Questa settimana, per la mia conversazione con Michele Boldrin (il cui canale YouTube trovate qui), parliamo dei massimi sistemi: dal rogo di Notre Dame alla filantropia delle grandi aziende francesi, il populismo continua ad alzare la voce. Quale futuro per il welfare e le politiche redistributive?

di Massimo Famularo

Egregio Titolare,

a parziale integrazione dell’opera meritoria già svolta su questi pixel nell’evidenziare come la mirabolante proposta pubblicizzata sul principale quotidiano nazionale da una nota giornalista altro non sia che una becera mutualizzazione del debito, mi permetto di sottolineare alcune descrizioni fortemente fuorvianti e alcune falsità che sostanziano un caso di vera e propria disinformazione.

E insomma, cari studenti neghittosi, non si possono comparare pere e mele. Poi c’è il rischio, la media, la varianza, le variabili, i “giornalisti” che hanno passato gli ultimi vent’anni lavorando sui mercati finanziari per ingannare il tempo in attesa della venuta dei blog e non capiscono di cosa parlano gli accademici, e offele’ fa el to’ meste’. E così spero di voi.

di Mario Seminerio

Vorrei premettere che Michele Boldrin ha ragione. Nel senso che, se i termini della questione fossero la “progressiva e continua monetizzazione del debito sovrano in essere, cominciando da quello di Grecia ed Italia”, io per primo salirei sulle barricate per oppormi ad una simile follia. Ma i termini della questione non sono questi.

Pubblichiamo le riflessioni di Michele Boldrin sul dibattito relativo alla necessità che la Banca centrale europea si ponga come effettivo “garante” e prestatore di ultima istanza delle passività dei paesi membri dell’Eurozona. Un numero crescente di economisti, delle più varie estrazioni, si sta schierando a favore di questa ipotesi, mentre Boldrin è risolutamente contrario. Commenterò in seguito con la mia posizione, che è quella dell’apprendista stregone, ça va sans dire – M.S.

di Michele Boldrin

Una perniciosa fantasia diventa ogni giorno più popolare: la Banca Centrale Europea ha in mano la chiave che apre la porta alla soluzione della crisi del debito sovrano ma si rifiuta di usarla. Secondo tale teoria, tutto ciò che la BCE dovrebbe fare per mettere a segno il silver bullet ammazzacrisi consiste nella progressiva e continua monetizzazione del debito sovrano in essere, cominciando da quello di Grecia ed Italia. Così facendo la BCE stabilizzerebbe i mercati e ridurrebbe i tassi d’interesse che i governi devono pagare.

di Michele Boldrin

Sembra che in Italia, per amore o per forza, molta gente lavori “gratis” – ossia, senza un immediato corrispettivo monetario, o quasi. Hanno cominciato (a fare notizia) Marco Travaglio e Vauro, poi è stata la volta di Roberto Benigni nel programma di Fabio Fazio e Roberto Saviano. Ma non sono solo le celebrità televisive a lavorare gratuitamente. Tempo fa scoprimmo che molte scuole private quasi non pagano i propri docenti più giovani i quali, a loro volta, accettano di lavorare perché l’esperienza così accumulata genera “punti” per accedere all’impiego pubblico. L’associazione Libertiamo ha appena lanciato una campagna contro gli “stage gratuiti” che molte aziende offrono a neolaureati, un “limbo degradante”, mentre quelli durante il periodo della scuola sono “fortemente formativi”. Occorre quindi intervenire, anche perché non ci sono solo le imprese private: c’è il praticantato negli studi professionali e pure gli enti pubblici “danno il cattivo esempio”. Insomma, in Italia troppa gente lavora gratis e questo è sfruttamento. Ma il diffondersi del lavoro gratuito è sintomo di patologie economiche differenti da quelle che molti assumono esserne la causa.

Michele Boldrin replica all’interessante dibattito sviluppatosi dopo il suo primo post. Riguardo le nostre (ed altrui) obiezioni, Boldrin ritiene che il rischio sistemico sia trascurabile, e che la Grecia possa (e debba) ben fallire. Proviamo a replicare ai punti sviluppati da Michele, con una premessa: chi scrive non è tra i sostenitori del salvataggio della Grecia purchessia e ad ogni costo (quindi non è un benpensante), e ritiene inoltre molto probabile che l’esito ultimo di questa vicenda sarà una ristrutturazione del debito greco, cioè la decurtazione del suo valore nominale, in una misura che potrebbe oscillare tra il 30 ed il 50 per cento. Ma l’aspetto sistemico esiste, eccome. Tutto ciò premesso, procediamo.