. Può darsi che gli attuali quarantenni fra tre o quattro anni (Letta, Renzi, Alfano, Salvini, etc) si debbano mettere a far mediazioni su mediazioni. Devono, bisogna vedere se ne sono capaci. Letta è il più dotato di strumenti per farlo perché ha una conoscenza di alcuni campi tecnici che sono i miei. Renzi ha, rispetto a me, ha una maggiore aderenza alla mia cultura del conflitto. Può darsi pure che Renzi, che parte da una logica di continua discontinuità, poi si faccia la sua attrezzatura. Oggi Letta è erede di Andreatta, di Cipolletta, è uno che ha lavorato su fatti tecnici che né Alfano né Renzi hanno avuto.” Lo afferma il presidente del Censis Giuseppe De Rita a Mix24 di Giovanni Minoli su Radio 24 (Ansa, 31 gennaio 2014)

Quindi, prendete nota: non era Enrico Letta l’erede di Andreatta, bensì Renzi. Il tutto perché fa “deficit spending” come nei magici anni Ottanta. Che, come noto, sono quelli in cui il nostro paese ha posto le basi per la propria brillante condizione attuale (ah, no, la colpa dei guai è del divorzio Tesoro-Bankitalia, che sprovveduti che siamo). Anche Andreatta aveva un gemello, comunque, come ricorda questo sapido corsivo di Luigi Spaventa del 1985, incluso riferimento ad una stabilizzazione di centomila precari della scuola, all’epoca. Non si inventa nulla, in effetti. De Rita sente aria di revival, quindi:

Riedizione delle finanziarie Dc?
«Renzi corre nel tentativo di trainare una società infiacchita che cerca sicurezza non avventura. La gente preferisce mettere da parte in vista di qualche investimento o nel timore di esigenze future. Per tre anni quello che entrava veniva messo a risparmio invece che a consumo. Il piccolo aumento del Pil è dovuto anche al mercato interno in movimento e non più solo alle esportazioni come in passato»

Beh, certo, la ‘ggente non cerca avventure, in Italia, e tende a temere il futuro, forse perché crede alle fiabe e poi ha risvegli brutali. E quindi, portando più in là il ragionamento di De Rita, il deficit di oggi non rappresenta in alcun caso il rischio di maggiori tasse domani, e non spingerà la ‘ggente a risparmiare di più per timore di vedersi arrivare una cambiale di travertino sul collo. Importante è che il premier di turno sia, per De Rita, erede di Andreatta. Avendo il Censis tra i propri grandi clienti anche ministeri ed enti locali, è utile evitare “analisi” meno che filogovernative. Sant’Andreatta che ci guardi da lassù, aiutaci tu.