Gli scappati dalla business school

Uno degli elementi costanti del pensiero magico che informa l’indefessa azione di questo prestigioso esecutivo è il principio del minimo risultato col massimo sforzo, in termini di inefficacia, inefficienza e costo per i contribuenti, meglio se quelli futuri. Un preclaro esempio di questo analfabetismo funzionale, che evidenzia la sproporzione grottesca tra obiettivi e strumenti, lo troviamo in relazione alla vicenda Alitalia.

Per la quale pare, ribadiamo pare, che si vada verso l’ennesima NewCo di questa sciagurata azienda, al cui capitale (“equity”, come dice Luigi Di Maio, che sta imparando molte cose esotiche ed esoteriche, in questo periodo) dovrebbe partecipare Ferrovie dello Stato. Ci sono sinergie industriali, vere o immaginarie, come quelle del secondo tipo viste anni addietro con l’ingresso di Poste con la sua Mistral Air?

Ma certo che ci sono, gente di poca fede! Gira voce che FS entrerebbe con 200 milioni di capitale nella Newco. Intervistato dal Sole, Di Maio la “spiega” così, dopo aver precisato che la decisione sul quantum spetta all’a.d. di FS, Gianfranco Battisti:

Quale sinergia immaginate?
«L’ingresso di Ferrovie nell’equity permetterebbe innanzitutto l’intermodalità: si potrebbe lavorare al biglietto unico treno-aereo. Un turista, quando va in ltalia, potrebbe spostarsi in tutto il Paese. Non solo. Alitalia potrebbe così concentrarsi molto di più sul lungo raggio, senza sovraccaricare gli spostamenti sulle rotte medio piccole nazionali. Non ci sarebbe competizione al massacro e si potrebbe investire moltissimo sui giovani per nuovi servizi al turista»

Qui siamo di fronte ad un vero genio del management. FS addirittura entra nel capitale Alitalia per finalizzare quello che appare solo uno stupido accordo commerciale? Qualcuno ha avvertito Di Maio che, sull’alta velocità ferroviaria, non c’è solo Trenitalia? Pensa forse che da questo accordo Alitalia taglierebbe alcune rotte interne, facendole sostituire dal treno? Sul fatto che non ci sarebbe “competizione al massacro” si intende che si vuole un cartello pubblico integrato orizzontalmente aereo-treno che per funzionare necessiterebbe anche di buttare fuori mercato Ntv e le low cost aeree?

Ma non solo: visto che ogni NewCo implica una BadCo, il signor Di Maio è in grado di presentare ai contribuenti italiani dei “numerini” su quest’ultima? Altri miliardi da liquidazione della parte marcia della compagnia, dove il marcio si alimenta all’infinito? E ancora: dove sarebbe il partner industriale, cioè un vettore? Extracomunitario al 49% per farsi dire dallo stato italiano che fare e reggere la coda alle perdite operative?

C’è peraltro da sottolineare che il capo azienda di FS, Gianfranco Battisti, che sinora è stato il pivot di questa operazione immaginaria, non pare più così caldo, ed ha fatto sapere che “non gli risulta” una lettera d’intenti per chiudere l’operazione, e men che mai quell’importo di capitale. Forse ha giornate piene, assorbite dalla elaborazione del business plan per scatenare le potenti sinergie che deriveranno dalla acquisizione da parte di FS di Industria italiana autobus. Del resto, anche questa è una forma di intermodalità evoluta, no? E che c’è di meglio, per FS, di comprarsi un costruttore di autobus schiacciato dalla concorrenza internazionale? E forse serviva pure che le FS entrassero in Ilva, per preservare l’approvvigionamento strategico di acciai per i fornitori, chi può dirlo? Del resto, siamo nell’era dell’integrazione sovrana e abbiamo sopra il letto un poster dell’Efim.

Nel frattempo Di Maio, ormai sempre più in versione business school, segnala che

«Quanto a Eni e Poste, o ad esempio anche a Leonardo, se vogliono dare una mano, su alcuni asset (e in relazione ad alcune possibili sinergie) sarebbe interessante»

Eh, le sinergie sugli asset, signora mia! Il business plan è tracciato, abbiamo venti giorni per andare a romperci il musetto contro la realtà e trovare un bel capro espiatorio. E se l’a.d. di FS vuole mettersi di traverso, si candidi e vediamo quanti voti prende!

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