Il Pil italiano si contrae nel terzo trimestre

Oggi Istat ha pubblicato la stima finale della variazione del Pil per il terzo trimestre. C’è una spiacevole revisione al ribasso, per arrotondamento, che porta a meno 0,1% il dato congiunturale, cioè rispetto al secondo trimestre di quest’anno, a ed un assai magro +0,7% la crescita tendenziale, cioè rispetto al terzo trimestre dello scorso anno. Interessante è la disaggregazione del dato.

Leggendo il commento di Istat si osserva che, in termini di contributi alla variazione del Pil, gli investimenti sottraggono lo 0,2% nel trimestre, mentre i consumi (privati e pubblici) forniscono contributo nullo e l’export netto aggiunge uno 0,1%. Se andiamo a guardare la voce investimenti più da vicino, vediamo un calo reale di 1,1% nel trimestre, riconducibile in modo rilevante alla componente “mezzi di trasporto”.

Possiamo quindi ipotizzare che, anche nel caso italiano (dopo quello tedesco), vi siano stati degli effetti avversi relativi ai ritardi nei nuovi test sulle emissioni dei veicoli. Osservando la variazione dei consumi privati, con meno 0,1% reale nel trimestre, possiamo ulteriormente ipotizzare che a questa debolezza dei consumi non siano estranei i ritardi nella consegna delle auto nuove. Questa accoppiata di variazione negativa di investimenti e consumi privati è identica a quella registrata dalla Germania.

Dobbiamo quindi sperare che effettivamente il terzo trimestre sia stato un episodio transitorio, anche se gli indici dei direttori acquisti di ottobre e novembre, su manifattura e servizi, dicono che la debolezza prosegue, soprattutto sulla domanda extra-Ue, oltre a segnalare che quello che per gli altri maggiori paesi europei è un vistoso rallentamento, per l’Italia è un crollo verticale che porta manifattura e servizi in contrazione.

Tornando al dato trimestrale, fa abbastanza impressione vedere che la domanda interna, data dalla somma di consumi pubblici e privati al netto delle scorte, nel terzo trimestre si contrae per lo 0,3%, dopo il +0,6% del secondo trimestre.

Il giudizio sulla situazione congiunturale europea resta sospeso. I prossimi mesi diranno se ed in che modo l’Italia è deviante rispetto al resto d’Europa. Quello che è acquisito sin d’ora è che non sarà una manovra demenziale né una nebbia di incertezza prodotta “in house” a farci uscire dai guai. Anzi.

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