I bonus riformisti nella bara italiana

Su l’Economia del Corriere della Sera, intervista a Giuseppe Pisauro, economista e docente di Scienza delle Finanze che ha da poco terminato la sua esperienza di otto anni alla guida dell’Ufficio parlamentare di bilancio, organismo indipendente figlio della grande crisi finanziaria che ha la missione istituzionale di valutare le politiche pubbliche. Utile occasione per ribadire la follia di misure che “qualcuno” vorrebbe gabellare come esempi di cosiddetto riformismo progressista, nel delirio che ormai caratterizza questo sciagurato paese.

Se persino l’Italia è riuscita a colmare rapidamente la voragine di attività causata dalla pandemia, ricorda Pisauro, è perché la politica fiscale è tornata ad assumere un ruolo centrale di stimolo, con la sospensione delle regole del Patto di stabilità.

Politica fiscale, arma a doppio taglio

È indubbio, ma è altrettanto vero che scatenare la politica fiscale è arma a doppio taglio. Fare deficit per sostenere la domanda aggregata, in particolare i consumi, durante una crisi come quella pandemica ha senso, nella misura in cui parliamo di stimoli a termine.

Ben diversa la situazione se deficit e debito vanno a finanziare investimenti che, a posteriori, si rivelano sprechi. O, peggio ancora, sussidi e “bonus” che vengono vissuti come “diritti acquisiti” e che risulta impossibile staccare. In quel caso, dopo la botta di zuccheri alla crescita, arriva il down col debito che ti si appende al collo. Questa è la scommessa esistenziale del PNRR, per l’Italia.

Quest’anno, ricorda Pisauro, il nostro paese cessa di essere la pecora nera d’Europa (e non solo):

In questo senso stiamo meglio: la crescita del Pil è superiore al costo del debito (per l’Italia una novità assoluta), il che, in prospettiva, riduce automaticamente l’incidenza di quest’ultimo sul prodotto interno lordo. Ma stiamo anche peggio, perché intanto il debito pubblico è molto aumentato, superando il 150% del Pil.

Eccola, la famosa regoletta. Se il Pil nominale cresce più del costo medio dello stock di debito, il rapporto di indebitamento flette. Nel 2022 è andata così, ma in futuro? Torneremo al nostro autostrangolamento, magari in conseguenza del rialzo dei rendimenti di mercato da fine dell’easing quantitativo?

La burocrazia tecnica smantellata

Sul PNRR, Pisauro ricorda correttamente che si tratta di un banco di prova epocale per eventuali iniziative comuni europee, e l’Italia è sotto i riflettori. Se il Recovery fallirà da noi, avrà fallito ovunque. Ma come attuare i programmi di investimento con burocrazie regionali e locali in condizioni devastate, da tempo immemore?

Poniamoci anche un’altra domanda: chiediamoci perché abbiamo smantellato la burocrazia pubblica a vari gradi e livelli, soprattutto quello tecnico. Il commento di Pisauro:

Più in generale, si tratta di migliorare la capacità tecnica delle amministrazioni pubbliche, dove scontiamo decenni di errori, commessi con lo smantellamento di intere strutture — si pensi al genio civile — nell’illusione che si potesse fare tutto con le consulenze private. Ora c’è uno sforzo per reclutare rapidamente le figure professionali che servono, ma non basta trovare le persone, bisogna ricostruire intere strutture.

Abbiamo smantellato le competenze tecniche della pubblica amministrazione perché abbiamo finito i soldi, gettati per decenni nell’altoforno della spesa corrente. La permeabilità della sfera decisionale politica agli interessi privati ha fatto il resto. Riusciremo a ricostruire le competenze e l’orgoglio di una burocrazia tecnica pubblica? Io ho qualche dubbio, e molte ansie.

L’ultimo bonus nella bara italiana

C’è poi il tema dei bonus, il luna park italiano. La spesa corrente che si ritaglia porzioni di elettorato creando “diritti acquisiti”. Bonus che paiono disegnati da un ubriaco o da un soggetto dotato di forti pulsioni autodistruttive. Terme, vacanze, rubinetti, monopattini; ora anche psicologo, fuori da una necessaria revisione e integrazione dell’offerta sanitaria pubblica.

Prendiamo su tutti il caso dell’indecente Superbonus 110%. Se volete avere un compendio di tutte le nequizie che questa misura commette, eccolo, nelle parole di Pisauro:

Dal punto di vista dell’efficienza energetica abbiamo speso finora 20 miliardi per lavori che però interessano solo l’1% del patrimonio immobiliare italiano. Inoltre, il Superbonus elimina qualsiasi incentivo alla contrattazione sul prezzo dei lavori e infatti c’è una inflazione galoppante in questo settore.

E anche l’aspetto che sembra positivo, cioè la creazione di nuove imprese edili, in realtà non lo è perché si tratta di micro imprese di scarsissima qualità, nate solo per accedere a questi bonus.

Infine, c’è anche un aspetto distributivo: bonus e superbonus sono stati utilizzati soprattutto dalle fasce di reddito più elevate. Meglio allora rivedere queste agevolazioni, abbassandole a livelli ragionevoli, il 40-50%, e riservandole a scopi di interesse pubblico e non solo privato. Se ha senso che lo Stato incentivi l’efficientamento energetico, che senso ha sussidiare lo spostamento di un muro dentro casa?

La lista delle nequizie

Dunque, vediamo: misura regressiva, criminogena in quanto stimola connivenze tra committente e prestatore d’opera a danno dei contribuenti, raggiunge a carissimo prezzo una quota infima del patrimonio immobiliare nazionale, è fuori target rispetto all’obiettivo di efficientamento energetico, produce occupazione scadente ed effimera. Può bastare, per entrare nei libri di storia come il programma di autodistruzione di un paese?

No, evidentemente non basta. Perché il cosiddetto leader dell’entità convenzionalmente nota come M5S, rispondendo alla polemica di giornata su cosa è il “campo progressista” e quali esami del sangue servono per delimitarlo, ha ritenuto di dover snocciolare la lista dei provvedimenti-firma partoriti dal suo movimento. E vi assicuro che sono tutti delle autentiche gemme. Ad esempio:

Facile riempirsi la bocca di riformismo, altro conto è cambiare l’Italia con i fatti. Le riforme e le scelte più innovative di questi anni portano il nome del M5s: superbonus, digitalizzazione, lotta all’evasione e cashback, reddito di cittadinanza, Spazzacorrotti, tagli dei costi della politica.

Una lista di misure che lasceranno profonde cicatrici in questo disfunzionale paese, per molto tempo a venire, a vari livelli. Le ricorderemo come il frutto di un processo politico-elettorale profondamente malato, prodotto da un elettorato culturalmente deprivato che ha selezionato un’oligarchia di incompetenti e incapaci. Stiamo cambiando l’Italia, è vero. Ma in un modo che le risulterà fatale.

Foto di Jill Wellington da Pixabay

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