Il paese degli irredimibili

Capitale di rischio con rischio garantito dallo Stato, cioè dai contribuenti. Per consolidare l'irredimibile genio italiano

Chi legge con qualche regolarità questo sito, sa che a volte ci cimentiamo immodestamente con l’esegesi del pensiero e delle parole del professor Paolo Savona, attuale presidente della Consob. Ci sono due punti che vorrei analizzare, relativi al suo discorso annuale al mercato finanziario, giunto (a Dio piacendo) alla sua seconda edizione.

In tale discorso, Savona delinea le sue valutazioni sui massimi sistemi di politica, filosofia, tecnologia, teologia, tauromachia. Ogni suo discorso tende ad essere preceduto e seguito da turibolanti laudatori, che ringraziano la Sorte per aver donato alla Patria siffatta lucida mente. Editorialisti, politici, banchieri: è tutto un Te Deum.

A questo giro, il professor Savona ha due criticità ed altrettanti interventi, per superare la “guerra” del Covid. La prima: c’è troppo debito privato, contratto per superare l’emergenza ma che pure si somma alla peculiare struttura proprietaria delle piccole e medie imprese italiane. In particolare di quelle esportatrici, su cui poggiano i destini del paese e che vanno aiutate, togliendo dalle loro ali il piombo del debito. La seconda: c’è troppo debito pubblico, e si rischia un forte aumento di imposizione futura, per renderlo sostenibile.

Riguardo a quest’ultimo, ecco la proposta di Savona, che di Savona non è ma transeat:

[…] emettere obbligazioni pubbliche irredimibili (consols), strumento
tipico delle fasi belliche, alle quali la vicenda sanitaria è stata sovente paragonata: esse potrebbero riconoscere un tasso dell’interesse, esonerato fiscalmente, pari al massimo dell’inflazione del 2% che la BCE si è impegnata a non superare nel medio termine;

Qui, poco da dire: lo strumento è semplice e comprensibile. Sembra la versione domestica della proposta spagnola di eurobond, per la quale ho espresso e continuo ad esprimere apprezzamento. Il fatto di remunerare un tasso pari a quello d’inflazione obiettivo della Bce produrrebbe un rendimento reale pari a zero, che può piacere o non piacere ma qui parliamo di impiego patriottico del risparmio.

Segue previsione di quello che potrebbe accadere se gli italiani, su base ovviamente volontaria, non facessero il proprio dovere patriottico:

Se i cittadini italiani non sottoscrivessero questi titoli, concorrerebbero a determinare decisioni che, ignorando gli effetti di lungo periodo di un maggiore indebitamento pubblico, creerebbero le condizioni per una maggiore imposizione fiscale. Emettere titoli irredimibili sarebbe quindi una scelta dai contenuti democratici più significativi perché, se sottoscritti, limiterebbero i rischi per il futuro del Paese e, di conseguenza, gli oneri sulle generazioni future, quelle già in formazione e quelle che verranno.

Sono affascinato dalla natura “democratica” dei titoli irredimibili, che pare Savona riconduca alla tutela delle generazioni future, che quindi ancora non votano. O forse si riferisce al rischio di essere commissariati per eccesso di debito, ed avere quindi in casa gli stivali chiodati di qualche aquila nordica.

Come ho già detto, situazioni estreme richiedono interventi estremi. Il fascino dei Consols è innegabile, a questo riguardo. Diciamo però che ogni moneta ha il suo rovescio. In particolare, sulla natura “volontaria” della sottoscrizione degli irredimibili (che qualche arguto lettore segnala essere la qualifica della nostra classe dirigente, e non titoli di debito privi di scadenza), quelli tra voi maggiormente dotati di ritenzione mnestica sanno cosa potrebbe accadere se e quando il nostro paese dovesse trovarsi di fronte alla necessità di abbattere il proprio debito pubblico.

Lo avete letto qui, in particolare in questo passaggio:

Come “indurre” gli italiani ad essere patriottici usando il bastone della patrimoniale e la carota dei risparmi? In questo modo: si delibera una patrimoniale straordinaria e si dice ai contribuenti che possono assolverla sia pagando in contanti, quindi perdendo la somma per sempre, oppure sottoscrivendo in modo del tutto spintaneo un titolo di stato a lunghissimo termine, meglio ancora se perpetuo, che tuttavia paga un tasso di interesse patriottico, quindi inferiore a quello di mercato. I possessori di Btp possono concambiare su base “volontaria” i loro titoli con quello nuovo, “di guerra”.

