di Mario Seminerio – Econopoly

Lo scorso 6 gennaio, sul sito web della Banca centrale europea, è comparso un comunicato stampa in cui si dettagliano le cinque priorità della supervisione bancaria per l’anno appena iniziato. In cima alla lista ci sono il business model ed i rischi di redditività, seguiti dal rischio di credito. La lista prevede anche, oltre all’adeguatezza patrimoniale, i rischi di governance, la qualità dei dati e la liquidità. L’importanza di tali rischi varia a seconda dei paesi sotto il meccanismo di supervisione. Si noti che parliamo di una procedura che non è specifica al nostro paese.

Tra pochi giorni conosceremo il giudizio della Commissione europea sui progetti nazionali di legge finanziaria 2016. In quella circostanza potremo valutare che pensano a Bruxelles della Francia, violatore seriale dei parametri di bilancio pubblico, o della Spagna, che cresce molto ma resta indietro nel percorso di rientro verso il risanamento fiscale, o dell’Italia e della sua manovra a deficit, con peggioramento del saldo strutturale e previsioni di flessione del debito-Pil che appaiono piuttosto fragili. In quella circostanza sapremo anche se a Bruxelles è arrivato il “cambiaverso”, con passaggio da austerità idologica ed inflessibile a flessibilità bizzarramente pro-ciclica, cioè allentamento fiscale anche durante una espansione. Nel frattempo, la Bce ha qualcosa di dire e ridire sul concetto di “riforme strutturali”.

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Durante la conferenza stampa successiva alla riunione periodica della Banca centrale europea, Mario Draghi ha confermato la presenza di rischi al ribasso per crescita ed inflazione, derivanti dalle ripercussioni del deterioramento economico nei paesi emergenti. Di conseguenza, si rende necessaria una revisione del grado di accomodamento della politica monetaria della zona euro, che avverrà nel corso della riunione della Bce di dicembre, quando si conosceranno le nuove previsioni per l’economia.

In molti si sono chiesti per quale motivo, in occasione delle forti turbolenze di questi giorni sui mercati, la moneta unica europea si è apprezzata in modo vistoso, soprattutto contro dollaro. La risposta più verosimile risiede in quanto fatto sinora dalla Bce, o meglio nella reazione a tale apprezzamento.

Parliamo del leggendario Marco Fratini, giornalista economico del Tg La7 ma soprattutto un uomo, un genere letterario. L’uomo che ha dato nuovi significati al concetto di “divulgazione economica”, e che in due minuti lisergici ci spiega il funzionamento del QE della Bce. Il passaggio che da solo vale (la stampa) del biglietto è quello su “Poligrafico e Zecca dello Stato” che “stampano” la moneta che “poi finirà “nei forzieri della Banca d’Italia e delle sue filiali”. Ed è quindi possibile che “sulle strade si incontreranno cortei blindatissimi, per trasportare qua e là questi contanti”. Come la statua della Madonna Pellegrina, in pratica.

Oggi tutta la stampa italiana richiama la stima dell’impatto del QE della Bce sulla crescita del nostro paese elaborata dal Centro Studi Confindustria. Sono numeri molto vigorosi, tanto più se partiamo dal fatto che il Fondo Monetario Internazionale ha segnalato il rallentamento facendo girare il proprio modello già in presenza del deprezzamento del cambio dell’euro e del continuo calo dei rendimenti nominali sui titoli di stato.

Il capolavoro dell’ambiguità evita attacchi speculativi

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Le misure adottate ieri dalla Bce, con l’annuncio di acquisti per 60 miliardi di euro mensili sino a settembre 2016, rappresentano ancora una volta un esempio della sapienza tecnocratica ma anche politica di Mario Draghi, come già più volte accaduto in passato. Le misure si inquadrano in una cornice con limiti quantitativi ben definiti ma al contempo flessibili.