La chiamavano fact checker

di Massimo Famularo

Egregio Titolare,

a parziale integrazione dell’opera meritoria già svolta su questi pixel nell’evidenziare come la mirabolante proposta pubblicizzata sul principale quotidiano nazionale da una nota giornalista altro non sia che una becera mutualizzazione del debito, mi permetto di sottolineare alcune descrizioni fortemente fuorvianti e alcune falsità che sostanziano un caso di vera e propria disinformazione.

1) L’invenzione dello spread? Non è affatto un’invenzione:

«In queste settimane Francia e Germania stanno decidendo le regole di funzionamento dell’Eurozona, e noi, terzo paese per dimensione economica, a quel tavolo è come se non ci fossimo»

Nessuno sta decidendo nulla senza di noi; le istituzioni europee hanno rodati meccanismi di dibattito e approvazione delle nuove regole che non possono evidentemente escludere alcun paese membro – con ogni probabilità ci si riferisce alla discussione in merito agli European Safety Bond, che appunto discussione è per il momento puramente accademica;

«Tradotto: 100 euro di debito, valgono 100 euro tanto a Berlino quanto a Roma. Era così fino al 2010, quando è esplosa la crisi e la cancelliera Merkel e il presidente francese Sarkozy hanno avuto paura che i vari governi nazionali non si mettessero in riga per pagare i debiti. Da allora ognuno per sé, ed è comparso lo spread»

Per quanto il 100 vale 100 sia eufonico ed evochi suggestioni grilline, lo spread non è evidentemente comparso nel 2010 come chiunque può verificare cercando velocemente su google.

2) Alcuni rendimenti sono più uguali di altri?

«La conseguenza è che quando la Bce, secondo le regole previste, presta dei soldi alle banche dei vari paesi dell’Eurozona, applica tassi di interesse diversi, a seconda del grado di rischio: 19 paesi, 19 tassi diversi»

Passaggio debunkato da Silvia Merler su twitter

3) I cappi degli altri sono sempre meno stretti;

«Le regole che si stanno definendo per noi potrebbero essere un cappio: le banche devono accantonare l’equivalente dei loro crediti deteriorati. Significa che le nostre banche non potranno permettersi di prestare soldi a quell’azienda in difficoltà, a cui basterebbe un po’ di liquidità per ripartire»

È falso che le banche debbano portare gli accantonamenti al 100% del valore dei crediti deteriorati.

NPE coverage

grafico tratto da qui.

Come illustrato nel grafico, il 100% si raggiunge solo nel tempo e in ogni caso le linee guida della BCE sono indicazioni e non regole vincolanti, quelle proposte dalla Commissione Europea saranno vincolanti se la proposta viene approvata e arrivano al 100% in 8 anni per i crediti garantiti.

«E più aziende chiudono in Italia e meglio andranno le concorrenti tedesche o francesi»

Questo passaggio lascia intendere che ci possa essere un trattamento differenziale o che l’ipotizzato accantonamento al 100% valga solo per l’Italia – non è così, la vigilanza è unica e la normativa uniforme dunque non è possibile che le aziende italiane siano sfavorite a vantaggio delle concorrenti;

«Un fondo che si finanzia emettendo titoli con 2 tassi d’interesse: uno più alto perché più rischioso in quanto legato al debito dei paesi messi come Italia, Grecia, Spagna, Portogallo, e uno più basso legato al debito di Paesi sicuri come Francia e Germania. In questo modo diventa regola l’euro a 2 velocità»

La cartolarizzazione dei titoli di debito serve ad evitare il contagio sostituendo titoli emessi da un singolo paese con titoli emessi dal SPV che li ha acquistati; in questo senso non c’è nessun regolamento di velocità – quello che rileva è che in assenza di mutualizzazione dei rischi ognuno paga un rendimento commisurato al proprio merito di credito.

«In pratica vuol dire che l’impresa o la banca italiana pagherà il denaro sempre più di quella francese o tedesca, ovvero ci stiamo facendo concorrenza sleale nonostante sia vietato dalla prima regola dei trattati»

Con riferimento alle banche i tweet di Silvia Merler spiegano perché non ci sono differenze di trattamento tra i diversi istituti di credito,; quanto alle imprese, è perfettamente plausibile che una piccola impresa tedesca o francese con basso score rating e accesso al credito solo mediante banche locali abbia un costo di finanziamento più elevato rispetto a una grande impresa italiana che può emettere obbligazioni sui mercati globali.

Posto che non occorre aggiungere altro a quanto già detto su questi pixel in merito alla mirabolante proposta degli studiosi italiani mi permetto due osservazioni sull’articolo:

1. Dal principale quotidiano nazionale e da una firma celebre del giornalismo italiano ci si dovrebbe attendere quanto meno l’assenza di affermazioni palesemente false o rappresentazioni tanto fuorvianti della realtà;

2. Rappresentare la naturale differenza tra il merito di credito degli emittenti misurata dallo spread come una stortura da correggere o addirittura “concorrenza sleale tra noi” promuove una rappresentazione distorta della realtà che danneggia la capacità dei lettori di comprendere i complessi fenomeni a cui stiamo assistendo in questi giorni;

Bonus aggiunto: l’analisi di Massimo Famularo, Michele Boldrin ed Alberto Bisin:

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