Una ripresa senza credito. In Spagna

In Italia, dall’inizio della ripresa, le statistiche mostrano una crescita degli aggregati creditizi molto debole, che sfiora lo zero. Molto si è detto è scritto su questa mancata espansione del credito, e sulle sue determinanti, tra le quali vi è certamente la riduzione dello stock di sofferenze. Ma è interessante sapere che una tendenza analoga è in atto anche in un paese che da tre anni mostra un tasso di crescita nominale e reale ben più elevato del nostro.

Secondo i dati della banca centrale spagnola, infatti, il credito al settore privato dell’economia è cresciuto in dicembre dello 0,2% sull’anno precedente, il primo segno positivo dopo sette mesi di contrazioni tendenziali. In dettaglio, il credito alle imprese non finanziarie è cresciuto a dicembre dello 0,9%, mentre quello alle famiglie è in calo tendenziale dello 0,8%. In questo secondo caso, si osserva la forte divaricazione della dinamica creditizia tra prestiti legati all’abitazione, in calo del 2,7% tendenziale, e quelli diversi da essa, in aumento del 5,6%. Servirebbe capire se questa seconda categoria è legata ai prestiti personali.

Come che sia, il punto da evidenziare è che la crescita del credito resta nettamente inferiore al tasso di crescita del Pil nominale, e ciò induce la riduzione del rapporto di indebitamento, o deleveraging. Che infatti, per il settore privato non finanziario, nel 2017 era al 138,8% del Pil, ai minimi dal 2004 ed in calo dal picco storico di dicembre 2010, quando fece segnare 210,5% del Pil. Il credito alle imprese è al 77,6% del Pil, contro il 124,9% del 2008; quello alle famiglie è al 61,2% del Pil, contro il picco di 83,5% del Pil, a fine 2009.

La sintesi è che l’economia spagnola pare non mostrare segni di sofferenza dall’azione di deleveraging in atto da anni, visto che la ripresa è alimentata anche da una crescita robusta degli investimenti. Osservando l’economia spagnola attraverso un semplice modello di saldi finanziari settoriali, abbiamo quindi che il risparmio negativo del settore pubblico è in calo, nel senso che il deficit si sta riducendo (contrariamente a quanto pensano alcuni gonzi politici italiani), ed anche il settore privato sta generando risparmio netto positivo, conseguenza del deleveraging.

La domanda sorge spontanea: come mai la Spagna cresce, pur in presenza di un aumento del tasso di risparmio domestico, quindi? Perché questo risparmio è compensato da un miglioramento della posizione estera, col saldo delle partite correnti su Pil che è positivo dal 2013 ed oggi oscilla poco sopra il 2% del Pil. Un circolo virtuoso guidato dall’export, sia tramite turismo che manifattura, che si è trasmesso alla domanda interna, dopo il miglioramento del mercato del lavoro e la ripresa degli investimenti, e che permette di sostenere la riduzione dell’indebitamento, spiegando l’apparente contraddizione di un’economia in crescita pur senza spinta del credito.

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