Scrive Beppe Grillo, nelle sue ormai compulsive esternazioni che inducono anche noi ad essere altrettanto ripetitivi nell’analisi, che siamo come nel 1992, anzi peggio (è vero), che presto il premier Enrico Letta finirà col fare quello che, in quell’anno sciagurato, fece Giuliano Amato. Anzi, oggi sarà peggio (vero, il rischio c’è, e non è basso). Rischiamo prelievi forzosi e quant’altro, che in precedenza Grillo aveva identificato in una maxi-patrimoniale. Quindi, par di capire, Grillo invoca azione, per evitare simili esiti, giusto? Non esattamente.

Aveva cominciato molto bene, molto tempo addietro, con l’eccellente metafora del termometro. Unica sbavatura, la rodomontata della quantificazione del risparmio da tipico cacciaballe da bar:

«La Borsa italiana va a picco e il rischio sull’acquisto dei nostri titoli di Stato aumenta. Di chi è la colpa? Cosa c’è dietro? Le responsabili sono le agenzie di rating, come la Fitch, che fotografano la situazione. La colpa della febbre del nostro debito pubblico è quindi del termometro. Il debito italiano si avvia ai 2.000 miliardi con 100 miliardi di interessi da pagare nel 2012. La colpa è delle agenzie? Di un complotto internazionale? Lo Stato spende più di quanto incassa e il debito aumenta a colpi di 100 miliardi all’anno. Nel solo mese di aprile del 2011 vi sono stati 22 miliardi di nuovo debito. L’unica manovra da attuare, per evitare il default, è quella dei tagli sui costi inutili, ad esempio i finanziamenti ai giornali e ai partiti e il taglio delle Province. Si arriverebbe subito a 100 miliardi di risparmio, ma non avverrà» – (Beppe Grillo, 11 luglio 2011)

Giorni addietro vi avevamo segnalato le lievi contraddizioni di Beppe Grillo sullo spinoso tema dello stock di debito pubblico, che il nostro eroe schiamazzante oggi è ansioso di sottoporre a default prima che “le banche tedesche e francesi” (sempre loro) ci costringano a ricomprarlo e poi a fare default. Da qui la richiesta di bussare all’odiato ESM per avere i soldi degli aiuti, anche se qualcuno dovrebbe informare Grillo che i default, in tali erogazioni, non sono necessariamente contemplati, semmai il contrario. Ma passi. Ieri il Nostro ha allargato l’orizzonte, con un post talmente infarcito di inesattezze logico-fattuali da farci sospettare l’effettiva esistenza delle scie chimiche. Proviamo a segnalare questi sfondoni, uno ad uno. Non sarà facile, e sicuramente avrete di meglio da fare. A vostro rischio, quindi.

Pare che Beppe Grillo sia fortemente frustrato ed adirato con l’elettorato italiano, o meglio con quella parte di elettorato italiano che vive di privilegi: quelli che vivono di politica e del suo pletorico e putrefatto sottobosco, i pensionati ma non quelli minimi, che vengono salvati perché prendono “una vergogna”, senza che Grillo si chieda per quale motivo in Italia esiste un esercito di percipienti di pensioni minime che, con tutta probabilità, sono frutto di rendimenti stratosferici di contribuzioni risibili. Poi ci sono i pubblici dipendenti, il capro espiatorio per definizione. Queste sono le categorie del “tengo famiglia”, secondo Grillo, i conservatori che affamano l’Italia B, lavoratori autonomi, cassintegrati, precari, piccole e media imprese, studenti. Da qui origina l’esito elettorale, secondo Grillo. Può essere.

Dopo la rielezione di Giorgio Napolitano alla presidenza della Repubblica, resasi necessaria per lo stallo assoluto tra le forze politiche, i mercati oggi aprono con un ampio restringimento dello spread tra Italia e Germania, un calo confortante del rendimento del Btp decennale (che si avvicina al 4 per cento), ed un rally di borsa guidato dai titoli bancari. Non abbiamo risolto nulla, ma ai mercati pare il contrario. Chi avrà ragione?

Mentre attendiamo che i partiti si mettano d’accordo su quale governo fare, se farne uno, abbiamo ormai imparato a trascorrere il tempo con i vaticini del leader del Movimento 5 Stelle, e con le sue interviste ad organi di informazione estera. Ieri abbiamo avuto quella al tedesco Handelsblatt, che qualcuno si è pure preso la briga di sottoporre ad esegesi, come sempre accade nei momenti di crisi più profonda di un paese che deve sempre pendere dalle labbra di qualcuno: ieri l’altro da quelle di Ghino di Tacco Craxi, ieri da quelle di Silvio Berlusconi, ed oggi da quelle di Beppe Grillo. Attendendo il prossimo, sempre che avanzi tempo, prima della fine.