Il buon giornalismo ed i tecnici pedanti

di Massimo Famularo

Nella rubrica Data Room curata da Milena Gabanelli sull’edizione online del Corriere della sera, è comparso di recente un articolo, con tanto di video divulgativo, che promuoveva una “soluzione per uscire vivi dal problema del debito e tornare a crescere”. A parte numerosi passaggi fuorvianti o del tutto falsi di cui già si è detto su questi pixel, il pezzo ha destato numerose reazioni negative da parte di accademici e operatori specializzati, cui è seguita una replica da parte della giornalista, che tuttavia non è stata ritenuta particolarmente esaustiva da chi aveva mosso i principali rilievi.

Alla fine della fiera, agli occhi dei lettori, potrebbe passare un generico messaggio del tipo “hanno tutti le loro ragioni, forse i tecnici sono stati troppo pedanti, la povera giornalista voleva solo divulgare in buona fede, etc”. Sforzandoci il più possibile di evitare tecnicismi e complicazioni teoriche appare opportuno almeno provare a sostenere una lettura un po’ diversa e meno favorevole alla testata e alla giornalista.

Sul principale quotidiano nazionale, una giornalista di chiara fama ha ritenuto opportuno pubblicizzare una proposta elaborata da studiosi autorevoli e “supportati anche in sede Ocse” che indica un modo per

  1. Uscire vivi dal problema del debito;
  2. Tornare a crescere;

Sotto il profilo della forma, la proposta che ha meritato l’attenzione del Corriere e l’endorsement della Gabanelli è risultata essere:

  1. Un blogpost (che è un’opinione, una specie di editoriale) a firma si uno solo degli autori menzionati (gli altri al momento non commentano) e non un articolo scientifico pubblicato da una qualche rivista di rilievo;
  2. Per niente supportata dall’OCSE, dal momento che il nominativo menzionato tra i sostenitori (ammesso e non concesso che confermi di sostenere la proposta) può al massimo aderire alla proposta a titolo personale e non certo spendere il supporto dell’istituzione menzionata come l’articolo lascia credere;

Nella sostanza, per dirla senza complicazioni illusorie la proposta prevede che:

  1. L’Italia esca viva dal suo problema del debito a spese dei paesi più virtuosi (qui una spiegazione con esempio) – chi ha una storia di rigore, grazie alla quale ha conquistato una credibilità e il beneficio di potersi indebitare a tassi contenuti, dovrebbe cedere una parte di questo status al nostro paese per il fine superiore di avere tutti lo stesso costo del debito;
  2. L’Italia torni a crescere grazie una nuova entità (fondo salvastati) capace realizzare una (quasi) mirabile coincidenza tra gli opposti: investire in infrastrutture utili ai paesi destinatari ed ottenere anche un ritorno economico sull’investimento

Ora ci auguriamo che i lettori possano fare le loro considerazioni e valutare se i tecnici sono stati troppo pedanti o la giornalista troppo avventata alla luce di tre fatti incontrovertibili e finora non contestati:

  1. Un editoriale a firma di un solo studioso è stato presentato come documento scientifico promosso da vari esperti (che non hanno confermato) e supportato da un’organizzazione autorevole, che poi è risultata non aver dato alcun sostegno;
  2. Nel merito la proposta prevede che altri stati accettino delle costose penalizzazioni (perdere merito di credito significa pagare più interessi) per consentire all’Italia di migliorare la sua posizione – noi lo faremmo per qualcun altro, ad es per i Greci;
  3. Sempre nel merito, la proposta ipotizza che un fondo di nuova creazione riesca a fare nel paese della Salerno-Reggio Calabria investimenti produttivi in infrastrutture e che questi riescano addirittura a generare ritorni positivi – non solo infrastrutture utili, ma anche capaci di generare utili (altrimenti non avrebbero il valore economico positivo necessario per consentire al fondo di essere solvibile);

Coloro che hanno criticato la giornalista e il Corriere ritengono che non esistano scorciatoie per risolvere i problemi del nostro paese e che l’ipotesi di raggiungere questo obiettivo a spese di altre nazioni sia quanto meno irrealistico. Di conseguenza appare inopportuno che il primo quotidiano nazionale abbia dato spazio a idee così improbabili, scarsamente considerate in ambito istituzionale e scientifico e, soprattutto, che lo abbia fatto presentandole con un’apparenza di credibilità eccessiva (un editoriale non è un articolo scientifico) quando non falsa (il sostegno OCSE non c’è).

Ai lettori l’ardua sentenza se siano i critici troppo pedanti o la giornalista troppo entusiasta di un’idea alquanto improbabile.