Ieri sera, al Tg La7, ci è stata data una notizia. La notizia del rating di un’emittente che infiniti lutti addusse agli italici risparmiatori, e di cui ricorre in questi giorni l’anniversario del default. L’unico problema è che la notizia data ieri sera dal Tg La7 è semplicemente falsa, e questo è un problema. Anche se nel gigantesco bar sport mediatico chiamato Italia nessuno o quasi segnalerà ciò. Siamo qui noi, si parva licet.

Ogni popolo ha i leader che si merita. Gli italiani hanno una straordinaria propensione al vittimismo ed alla autoassoluzione, oltre ad un peculiare spirito nazionalista straccione che si sposa a meraviglia con un robusto analfabetismo economico di base. Nessuna meraviglia, quindi, che il Principe di turno eserciti il proprio ésprit florentin ricorrendo a molte di queste leve strategiche comunicative.

Che accade, in un paese “normale”, se un ministero fornisce un dato economico palesemente errato, lo difende con dotte argomentazioni metodologiche, sul filo di dare di ignorante a chi non avesse afferrato le determinanti del numerone, ed il giorno successivo se ne esce con una rammaricata nota in cui conferma di aver compiuto un marchiano errore? Negli altri paesi non sappiamo: in Italia prevale un assordante silenzio, soprattutto sui media.

Oggi su Libero compare un articolo a firma di Nino Sunseri (“Senza aiuto di Draghi e oro nero il Pil con Matteo sarebbe -1%”), in cui si racconta dello studio di Natixis che simula cosa sarebbe accaduto al Pil italiano nell’ultimo anno senza la bonanza di crollo del greggio e deprezzamento dell’euro. Che poi è quello che avete letto qui, tre giorni addietro. E sin qui, sarebbe ulteriore lavoro per il Gran Capo Estiqaatsi. Si tratta di studio pubblico, dopo tutto. Certo, si potrebbe sempre constatare che un piccolo blog artigianale arriva con ampio anticipo su un quotidiano nazionale ma sarebbe ozioso, capzioso e fazioso. Esistono ovvie priorità nell’ordine di pubblicazione, tra attualità ed approfondimenti. Il punto è un altro.

Come anche i più distratti tra voi avranno notato, nelle edicole italiane è tornata l’Unità. Prima che qualcuno tra voi corra ad informare il Gran Capo Estiqaatsi, ci corre l’obbligo di segnalarvi un articolo pubblicato oggi, a commento della congiuntura italiana. Perché quello che manca, al panorama dell’informazione italiana, è un po’ di sana propaganda in mezzo a tanta analitica oggettività.

Si dice, dalla notte dei tempi, che funzione del giornalismo dovrebbe essere quella di informare i cittadini lettori, consentendo loro di formarsi un giudizio su quanto accade e condiziona le loro vite. Concetto alto, nobile ed elusivo. Soprattutto in un paese come l’Italia, in cui le opinioni vivono di vita propria, i fatti sono accantonati come fastidiosi intoppi sulla strada della narrazione “e comunque l’oggettività non esiste, signora mia”. Su tutto, non va scordato che esistono lettorati che non vogliono essere informati bensì trovare conferma alle proprie visioni del mondo. E sulla stampa italiana, questa dinamica “identitaria” e riduttrice di ansia, tramite semplificazione e distorsione brutale e populistica degli eventi appare molto presente.

In Italia, si sa, abbiamo un rilevante problema di credibilità dell’informazione. Le cause non sono chiarissime, a dirla tutta: forse l’assenza di “editori puri”, tesi che non ha mai particolarmente convinto chi scrive. Forse un mainstream culturale fatto soprattutto di un patologico senso di appartenenza e partisanship, che produce effetti devastanti quando incrocia temi economici. La crisi ha fatto il resto, falciando sia improbabili testate partitiche, la cui esistenza spesso è stata una via di mezzo tra lo scherzo e la dilapidazione di denaro dei contribuenti, sia iniziative private basate su reiterazione di marchiani errori di valutazione nei business plan, ammesso e non concesso di averne avuti. Prima si lancia il cartaceo, poi lo si chiude magnificando il potenziale del digitale, poi si chiude bottega, il tutto con un ciclo vitale che assomiglia sempre più a quello di una colonia di lieviti.