Un popolo di trader

Su l’Espresso di questa settimana, un articolo di Vittorio Malagutti illustra una interessante transazione compiuta alcune settimane addietro da una banca popolare italiana che da qualche tempo si segnala per attivismo aggregante, rilevando banche in dissesto o più propriamente prossime alla liquidazione. La banca in questione sta per trasformarsi in Spa ed è la scolaretta prediletta del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, avendo annunciato ormai molte settimane addietro di voler procedere alla cartolarizzazione di sofferenze bancarie ricorrendo alla garanzia pubblica sulla tranche senior. Mentre attendiamo il passaggio dalla fase degli annunci a quella operativa, ecco la storia di una cessione di azioni assai tempestiva.

La Banca Popolare di Bari, come noto, ha il problema che le sue azioni non sono quotate. Di conseguenza è spesso un problema riuscire a soddisfare gli azionisti che vogliono vendere, perché le partite di azioni in vendita ed acquisto vanno “incrociate in casa”, come si dice. Inoltre, la valutazione di azioni non quotate avviene “a scatti” temporali, in occasione dell’approvazione del bilancio annuale, e su quella base avvengono gli scambi. Nell’ultimo bilancio, approvato a fine aprile, il valore delle azioni è stato tagliato di circa il 20% sull’anno precedente, e la banca ha ritenuto di dover spiegare che si trattava comunque di performance migliore di quella media del settore, oltre al fatto che la svalutazione è stata indotta dall’obbligo di trasformazione in Spa voluto dal governo, suggerendo implicitamente che senza quell’obbligo le cose sarebbero continuate a procedere placidamente.

Nel corso del 2015, la banca ha effettuato riacquisti di azioni proprie, messe in vendita dai soci, per un valore di circa 15 milioni di euro. A marzo succede qualcosa di rilevante, per entità. Scrive Malagutti:

«Il 18 marzo scorso, però, in una sola giornata sono passate di mano oltre 2 milioni di azioni della Popolare. Un boom senza precedenti. Tra gennaio e febbraio il mercatino interno riservato ai soci aveva aperto i battenti solo cinque volte, con scambi al lumicino: poche decine di migliaia di pezzi. La sorpresa aumenta se si considera che l’asta del 18 marzo è stata l’ultima occasione per vendere i titoli al prezzo di 9,53 euro. Gli scambi infatti sono ripresi solo il 13 maggio. Nel frattempo però, il 24 aprile, l’assemblea ha fissato la nuova quotazione, pari, come detto, a 7,5 euro. In altre parole, il fiume dei soci in uscita si è ingrossato proprio alla vigilia del ribasso. Ce n’è quanto basta per alimentare sospetti e interrogativi sull’identità dei fortunati venditori, che hanno incassato in totale circa 20 milioni di euro»

Non si conosce l’identità dei tempestivi venditori dei due milioni di azioni. Si sa invece chi è stato un grande compratore delle medesime azioni:

«A comprare, secondo quanto spiegano a Bari, è stato il gruppo assicurativo Aviva, che poche settimane prima aveva siglato un’alleanza commerciale con l’istituto pugliese. Anche la posizione degli acquirenti appare però piuttosto singolare. In pratica, d’accordo con la banca, Aviva avrebbe comprato titoli che nel giro di un mese si sono svalutati del 20 per cento per decisione della banca stessa. A prima vista non sembra granché come affare per celebrare l’intesa strategica appena firmata»

Beh, bisogna avere una visione sistemica e d’insieme, per valutare. E comunque il valore di un’azione è negli occhi del venditore, si giudica nel lungo periodo, e così spero di voi. Forse questo è stato un “avviamento” di quello che risulterà un proficuo partenariato di bancassurance. Bisogna vedere l’accordo contrattuale complessivo, ed il suo contenuto economico. O forse scopriremo che esiste una clausola contrattuale in base alla quale Aviva non ha pagato 9,53 ma 7,5 euro ad azione. In quel caso sarebbe interessante capire dove è finita la minusvalenza del 20%, ma quello è altro ed ipotetico discorso. Come che sia, rimarchevole tempismo dei venditori: è bello sapere che questo paese dispone di trader così abili, una vera riserva della Repubblica.