«Non ho mai avuto dubbi sul fatto che l’Italia ce la farà, perché se noi sommiamo il nostro debito pubblico alla finanza privata siamo il secondo paese più solido d’Europa, secondo solo alla Germania, prima di Svezia Francia e Gran Bretagna. Quindi siamo di fronte ad uno Stato indebitato e a cittadini invece benestanti. Questa è la situazione vera dell’Italia, non dobbiamo quindi essere preoccupati». Lo dice Silvio Berlusconi, arrivando al XX Congresso del Ppe a Marsiglia.

Quindi, par di capire che Berlusconi sposi la ormai celeberrima tesi “patrimonialista” di Marco Fortis.

di Mario Seminerio – Libertiamo

La manovra licenziata ieri dal consiglio dei ministri, dopo un weekend trascorso a informare (e non a consultare) partiti e parti sociali, appare la pesantissima riedizione di quella varata da Giuliano Amato nel 1992. Come allora, e più di allora, c’è una situazione di emergenza, che oggi è persino esistenziale, a causa della crisi dell’Eurozona e dei tragici errori e deficit di leadership che ne hanno costellato l’esistenza negli ultimi tre anni.

Nei giorni scorsi è circolata una bozza di proposta di gestione del debito pubblico, elaborata dall’ex Ragioniere Generale dello Stato, Andrea Monorchio, e da Guido Salerno, che non sapremmo se definire uno scherzo fuori stagione o la conferma definitiva dell’impazzimento di un paese ormai perduto. Proviamo ad analizzarne i dettagli, cercando di resistere all’indignazione ed ai motti di spirito.

Mentre parassiti di ogni calibro dicono la loro su una patrimoniale straordinaria, che è l’ultima, prevedibile (e prevista) scorciatoia di una classe politica inetta e meritevole di una rivolta non solo verbale, non dovrebbe sfuggire (ma sfugge, ampiamente) il fatto che stiamo correndo con la lingua a penzoloni verso una stretta fiscale che finirà col fare crollare la situazione su se stessa.

Il presidente dello IOR, Ettore Gotti Tedeschi, sulle cui spalle pende ora anche l’onere dell’impresa titanica di risanare il buco nero del San Raffaele di don Verzé, dalle colonne dell’Osservatore Romano dice la sua sulla crisi e propone una “soluzione strategica” per uscirne e puntellare il nostro sistema produttivo. In sintesi, l’idea è no alla patrimoniale, si alla patrimoniale e al default.

«Gentile cliente,

la manovra finanziaria recentemente approvata dal Governo italiano ha introdotto alcune novità relative al pagamento dell’imposta di bollo sul Dossier titoli.

Le precisiamo che i Fondi comuni e Sicav di diritto italiano ed estero, le Polizze assicurative e le Gestioni patrimoniali non sono rilevanti ai fini dell’imposta di bollo»

Domanda per i più svegli: secondo voi, con questi loopholes (per i quali il risparmio gestito ringrazia), come farà il buon Giulio a ricavare quasi 9 (nove) miliardi di euro da qui al 2014 da questo specifico provvedimento?