Chi alimenta l’inflazione alimentare

Tra le maggiori fonti di inflazione globale, in questo momento, ci sono due categorie di spesa che di solito gli economisti rimuovono dalle valutazioni, ritenendole “transitorie”, concentrandosi sulle cosiddette misure “core“, cioè di nucleo inflazionistico ritenuto più problematico perché persistente. Questa volta, la “volatilità” (al rialzo) di alimentari ed energia non sembra destinata ad esaurirsi rapidamente e, anche quando i prezzi cesseranno di aumentare (facendo quindi scomparire l’inflazione), il rischio è che restino alti, danneggiando il bilancio delle famiglie. Oggi parliamo dell’alimentare e del ruolo delle due superpotenze rivali nelle tensioni sui prezzi.

Negli Stati Uniti, Joe Biden è sempre più preoccupato del danno che prezzi elevati infliggono al consenso verso la sua amministrazione. Dopo aver tentato di convincere l’Opec+ (cioè Russia inclusa) ad aumentare la produzione oltre il previsto per calmierare i prezzi e minacciato di usare quantità omeopatiche della riserva petrolifera nazionale, ora il focus è sull’alimentare e in particolare sulla lavorazione delle carni.

Oligopolio sulle carni lavorate

La Casa Bianca ha scoperto che negli Stati Uniti c’è un potenziale problema di antitrust: solo quattro aziende controllano l’85% del mercato della lavorazione di carni bovine, il 70% delle suine e il 54% di quello del pollame. Mentre la quota di profitti che va ad allevatori e agricoltori è in discesa, le famiglie pagano di più per le carni, con quelle bovine e il pollame che incidono maggiormente sull’inflazione alimentare per pasti a casa. A novembre, a fronte di una inflazione tendenziale del 6,8%, l’indice di prezzo delle carni è aumentato del 16% su base annua.

Questo assetto di mercato, secondo la Casa Bianca, pone anche un rischio di sicurezza alimentare. Motivo per cui si è deciso di concedere sovvenzioni e altri incentivi finanziari alle aziende minori di lavorazione delle carni. Contemporaneamente, verranno strette le maglie del “Made in America“.

Oggi, infatti, le regole di etichettamento consentono di definire come “prodotta negli USA” la carne lavorata entro i confini del paese. Va da sé che una simile iniziativa è destinata a far gridare al protezionismo gli esportatori di carne negli Stati Uniti, nel solco delle polemiche sul Made in America sindacalizzato che ha coinvolto il settore auto.

Tra le altre iniziative antitrust, l’amministrazione ha deciso di creare un portale online dove segnalare le presunte violazioni della legge sulla concorrenza nel settore, gestito dai Dipartimenti della Giustizia e dell’Agricoltura.

Le pressioni inflazionistiche e il livello di profitti di alcuni settori hanno nuovamente riportato di attualità il tema dell’antitrust negli Stati Uniti. Oltre a posizioni più radicali che chiedono espressamente forme di controllo dei prezzi.

Cina all’accaparramento

Nel frattempo, lo stesso Dipartimento dell’Agricoltura statunitense ha scoperto che, entro la metà di quest’anno, la Cina deterrà il 69% delle riserve mondiali di mais, il 60% di quelle di riso e il 51% di quelle del grano. Il governo di Pechino ammette che si tratta di livelli elevati. La motivazione dovrebbe essere quella di mettersi al riparo dai maggiori esportatori alimentari mondiali come gli Stati Uniti, ma questo accaparramento contribuisce ai forti rialzi dei prezzi e mette in ginocchio i paesi poveri, oltre a stressare i bilanci di quelli sviluppati.

Una dinamica che alimenta i rincari a matrice, visto che questi prodotti agricoli entrano nei regimi alimentari del bestiame. Se poi aggiungiamo la crisi dei fertilizzanti, causata dagli elevati costi del gas naturale che viene usato per produrre i composti azotati, il cerchio si chiude.

La Cina ha una lunga e dolorosa storia di carestie e fame. A cavallo tra l’Ottocento e il Novecento, disastri naturali e politici ridussero alla fame milioni di persone, portando osservatori esterni a definire la Cina “la terra della carestia”. La conseguente instabilità politica pose le basi per la rivoluzione.

Mao si propose di eradicare la fame dal paese ma il suo “Grande Balzo in avanti” fu a sua volta causa di decine di milioni di morti per fame, intorno alle metà del secolo scorso. Il regime ricorda quel periodo come i “tre anni di disastri naturali” o i “tre anni di difficoltà”, anche se di “naturale”, in quell’episodio, vi fu assai poco e moltissimo invece di umano. La storia ricorda le reprimende rivolte ai capi delle “brigate di produzione” che informavano i gerarchi della pianificazione che non vi era cibo: venivano accusati di “deviazionismo di destra”, che deve essere la versione sinistra del reato di disfattismo.

Il ricordo della fame

La memoria della fame è ancora viva nei cinesi più anziani. Lo stesso Xi Jinping, a poche settimane dal suo insediamento, nel 2013, avviò una campagna contro lo spreco alimentare, poi reiterata nel 2020. Lo scorso novembre, un comunicato governativo che invitava le autorità locali ad approvvigionarsi per avere adeguate forniture alimentari nei mesi invernali scatenò il panico. Non si può escludere che quella comunicazione avesse un qualche rapporto con la situazione pandemica.

La consistenza degli stock strategici cinesi non è nota ma, a seguito di quell’episodio, il governo comunicò che le scorte di grano erano sufficienti per 18 mesi. Obiettivo strategico cinese resta quello di rendere il paese sempre meno dipendente dalle importazioni ma le difficoltà non mancano: dalla progressiva riduzione di terre coltivabili, causa urbanizzazione e contaminazione dei suoli, alla minore produttività delle aziende agricole, a cui si cerca di ovviare con programmi di meccanizzazione ed automazione, che tuttavia richiederanno tempo.

Come che sia, il settore alimentare globale appare stressato come quello energetico, ed è verosimile che lo stress tenderà a protrarsi, per molteplici determinanti. L’idea di sfogliare il carciofo dell’inflazione per non considerare la “transitorietà” delle oscillazioni di costo di alimentari ed energia sta divenendo sempre meno fondata.

Foto di Stan Petersen da Pixabay

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