A Confindustria il programma di incentivi settoriali varato ieri dall’esecutivo proprio non va giù. Non che abbiano tutti i torti, a dire il vero. Importo complessivo risibile, pioggia di settori beneficiati (che non è dato sapere se siano stati individuati con ausilio di simulazioni, per stimare il moltiplicatore degli incentivi). Si profila l’ennesima lotteria-click: il cliente tenta l’acquisto, il venditore verifica per via telematica (forse) se il fondo incentivi è capiente. Si rischia una devastante distorsione alle decisioni di acquisto, in termini di differimento in attesa dell’implementazione delle procedure, che hanno data indicativa di partenza fissata al 6 aprile.

Sul sito della Fed di St.Louis è possibile comparare l’andamento attuale di quattro metriche fondamentali dell’economia statunitense (produzione industriale, occupazione, reddito reale, vendite al dettaglio reali) con quello storico, rispetto ai punti di svolta del ciclo economico. I dati sono inequivocabili: siamo ormai prossimi alle peggiori performance storiche (in alcuni casi, siamo oltre), e soprattutto colpisce la velocità di caduta del livello di attività. Questa caratteristica dell’attuale recessione/depressione rende l’attività previsiva ancora più futile del solito, se possibile, anche se il senso comune suggerisce che in queste settimane la regola sia la revisione al ribasso. E quello che vale per gli Stati Uniti sembra valere (forse in modo accentuato) anche per l’Unione Europea e l’Asia, che peraltro hanno economie basate in misura determinante sull’export anziché sui consumi. Ora, è vero che un ministro non dovrebbe stracciarsi le vesti sulla congiuntura, ma gli si richiederebbe almeno del sano realismo. Quello che sembra difettare all’esecutivo italiano. E’ di ieri la reprimenda del ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, contro i “corvi” dell’Ufficio Studi di Confindustria, che ardiscono rivedere al ribasso le stime di (de)crescita italiana rispetto a quelle di Ocse e Fmi. Ma che vogliono questi ingrati, altri soldi? Oppure lavorano per il Re di Prussia, ora trasformatosi nell'”esercito di Franceschiello-Franceschini“?

Italy’s industrial employers’ association Confindustria said on Friday that the country was already in a recession and that GDP will continue to shrink for the rest of the year.

Confindustria made its observation after national statistics bureau Istat reported that Italy’s industrial output fell 0,6 per cent in July, compared to the same month in 2007, and that the drop would have been much higher, 3,2 per cent, if the same number of days had been worked this July. The July decline meant that output for the first seven months of the year was 1,4 per cent lower than the same period in 2007 and down 1,6 per cent when adjusted for the number of working days.

”The drop in July was very negative and would appear to indicate that the decline in GDP in the third quarter will be much worse than expected,” Confindustria’s studies center (CSC) said.

E’ un vero peccato che il presidente del Consiglio abbia trovato solo a tre settimane dal voto l’energia e la veemenza che avrebbe dovuto utilizzare nell’ultimo quinquennio, soprattutto verso i dorotei e i neo-socialisti che infestano la fu-CdL. Ma è interessante analizzare la varietà di reazioni alla requisitoria berlusconiana di ieri. Colto di sorpresa dalla salva di fischi indirizzati dalla platea verso Diego Della Valle, oggi l’establishment confindustriale (che è cosa assai diversa dalla base degli associati) ha replicato con un duro comunicato ufficiale alla performance di ieri. Dopo una trentina di ore di elaborazione, ecco il purissimo distillato di terzismo posticcio: