TPI: To Protect Italy, sempre che lo voglia

Ieri la Bce ha formalizzato, assieme a un aumento di 50 punti base dei tassi d’interesse, che riporta a zero quello principale, anche l’ormai celebre o famigerato strumento anti-frammentazione, anti-spread o pro-Btp, che dir si voglia, che a giugno aveva gettato scompiglio sui mercati costringendo l’Eurotower a mettere una parola ansiolitica fuori programma. L’annuncio cade nel giorno delle dimissioni di Mario Draghi da premier e dello scioglimento delle camere con elezioni fissate dal capo dello Stato per il 25 settembre prossimo.

scudo condizionato, problema per i bengodisti italiani

Inizia quindi il tentativo di esegesi dello strumento anti-spread, che porta l’acronimo TPI che sta per Transmission Protection Instrument e che qualche buontempone ha già definito To Protect Italy. Interessante il fatto che il comunicato della Bce affermi che il TPI è in qualche modo strumentale all’aumento dei tassi di 50 anziché 25 centesimi. Pare avere l’aria di un compromesso a vantaggio dei falchi del governing council. Ma che ai tossici bengodisti italiani non apparirà tale.

Gli acquisti dello strumento “non sono limitati ex ante”, il che è ovvio e necessario, altrimenti il mercato se lo divorerebbe in poche ore. Ci sono delle condizionalità per l’attivazione, ovviamente. Il paese interessato non deve avere in corso procedura per deficit eccessivo né essere sanzionato per inadempimento alle raccomandazioni del Consiglio Ue; non avere in corso procedura per squilibri macroeconomici eccessivi o essere inadempiente alle azioni correttive prescritte dal Consiglio Ue; deve avere il debito pubblico in una traiettoria sostenibile, valutata da Bce, FMI, ESM, Commissione Ue; deve essere in regola con gli adempimenti richiesti dal Recovery Fund e le raccomandazioni “country specific” del semestre europeo.

Che mi pare il minimo sindacale, come condizionalità. Ovviamente, ma forse non per tutti, se un paese intende sfidare il quadro delle norme europee, lo strumento non ha modo né ragione per essere utilizzato. Nel comunicato si precisa inoltre che resta valido l’eventuale utilizzo delle OMT, cioè il programma creato da Mario Draghi e mai utilizzato, che si accompagna a un memorandum. Questo per i casi più gravi, anche di stupidità.

Lo strumento serve “per contrastare ingiustificate e disordinate dinamiche di mercato che pongano una seria minaccia alla trasmissione della politica monetaria”. Anche qui, ovviamente, nessuna soglia del dolore prefissata ma l’enfasi sulla più totale e autonoma discrezionalità della Bce nella valutazione. Che, tra le altre cose, significa “politica” e anche che potremmo vedere sorgere il “team transitorio” visto per l’inflazione anche nel caso dell’allargamento degli spread. “Aspetta, è a 400 ma poi passa, non panichiamo”

Solo che questa volta il team sarebbe guidato dai falchi monetari, non dalle colombe. E, ribadiamolo, sempre che il paese colpito dalla perturbazione venga considerato “innocente” e “non cooperante” con la speculazione, come sarebbe se fosse guidato pro tempore da gente che farnetica di monetizzazione del debito e altre amenità.

La Bce ieri ha anche fatto sapere che, ai livelli attuali di spread, non si pone il tema di intervenire. In effetti, l’indeterminatezza anti-speculazione e i margini che la politica della Bce si è dati, non prevedono di comunicare alcunché. La domanda quindi è: quanto servirà questo strumento o anche solo la sua esistenza in vita? Lo scopriremo ma quello che pare evidente è che non sarà un limitatore automatico o semiautomatico. Ma questo lo sapevamo anche prima di ieri. Bastava non prendersi in giro.

La rischiosa estate italiana

Le difficili condizioni dei mercati si sommano a quelle ancor meno favorevoli di liquidità, caratteristiche del periodo estivo. L’Italia poi offre pure una campagna elettorale sotto la canicola incessante, per non far mancare nulla ai trader di volatilità. Se pensate che questa sia l’ennesima puntata del giorno della marmotta italiana, condivido il vostro pensiero.

In effetti, da ieri siamo tornati a parole d’ordine e riti tribali vecchi di parecchi anni, tolti dalla naftalina. Ora avremo i soliti venditori di olio di serpente che si gonfieranno come rane di Fedro dicendo che la Bce deve “chiudere gli spread” senza contropartite oppure meglio uscire dall’euro. Unica differenza col 2018, alcuni personaggi di quella stagione sono invecchiati male, e occorrerà trovarne di nuovi. Ma la riserva pare essere molto ampia. Nel frattempo, già si odono imbrattapixel e tastieristi assortiti ululare alla “morsa sull’Italia” da parte della Bce. Yawn.

Quindi sì, TPI è anche l’acronimo di To Protect Italy. Sempre che l’Italia lo voglia. Lo strumento non contempla il salvataggio di aspiranti kamikaze rinchiusi in stanze di cemento armato. Anche se costoro insistono a farfugliare “perché noi valiamo”.

P.S. Ieri Lagarde, in conferenza stampa, si è incartata a spiegare il concetto di “forward guidance” e il suo -corretto- abbandono da parte della Bce. Vero che si tratta di una sorta di abracadabra per ipnotizzare i mercati, che ormai dalle banche centrali non si bevono più nulla, ma quel tentativo di spiegazione è stato per chi lo ascoltava un momento doloroso e ansiogeno, che ha rafforzato quello che dico da sempre su Lagarde: è inadeguata non è il suo contesto. Se non mi credete, leggete qui, la “risposta” alla domanda che inizia con “Then coming back to the September decision“, ma prima prendete della scopolamina per le vertigini.

Photo by Ecb on flickr – (CC BY-NC-ND 2.0)

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