La cultura non è una mancia

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

avvicinare i giovani alla cultura è obiettivo nobile e certamente condivisibile. Destinare, dunque, spesa pubblica a questo fine appare in astratto meritorio e dovuto. Il problema, come sempre, è la misura, mista all’obiettivo concreto. E non sembra affatto che con un’elargizione di 500 euro ad una platea di circa 570.000 neo diciottenni si riesca davvero a promuovere la cultura.

Purtroppo, in Italia i problemi connessi al mondo della cultura e dell’istruzione più in generale sono gravissimi: le scuole hanno spesso sedi insufficienti (i colpi inferti alle province che manutengono le superiori non hanno certo aiutato), le fondazioni liriche e teatrali sono al collasso, il cinema non è riuscito ad andare del tutto fuori dalla crisi, i musei spesso non sono redditizi, Pompei è sempre più a rischio sbriciolamento.

In termini finanziari, il tutto è ben rappresentato dalle rilevazioni Ocse, che pongono l’Italia regolarmente agli ultimi posti nella spesa pubblica sia per cultura sia (in modo ancora più pronunciato) nell’istruzione.
Il dislivello rispetto a quasi tutti gli altri Paesi competitori è tale da dimostrare che non può essere un contributo ad personam (inevitabilmente colorabile come elettoralistico) a neo elettori a risollevare le sorti del settore.

D’altra parte, oggi un neo diciottenne che intendesse investire davvero in cultura i 500 euro se volesse recarsi al Museo di Castelvecchio a Verona troverebbe molte sale desolatamente vuote. O, per andare a Pompei, farebbe bene ad investire in caschetti e dispositivi di sicurezza oltre che in strumenti come bagni chimici portatili.

I fatti di Verona dimostrano come il deficit di cultura sia anche di sicurezza ed organizzazione. D’altra parte, solo oggi, ad elezioni amministrative che si avvicinano e col timore (uguale a quello della vigilia delle europee 2014) di una vittoria delle opposizioni, ci si rende conto di quanto sia opportuno agevolare l’incontro tra giovani e cultura. Ma, proprio perché “cultura” non può ridursi solo a vedere un film o comprare un libro, gli investimenti dovrebbero essere ben più ampi di quelli indicati, quanto meno per avvicinarsi alla spesa media di altri Paesi, i quali per altro molto spesso hanno un patrimonio di beni culturali immensamente inferiore al nostro.

Sappiamo bene da sempre, caro Titolare, che cultura significa sviluppo delle reti di promozione ed informazione, ma l’Italia nella banda larga internet è indietrissimo; sappiamo che cultura è anche turismo, ma conosciamo la situazione altrettanto allarmante del turismo; sappiamo che la cultura richiede una rete efficiente di trasporti per muoversi, ma oggi, per esempio, in Sicilia risulta più complicato che mai andare nei siti sui quali sorgono le vestigia della Magna Grecia.

Proprio perché le cose stanno così, le centinaia di milioni di euro che costeranno i bonus ai diciottenni non possono persuadere che si tratti davvero di un’operazione favorevole alla cultura. Anche perché la categoria dei “giovani” non si può restringere ai soli neo diciottenni e, infatti, in Paesi come la Francia agevolazioni per l’accesso a musei, biblioteche e siti culturali riguardano platee fino a 26 anni e oltre. Ma, probabilmente in quei Paesi quando hanno attivato le spese ed i servizi per la cultura guardavano all’interesse generale.

___________________________________

Luigi Oliveri, laureato in giurisprudenza, dirigente amministrativo della Provincia di Verona, collaboratore di Italia Oggi, La Voce.info, varie altre riviste giuridiche ed autore di volumi in materia di diritto amministrativo.