Abbiamo (quasi) tutti letto, nei giorni scorsi, della non-intervista di Alessandro Gilioli (l’Espresso) a Beppe Grillo, in relazione alla preparazione del V2-Day, il prossimo 25 aprile, contro la “casta dei giornalisti”. Ora, come la pensiamo qui su Grillo dovrebbe essere noto. Fa strategie di comunicazione mirate ad un target culturalmente medio-basso, cioè populismo, neo-qualunquismo e cospirazionismo all’amatriciana. Fa tenerezza vedere i politici affannarsi dietro alle sue intemerate, lisciargli il pelo e tentare di ridurre i danni mentre i più “riflessivi” tra i suoi adepti si fanno intervistare esibendosi nella scimmiottatura di Flores D’Arcais e dichiarando, con involontario umorismo, “noi siamo cittadini pensanti”.

Così Beppe Grillo, durante la sua intemerata all’assemblea degli azionisti di Telecom Italia:

“Telecom, in quanto azienda di servizi, la gestisca chi ha capitali e idee. Nessun imprenditore italiano ha insieme queste due qualità. Ma l’infrastruttura di rete è dello Stato, figlia di generazioni di italiani che hanno pagato le tasse e i canoni”.

A dire il vero, quando Telecom Italia è stata privatizzata, il ricavato è stato conferito al Fondo Ammortamento del debito pubblico, cioè destinato alla sua riduzione, a beneficio dei cittadini-contribuenti italiani. Quello è stato il corrispettivo incassato dalle “generazioni di italiani che hanno pagato le tasse e il canone”. Con la demagogia non si va mai troppo lontano. E Grillo si ricordi chi ha gestito la privatizzazione di Telecom, dieci anni fa. Non è difficile.

“Tronchetti vuole farsi pagare il premio di controllo da America Movil e da A&T e passare la mano incassando tre euro per le azioni di Olimpia quando il valore del titolo è solo di 2,3 euro. Lui incassa, i piccoli azionisti stanno a guardare.”