Ora, se io avessi il prestigioso curriculum vitae et studiorum del professor Savona, sarei qui a dirvi che “la mia intuizione, sapientemente distillata all’ombra della caverna del cognato di Aristofane, che mai vide nuvole in misura tale da produrre una Politeia frutto di autonoma elaborazione, è che si giungerebbe all’esito antidemocratico di una patria sì bella e perduta, e così spero di voi, calmi e placidi al passaggio delle prime criptovalute il 24 maggio”. Ma per fortuna io sono nessuno.

E, in quanto tale, dichiaro che sarei d’accordo a questa sottoscrizione patriottica, chiedendo tuttavia che anche gli eletti a cariche e funzioni pubbliche diano l’esempio, partecipando a tale sottoscrizione di Consols, magari rimpatriando parte dei propri risparmi, spediti ad ingrassare le cicale straniere.

E il secondo punto della elaborazione di Savona, la soluzione all’eccesso di debito privato, si chiederanno i miei piccoli amici? Eccolo:

La soluzione di far beneficiare il capitale di rischio della garanzia statale, entro limiti e condizioni predeterminati, ma attuata in tempi brevi e in forme chiare e semplici, eviterebbe un ritorno non meditato dello Stato nelle imprese e consentirebbe ai piccoli risparmiatori di godere di garanzie capaci di azzerare il rischio delle proprie scelte per un periodo predeterminato; essi beneficerebbero inoltre dei vantaggi di una ripresa produttiva da parte delle imprese alle quali affidano i propri risparmi nel caso in cui gli investimenti avessero successo.

Credo di poter tradurre con: i privati partecipino al capitale di rischio delle imprese, e lo Stato garantisca tale partecipazione. Per chi tra voi è ancora lontano dal dottorato di ricerca in filosofia teoretica, cosa è un “capitale di rischio a rischio garantito dallo Stato”? Semplice: è un “rischio per i contribuenti”.

Secondo Savona, invece, ci sarebbero solo vantaggi:

Lo Stato spenderebbe certamente meno di quanto non faccia erogando sussidi a fondo perduto, compresi quelli destinati a imprese che non hanno possibilità di sopravvivenza; responsabilizzerebbe inoltre gli imprenditori a ben usare il risparmio ottenuto, limitando l’azzardo morale.

Io, che sono notoriamente cinico, penso invece alle migliaia di aziende fantasma che hanno richiesto la cassa integrazione ed alle “cartiere Iva”, e penso che in questo paese avremmo una vera esplosione di imprenditorialità, se tale garanzia pubblica fosse operante. Dopo la prima fase, in cui ci daremmo grandi pacche sulle spalle compiaciuti per l’ennesima conferma del genio italiano, scopriremmo un tasso di mortalità aziendale che si impenna, soprattutto tra le imprese di più recente costituzione.

Nessun problema, spiegherebbero alcuni importanti studiosi di management: si tratta del fenomeno di elevata mortalità tipico dei primi stadi del venture capital. Siamo finalmente entrati nella modernità, aggiungerebbero, dopo esser stati nominati nel cda di una pizzeria startup partecipata da capitale pubblico. Peraltro, prenderemmo due uccelli con una pietra, come dicono gli anglosassoni (perché a loro piccioni e fave non interessano), spingendo gli imprenditori verso una sorta di calvinismo che porta a lottare contro l’azzardo morale.

I risparmiatori italiani, orgogliosi del loro duplice ruolo di venture capitalist e moralizzatori dell’imprenditorialità, sarebbero prontamente indennizzati dallo Stato per eventuali morie di aziende. Il debito pubblico si gonfierebbe, ma niente paura: come ha detto il professor Savona, interverrebbe la democratica sottoscrizione di obbligazioni irredimibili, per tutelare le generazioni dei non nati.

Non è il moto perpetuo ma gli somiglia molto. Capite perché questo è davvero il paese degli irredimibili?

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