Cottarelli e il mistero del debito aggiuntivo

Mentre attendiamo che la crescita economica compia il miracolo e riesca finalmente a piegare il rapporto debito-Pil, come ci viene promesso da alcuni anni e come la realtà si incarica ogni anno di smentire, segnaliamo quanto scoperto da Carlo Cottarelli, ex commissario alla spending review ed oggi alla guida dell’Osservatorio sui conti pubblici dell’Università Cattolica.


Cottarelli osserva che, secondo i dati presentati nella Nota di Aggiornamento al Documento di Economia e Finanza 2017 del settembre scorso, nei prossimi tre anni il debito pubblico dovrebbe crescere di ben 55 miliardi in più di quanto sarebbe spiegato dall’andamento del deficit. I conti sono presto fatti: il deficit cumulato per il periodo 2018-2020, come indicato dalla Nota di Aggiornamento al Documento di Economia e Finanza 2017 del settembre scorso, è circa 49 miliardi.

Dove sta il problema? Che nello stesso periodo e nello stesso documento, lo stock di debito è previsto crescere di ben 87 miliardi. Ci sono 38 miliardi che ballano, in prima approssimazione. Al saldo occorre aggiungere i proventi previsti da privatizzazioni, cifrati in 17 miliardi (auguri), quindi l’aumento di debito “inspiegabile” sale a 55 miliardi nel triennio. Cottarelli osserva che si tratta di una discrepanza di circa l’1% annuo, a fronte di una media ventennale dello 0,75%.

A questo si deve sottrarre l’aggiustamento stock-flussi derivante dal costo dei derivati del Tesoro, quantificato dal DEF dello scorso aprile in 11 miliardi nel triennio. E cosa è il resto? Il DPB (Documento Programmatico di Bilancio) indica genericamente che sono previste, solo per il 2018, discrepanze tra contabilità di cassa e quella di competenza, ma non indica di quanto e questo nulla spiega del fenomeno.

Come si nota, ed anche prendendo per buona l’ipotesi ottimistica dell’importo di dismissioni nel triennio, c’è una sorta di buco nero nella stima del debito. Pur essendo già considerato nelle metriche di bilancio, e nelle relative previsioni, resta il punto di un bilancio dello Stato non particolarmente leggibile. Da questa misteriosa differenza consegue che basterà una crescita nominale lievemente inferiore alle attese (o minori dismissioni) per non vedere la terra promessa della riduzione del rapporto di indebitamento. Però queste sono fisime di noi contafagioli, come noto.

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