Oggi sul Corriere c’è un pezzo di Federico De Rosa che, partendo dal fiato ormai cortissimo delle cosiddette privatizzazioni (anche considerando che Francesco Caio ha già detto in tutte le lingue che Poste non sarà pronta alla quotazione a fine 2014), dà conto di una proposta all’esame del Tesoro, relativa ad Enel ed Eni. Controparte dell’operazione, l’immancabile dea ex machina Cassa Depositi e Prestiti, a cui pare che Renzi abbia chiesto anche il famoso trenino elettrico di cui parliamo da tempo. Ma non tutto quadra, in questo “piano B”.

Intervistato dal Messaggero, il viceministro all’Economia, Stefano Fassina, fornisce alcune indicazioni su un eventuale intervento pubblico per consentire alle banche di liberare spazio nei propri bilanci, e tornare quindi a prestare. Il problema è che il suggerimento non sta particolarmente in piedi sul piano del mercato (e passi, non è così grave), ma soprattutto su quello della logica.

Interessante intervista a l’Unità del presidente della Cassa Depositi e Prestiti, Franco Bassanini, pubblicata ieri. In essa Bassanini parla di alcune ipotesi per il cosiddetto “allargamento del perimetro” di attività della Cassa, a sostegno dell’economia, dopo la presentazione del nuovo piano industriale 2013-2015. Di tali ipotesi, e delle linee guida ad esse sottostanti, occorre una valutazione piuttosto rigorosa, visto quanto è concupita, oggi più che mai, la poderosa dotazione finanziaria della Cassa, e quali e quante situazioni di difficoltà economica, ad ogni livello, esistono oggi in Italia.

Oggi, sul Fatto Quotidiano, compare una notizia passata inosservata al resto della nostra stampa: il Fondo Strategico Italiano (FSI), creatura tremontiana della Cassa Depositi e Prestiti, entra con un investimento intorno a 100-120 milioni di euro nella holding della famiglia Brunelli che controlla la società Finiper, che opera nella grande distribuzione attraverso i marchi Iper ed Unes. FSI acquisirà una partecipazione di minoranza qualificata sino al 20 per cento, e potrebbe successivamente ampliare la propria presenza. La domanda sorge spontanea: cosa ci sarà mai di “strategico” nella grande distribuzione organizzata italiana?

A giudicare dai commenti letti sui social network c’è soprattutto un punto, dell’intervista di oggi di Pierluigi Bersani al Sole, che suscita scandalo. Eppure, aguzzando lo sguardo e resistendo ai riflessi pavloviani, si scoprirebbe che l’idea di Bersani è ispirata ad uno dei capisaldi del “modello tedesco”. Che poi la declinazione di tale modello riesca dalle nostre parti, è tutt’altro discorso.