Meloni e compagnia contante

“Ce lo imponga l’Europa!”

A meno di ventiquattr’ore dall’esordio d’aula, che ha mandato in visibilio il ventre molle della nostra severa stampa e assertive donne de sinistra, tutti rapiti nella contemplazione dell’ascensore sociale che ha elevato una piccola fiammiferaia a conducatrix (anzi, conducator), è andato in scena il canovaccio che ci accompagnerà per il resto di questo governo.

È scritto nel programma, maestra!

Ossia, la Lega e il suo segretario, impegnati a non essere fagocitati dal partito di Meloni, che anticipano proposte e spin, al grido di “è scritto nel programma comune!”, costringendo il resto della coalizione ad adeguarsi, obtorto collo, per non sconfessare se stessi.

Ieri è accaduto col contante. Una proposta di legge leghista lo innalza a 10.000 euro, sulla scorta della grande varietà di approcci presente nei paesi Ue, e in assenza di una regolamentazione uniforme da Bruxelles. Avete capito bene: “ce lo imponga l’Europa” è diventato l’alibi col quale i nostri sovrani patrioti cercano di legiferare à la carte e solo su quello che torna comodo.

Nella replica sulla richiesta di fiducia al Senato, Meloni si è trovata costretta a difendere la fuga in avanti leghista, sostenendo che è “nel programma” (è vero ma nel programma non c’è ovviamente il quanto). Ma lo ha fatto con condimento di valutazioni e motivazioni che appaiono piuttosto estemporanee.

In prima battuta, ha ricordato le famose arrampicate sui vetri di Pier Carlo Padoan durante il governo Renzi, che voleva innalzare il tetto al contante dicendo che avrebbe stimolato i consumi. All’epoca, l’allora ministro dell’Economia disse che non esisteva correlazione tra tetto al contante e livelli di evasione fiscale.

Dopo aver smesso di fare il ministro, Padoan fece professione di pentimento su quella dichiarazione. Che poi è la cosa più comoda, visto che dimettersi da ministro per dissenso col premier rischia di creare problemi, anche di lungo termine. Ma Meloni ha scordato questo pentimento, e ci può stare. Nel frattempo, è stato pure pubblicato un occasional paper di Bankitalia che trova il legame tra contante ed evasione.

Rigurgiti signoraggisti e poveri col contante

Poi, il/la/id premier ha detto, per giustificare l’innalzamento del tetto, che “l’unica moneta legale sono le banconote, la moneta elettronica è privata”. Ora, prima che andiate a costituirvi al più vicino posto di polizia per aver pagato acquisti con bancomat o carta, è utile sapere che qui Meloni ha fatto un bel mischione.

Vero, ovviamente, che le banconote emesse dalla Bce sono le uniche ad avere status di mezzo legale di pagamento nell’Unione. La stessa Bce, inoltre, autorizza i singoli paesi a coniare monete metalliche per volumi compatibili col suo monopolio e controllo degli aggregati monetari. È l’articolo 128 del Trattato di funzionamento della Ue.

C’entra qualcosa ciò, col tetto al contante? No, o meglio c’entrerebbe se qualche stato membro decidesse di impedire in misura estensiva e pervasiva di regolare le transazioni commerciali con banconote. A voi pare che l’attuale tetto di duemila euro configuri tale situazione? A me no. Sorvoliamo sulla frase “la moneta elettronica è privata”, che ricorda molto le ruminazioni di quei personaggi da circo che sono i signoraggisti.

Altra motivazione fornita da Meloni: il tetto al contante “penalizza i poveri”, come emerge anche ai “richiami alla sinistra da parte della Bce”. In effetti, mettetevi nei panni dei “poveri”: non poter pagare pane e latte con soli duemila euro a transazione è una gravissima coercizione e rafforza lo stigma della povertà. Ma forse il nuovo tetto tiene conto dell’inflazione e si porta avanti in caso le cose precipitassero, chissà. Oppure, il contante stimola i consumi (perché, esattamente?), il Pil cresce e i poveri stanno meglio, in una sorta di trickle-down de noantri.

Quanto ai “richiami alla sinistra da parte della Bce“, penso Meloni si riferisse all’osservazione del responsabile della vigilanza Bce, Yves Mersch, all’allora ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, sul cashback deciso dal governo Conte 2. Mersch esprimeva timori di una compressione eccessiva dell’uso del contante a vantaggio della moneta elettronica, chiedendo almeno una preventiva consultazione su temi del genere.

Ancora una volta: se pensate che questa sia una motivazione per innalzare il tetto del contante, avete un problema di rapporto con la realtà. Ma so quello che state pensando: non possiamo metterci a svantaggio competitivo con altri paesi. Pensate infatti ai turisti stranieri che arrivano nel Belpaese con rotoli di banconote che escono dalle mutande. Col tetto al contante, finirebbero anche loro dirottati nella Valle della Loira, con un volo Air France.

Calciare l’una tantum più in là

Restano i capisaldi della destra, ogni volta che va al governo. Cioè oliare le transazioni non tracciabili, ritenendo che ciò spinga i consumi, e cercare soldi per coprire spese ma senza innalzare in permanenza la pressione fiscale. Oltre a soddisfare i blocchi sociali di riferimento. E infatti nel programma di Fratelli d’Italia è prevista la revoca dell’obbligo di Pos per il nostro peculiare e leggendario “commercio di prossimità”. E l’Europa non si intrometta, in caso.

Meloni ha detto che mancano soldi, e che si dovranno compiere scelte. Che c’è di meglio che realizzare soluzioni-ponte (verso il nulla), con condoni e altre amenità, per finanziare altre soluzioni-ponte come gli sgravi all’energia ma anche la riedizione di Quota 102 o simili per il 2023, in attesa di nuovi problemi? Certo, poi si potrà sempre calciare la lattina anche per il 2024 e aprire un bel condono aggiuntivo, magari su cartelle dello scorso anno o con una bella voluntary disclosure su contante e contenuto delle cassette di sicurezza.

Sul tema dell’evasione: credo che anche un paracarro intuirebbe che esiste un tradeoff molto preciso. Nel senso che, se liberalizzo l’uso del contante, devo aumentare la pervasività dei controlli su movimentazioni di conto corrente e contenuto delle cassette di sicurezza. Se ciò avvenisse, i nostri eroi direbbero che si tratta di vessazioni a danno di chi lavora e produce, e che dopo tutto l’evasione va cercata “nelle grandi imprese”, meglio se nelle multinazionali con tante zeta. Lo diceva anche la buonanima di Giggino Di Maio, del resto. Non si inventa nulla.

Ce lo imponga l’Europa

I numeri delle stime di evasione dicono altro, soprattutto in un paese dove proliferano commercio al dettaglio, artigiani e micro imprese. Ma inutile ripetersi.

Resta comunque interessante, lo ribadisco, questo approccio a chiedere una omogeneizzazione e omologazione imposta dalla Ue. “Ce lo chieda l’Europa” è diventata la hit di un paese orgogliosamente sovrano e che non perde occasione per rivendicare le proprie peculiarità e specificità nazionali. La coerenza non è di questo mondo, evidentemente.

Quanto alla “abile polemista” Meloni e alle sue dichiarazioni, il mio timore, vista la loro qualità, è che finiremo a identificare il “primato della politica” con assertive rivendicazioni di crassa ignoranza. Ma posso sbagliarmi.

  • Rassegna stampa phastidiosa – Il vostro titolare intervistato dal Foglio: alzare il tetto al contante come “sussidio” a imprese marginali e autonomi.

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