Fatevi un favore

Andate a reperire questo agile libretto, e leggetelo. Non è complesso, anzi. È rigorosamente divulgativo, scritto da un economista che non è più tra noi. Da esso scoprirete come siamo arrivati sin qui, in caso foste troppo giovani, troppo smemorati o troppo furbi per ricordare. Scoprirete quanto costa e quanto vale il vincolo esterno per il nostro paese, da sempre. Scoprirete anche che abbiamo una sorta di propensione antropologica a rifiutare la realtà ed i suoi vincoli, e che non è che si stesse poi così bene quando si stava male, sul piano economico. Il tutto con annesso corredo vittimistico, si capisce.

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Amnesie flessibili

Ieri l’altro è stata pubblicata una nota di ricerca del Centro Studi Confindustria (CSC), firmata da Alessandro Fontana e dal direttore Luca Paolazzi. In essa si ribadisce che “la flessibilità nelle regole europee su bilanci pubblici è cruciale per il successo delle riforme strutturali. Varata un anno fa, richiede una revisione nella dimensione e nei tempi di rientro. La valutazione dei conti si basa, poi, su stime opinabili dei saldi strutturali”. Argomenti non inediti a sostegno della tesi “vogliamo fare più deficit”, e qualche amnesia selettiva sul come e perché siamo arrivati sin qui, oltre che sulle motivazioni originarie della flessibilità.

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Banche, una dura traversata nel deserto

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Nei giorni scorsi Tidjane Thiam, chief executive di Credit Suisse, è stato costretto a una imbarazzata e imbarazzante ammissione: quando, alla fine dello scorso ottobre, ha presentato il nuovo piano d’impresa della banca svizzera, non era a conoscenza dell’effettiva consistenza della posizione in titoli illiquidi presenti sui libri contabili, rivelatasi in seguito ampiamente superiore a quanto inizialmente stimato, e che ha costretto a nuove pesanti svalutazioni, oltre che ad avvicendamenti nell’ambito del dipartimento gestione del rischio della banca.

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Giappone, il crimine geriatrico e il welfare carcerario

Il Financial Times segnala un fenomeno che in Giappone sta prendendo risvolti socialmente ed economicamente preoccupanti: il taccheggio nei negozi da parte di anziani che in tal modo tentano di finire in carcere per ottenere quella assistenza di welfare che la loro povera pensione pubblica non consente. E la situazione è in costante peggioramento, per motivi demografici ma non solo.

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Coincidenze e omissis

(Post cripto cospirazionista. Per una volta, in un sito che tenta di fare il debunking dei complotti, consentiteci la licenza poetica. Ché tanto, in non pochi non coglieranno l’ironia)

Pare che la Banca d’Italia abbia deciso che il prezzo a cui sono stati trasferiti crediti in sofferenza dalle quattro banche risolte alle rispettive bad bank non sia quello giusto. Dopo quattro mesi di misteri, omissis, accuse incrociate e tentativi di ribellione contro lo Straniero, ci accingiamo quindi a leggere un nuovo capitolo di questo avvincente romanzo italiano.

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Il settimanale – 26/3/2016

Che i numeri dei bilanci fossero una finzione lo sapevamo. Ora ce lo confermano anche illustri umanisti; Rispondono quasi altrettanto illustri matematici prestati alla politica e ispirati da Orwell: maggiori spese sono minori imposte; Il Jobs Act sarà il più costoso fuoco d’artificio della storia d’Italia; C’è rischio di perdita per uno strumento finanziario? Statisticamente si, lo chiamano rischio. Meglio far … Leggi

Cause, effetti, velleità

L’ultima bollicina prodotta dalla fermentazione dello stagno italiano porta la firma congiunta del candidato sindaco di Roma del M5S, Virginia Raggi, e di una pletora di esponenti del Pd, dai generali alla truppa compulsiva di lanciatori di agenzia, passando per alcuni confusi ufficiali. Nel mezzo, la utility romana per eccellenza, oltre che simbolo dei centauri che si producono quando il pubblico si mette in partnership col privato. Alcune considerazioni sullo stato della commedia dell’arte.

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Il miracolo all’italiana

Su Panorama di questa settimana il professor Michele Tiraboschi ribadisce con grande durezza le critiche al Jobs Act, definito nel titolo “il più costoso dei flop”. Ed in effetti, guardando ai numeri ed alle conseguenze dell’operazione, è difficile evitare un commento del genere. Siamo sempre nel campo della destinazione alternativa di risorse scarse, a maggior ragione perché fatte a deficit. Ma che ve lo dico a fare?

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