Pubblicati oggi i dati sulle vendite al dettaglio giapponesi di dicembre, e non è un bel vedere. Su base annua, la flessione è dell’1,1%. Prosegue quindi la debolezza del consumatore giapponese, colpito da una insufficiente crescita delle retribuzioni rispetto alla crescita delle pressioni inflazionistiche indotte dalla reflazione causate soprattutto dal deprezzamento del cambio. Un forte indizio del fallimento della Abenomics.
GACS, vincono Ue e mercato
Il MEF ha emesso il comunicato con cui si dettagliano le modalità operative della garanzia pubblica di cartolarizzazione delle sofferenze bancarie (per gli amici, GACS). Da una prima lettura appare che la Ue ha ottenuto di preservare il rispetto delle dinamiche di mercato, che le cartolarizzazioni potevano comunque avvenire anche senza garanzia pubblica (e vedremo perché), che gli esiti saranno molto differenti da banca a banca, e che per alcune non ci sarà beneficio reale, in caso abbiano portafogli di sofferenze a basso valore atteso di recupero.
Fortis e la Ue che continua a sbagliare candeggio
Mentre attendiamo fiduciosi l’esito dell’incontro tra il ministro italiano dell’Economia, Pier Carlo Padoan, e la commissaria Ue alla Concorrenza, Margrethe Vestager, sulla creazione di una bad bank italiana pubblica, “leggera ed efficace”, è di oggi sul Sole un editoriale di Marco Fortis, detto Pangloss. L’uomo che, quando si tratta dell’Italia, vede bicchieri traboccanti ovunque, anche sotto un cumulo di macerie. Aveva già fatto così al nadir della crisi, invocando la presunta sovracapitalizzazione degli italiani rispetto al debito pubblico (e suggerendo implicitamente, in tal modo, la presenza di una prateria per l’imposizione patrimoniale ordinaria e straordinaria), oggi fa lo stesso per il nostro sistema bancario, nel tentativo di sminuire ed esorcizzare il peso delle sofferenze. Con argomentazioni contabilmente verosimili ma piuttosto fragili ove poste al fuoco della realtà.
Fiducia alle stelle, portafoglio assai meno
Pubblicato oggi da Istat il dato sulle vendite al dettaglio di novembre. L’indice destagionalizzato delle vendite a valore corrente (che incorpora la dinamica sia delle quantità sia dei prezzi) aumenta dello 0,3% rispetto a ottobre 2015, a fronte di attese per un incremento congiunturale dello 0,5%. Nella media del trimestre settembre-novembre 2015, il valore delle vendite registra tuttavia una variazione nulla rispetto al trimestre precedente. Detto così, qualcuno potrebbe agevolmente obiettare che, essendoci disinflazione o più propriamente deflazione, il valore corrente delle vendite non è un buon indicatore.
Numeretti, numeroni, narrative e svarioni
Oggi sul Sole 24 Ore c’è un articolo di Isabella Bufacchi che confuta e rettifica altro articolo online del medesimo giornale, di qualche giorno addietro, in cui si indicava che la Germania avrebbe usato nientemeno che 500 miliardi di fondi pubblici per aiutare le proprie banche durante la Grande Recessione.
Il settimanale – 23/1/2016
Il nostro premier si accorge che a suon di deficit si finisce contro un muro (nel 2017), e quindi la butta in patriottica caciara. Non servirà ma molti italiani saranno orgoglioni; Nel frattempo, tempesta sulle banche (non solo quelle italiane, comunque). È chiaramente un complotto, ma forse non esterno; Per fortuna abbiamo chi ci indica la via; Attendendo la nuova versione … Leggi
Fermate la Ue, Paolo Savona vuole scendere
Nei giorni scorsi è stato pubblicato un pensoso commento del professor Paolo Savona, in ambasce per il miserrimo stato della Patria ed angosciato per l’assalto degli alieni Stranieri. Spunti interessanti ed un bel salto quantico, che tuttavia conferma la tesi centrale del professore emerito della Luiss ed allievo di Guido Carli.
Bad bank a prezzi di mercato, che fare?
(Post lievemente tecnico ma nel complesso abbordabile anche da non specialisti. Per tutto il resto, avete l’uscita dall’euro e la stampa di certificati di credito fiscale, oltre al Lego)
Oggi sul Sole un commento di Carlo Alberto Carnevale Maffè e Franco Debenedetti tenta di superare lo scoglio (o meglio l’incaglio, per restare in tema) della bad bank per proporre una soluzione “di mercato” ed armonizzata alla direttiva europea sul bail-in al problema di sofferenze e ricapitalizzazione delle banche. nel momento in cui leggiamo editoriali che oscillano tra il cospirazionista e l’etilico, questa è una boccata d’aria fresca. Ma i problemi e le contraddizioni tendono a persistere.