Se qualcuno pensa che l’eventuale uscita della Grecia dall’euro possa essere gestita senza particolari scossoni nell’attuale assetto istituzionale, ci ripensi. Oggi i mercati stanno picchiando con violenza sia sull’azionario che su obbligazionario e spread, mentre il cambio euro-dollaro ha ormai bucato al ribasso la soglia di 1,30 che pareva voler mantenere a lungo e in scioltezza.

La Grecia prosegue nei suoi terribili spasmi, con il crescente rischio di default disordinato e conseguente effetto contagio sul resto dell’Eurozona. A parte alcune fantasiose dichiarazioni dei leader di partito greci, ora si cerca di comprendere cosa potrebbe avvenire nell’ipotesi, ormai sempre più probabile, che il peggio si materializzi.

Per celebrare le prossime elezioni politiche in Grecia, la Commissione europea ha vergato un agile documento di 17 pagine (che verrà presentato oggi in plenaria davanti al Parlamento europeo) in cui si spiega ai vincitori cosa serve per portare il rapporto debito-Pil al 117 per cento entro il 2020, come da condizioni dell’ultimo “salvataggio”. La genesi del famoso rapporto di circa il 120 per cento di debito-Pil, come sappiamo, è da ricondurre al “modello italiano”, e non ha alcuna valenza economica. Sarà interessante vedere come si comporteranno a Bruxelles e Berlino quando apparirà chiaro che l’Italia ha confortevolmente sfondato quel magico quoziente.

Con colpevole ritardo, segnaliamo il rapporto della Troika sulla situazione finanziaria della Grecia, e sulla sua sostenibilità. Come premessa il documento, pubblicato dalla Commissione europea, osserva che le misure di austerità adottate da Atene da inizio anno, pari all’1,5 per cento di Pil, consentiranno di raggiungere l’obiettivo di un deficit primario pari all’1 per cento di Pil a fine 2012. Il problema è che, per il biennio 2013-2014, vi è la certezza di “ampie insufficienze di bilancio”, pari ad un terribile 5,5 per cento di Pil nel biennio. Quindi il governo greco, segnatamente quello che uscirà dalle imminenti elezioni politiche, dovrà di fatto riscrivere il bilancio di medio termine con altro inchiostro rosso sangue.

Mentre il resto d’Europa ed Eurozona festeggia il secondo LTRO con una visotsa riduzione degli spread italiani e spagnoli (i primi ben più dei secondi, a conferma del fatto che siamo un paese ad alto beta, ed è inutile strologare sulle misure di politica economica), giunge oggi il dato dell’indice dei direttori acquisti delle imprese manifatturiere greche in febbraio, elaborato dalla società Markit. Premesso che valori dell’indice inferiori a 50 indicano contrazioni, vi diciamo subito che mai ci era capitato di leggere un valore così atroce: 37,7.

Due horror story greche: il bar-libreria che non ha avuto l’autorizzazione per vendere caffè e quindi deve mandare un cameriere di collegamento dall’altra parte della strada per poter dare seguito alle richieste del cliente; ed il percorso a ostacoli per aprire un sito di e-commerce per vendere (verosimilmente ed auspicabilmente all’estero) olio di oliva e cosmetici da esso derivati.