Come aumentare pensioni e consumi senza spianare il Turchino

Come avere la pensione piena ed i consumi ubriachi, sollevandosi da terra con i contributi figurativi "senza alcuna spesa immediata per lo Stato"

Su l’Huffington Post, intervista al professor Felice Roberto Pizzuti, economista de La Sapienza ed animatore del Rapporto sullo Stato sociale della medesima università: una sorta di think tank da cui tendono ad uscire proposte rivoluzionarie come la demolizione del secondo pilastro previdenziale per potenziare il primo, lasciandolo rigorosamente a ripartizione. Oggi, il professor Pizzuti espone una nuova geniale proposta: come innalzare i consumi correnti dei futuri pensionati, sgravandoli dalle ambasce di dover accantonare contributi previdenziali.

L’intervista, a dire il vero, si apre con l’analisi di quello che pare essere stato il flop di Quota 100. Ora, chiunque sapesse far di conto avrà compreso che la falcidie a cui sarebbero stati assoggettati gli assegni pensionistici rendeva l’operazione poco attraente. Anzi, mi sovviene di aver fatto un post, tempo addietro, dove bastava fermarsi al titolo per risparmiare tempo.

Pizzuti appare piuttosto contrariato dagli esiti di scarsa partecipazione alla misura leghista-grillina:

Tutti sanno che quando si va in pensione si subisce una diminuzione, maggiore o minore a seconda dei casi, del proprio reddito. Ma se si va via anticipatamente il calo è superiore. Perciò se un cittadino, per fare un esempio, anticipa di cinque anni la sua uscita dal lavoro, vorrà dire che per cinque anni in più dovrà fare affidamento sul suo reddito da pensione, quindi inferiore. Di fronte a una crisi economica e all’incertezza che ne deriva è abbastanza ovvio che le persone preferiscano avere un reddito maggiore anche a costo di dover lavorare di più.

Monsieur De Lapalisse annuisce compiaciuto. Ed anche la bonanima di Max Catalano: proprio lui che, molto tempo addietro, si trovò a pubblicizzare una pensione integrativa individuale con l’immortale claim: “meglio vivere bene con due pensioni che tirare a campare con una sola”.

A parte ciò, il professor Pizzuti ci informa che, oltre ad aver capito tutto da subito, lui ha anche previsto una catastrofe prossima futura:

Oggi sappiamo che il 54% delle persone che hanno iniziato a lavorare dopo il 1995 avrà una pensione inferiore alla soglia di povertà (780 euro).

Queste sono stime?
No, sono certezze. Se l’attuale assetto pensionistico non subisce modifiche, questo è ciò a cui vanno incontro milioni di persone. Inutile pensare che non sia vero, non si tratta di ipotesi o di stime. Perciò le dico che Quota 100 è soltanto un diversivo, e il fatto che ci sia questa frenata delle domande ne è solo l’ennesima riprova.

Lo sappiamo, purtroppo. Sappiamo anche che una crescita risibile ed una depressione demografica, che dalla prima deriva, sono alla radice di questa prospettiva di povertà per milioni di giovani e meno giovani lavoratori, precari e stabili.

Come tende ad accadere in Italia, a questo problema spesso si danno risposte “sottosopra”, cioè si combattono gli effetti e non le cause, sperando di ridurre il dolore dell’aggiustamento alla realtà. Ma qui abbiamo anche una notevole applicazione di economia comportamentale e di credibilità dell’azione pubblica, come state per leggere:

Quale soluzione suggerisce?
La nostra proposta, che portiamo avanti da anni nel Rapporto sullo Stato Sociale della Sapienza di cui sono curatore, è di versare contributi sia ai lavoratori presenti sul mercato del lavoro sia agli assenti. Sia a chi lavora, sia ai disoccupati.

È un sistema sostenibile?
Certo. Perché non comporta alcuna spesa immediata per lo Stato. Al disoccupato si versa un contributo figurativo, come se fosse un pezzo di carta. Il contribuente non paga nulla, né ci sono uscite dal bilancio pubblico. In questo modo, inoltre, si dice alla persona senza lavoro di non preoccuparsi per la sua pensione. Mario Rossi, per dire, non penserà a risparmiare o quantomeno risparmierà di meno, perché l’incertezza per il futuro è minore.

Ma non è meraviglioso, tutto ciò? Anziché cercare modi per aumentare la crescita e combattere la depressione demografica, paghiamo contributi figurativi a lavoratori e disoccupati. Nell’immediato non c’è esborso effettivo, e quando quelle pensioni risulteranno esigibili, Pizzuti ed i suoi emuli non saranno più biologicamente tra noi e non potranno essere inseguiti da aspiranti pensionati inferociti.

La verità è che questo è un astutissimo espediente per portare lo Stato, tra qualche decennio, a espropriare i futuri contribuenti per pagare le pensioni. Alla fine, ecco introdotto un imprescindibile elemento di solidarietà in un sistema ammalato di individualismo, come dimostra plasticamente l’odioso secondo pilastro previdenziale.

Ho detto espropriare perché il costrutto di Pizzuti implica che queste promesse di future pensioni elevate non saranno disattese dai governi futuri. Questo è esattamente l’attributo di credibilità statale che, secondo Piuzzuti, deve spingere i lavoratori odierni ad innalzare permanentemente la propria spesa per consumi.

In pratica, innalzare con un tratto di penna il profilo del reddito permanente degli italiani, e di conseguenza spingere sull’acceleratore dei consumi. Narrano che la tomba di Milton Friedman sia stata trovata smossa; non per smottamento bensì per fremito d’entusiasmo. Barone di Münchhausen, scanzate!

Machemmifregammè? Mi hanno detto che avrò una pensione doppia rispetto al mio stipendio attuale, quindi ora mi compro la Panamera! E ammiocuggino mi ha detto che posso mettere a garanzia anche la pensione che prenderò”

Disse il Mario Rossi di Pizzuti dirigendosi a passo di carica verso la più vicina concessionaria Porsche. Io del resto ve l’ho detto che gli italiani hanno ingaggiato da tempo una lotta senza quartiere col concetto di tradeoff, no? Ed anche in questo elegantissimo modello a generazioni multiple del professor Pizzuti si coglie tale eroica pugna. Come avere la pensione piena ed i consumi ubriachi, in pratica.

Sullo sfondo, si stagliava nitida l’ombra del Turchino.

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