Ripetiamolo alla nausea: non c’è nulla di sconvolgente nella campagna di stampa in atto in Germania sulle ricchezze (vere o presunte) dei paesi del Sud Europa che sono in assistenza o che potrebbero finirvi, come il nostro. Nessuna sorpresa, quindi, che anche lo Spiegel di questa settimana dica la sua, con toni da giornale popolare anziché da “autorevole” magazine dedito alle analisi. Questa reazione è verosimilmente (ma non esclusivamente) frutto dell’affermarsi di correnti anti-euro della società tedesca che prendono la forma partitica e divengono particolarmente vocali. Il problema è nell’immediato metodologico, in termini di qualità dei dati utilizzati, ma ha anche importanti ricadute politiche, nell’accidentato percorso che dovrebbe portarci all’unione bancaria europea.

«Se anche volesse, la Grecia oggi non potrebbe nemmeno introdurre un’imposta patrimoniale per risanare i propri conti statali perché il patrimonio dei greci si è semplicemente dissolto e non c’è più nulla da tassare ma solo spesa pubblica da tagliare. L’Italia ha invece il più alto rapporto tra ricchezza finanziaria netta delle famiglie e Pil in Europa, di gran lunga davanti a Francia e Germania. Ma molti (anche in Italia) lo ignorano» (Marco Fortis, 8 dicembre 2010)

Ascoltate attentamente: Antonio Ingroia, il piemme in aspettativa che ha creato Rivoluzione Civile, parla della necessità dell’introduzione di una patrimoniale. E soprattutto di una patrimoniale che “colpisca” i redditi alti. Tutto chiaro, no? Osservate, dal minuto 5:30 la flemmatica sicumera sicula del nostro eroe, mentre scolpisce:

«Togliamo l’Imu sulla prima casa e mettiamo una patrimoniale soltanto sui redditi alti, da un milione di euro in su annuo»

Interrotto da Michele Santoro, che ha evidentemente studiato (“alle serali”) ed esprime perplessità su questo bizzarro ircocervo patrimonial-reddituale chiedendo lumi, Ingroia replica, con rafforzata sicumera:

«Una patrimoniale che sia immobiliare e mobiliare e che sia nei confronti di coloro i quali hanno un reddito annuo molto alto»

Intervenendo questa mattina a 24Mattino, su Radio24, il leader di Sel, Nichi Vendola, ha rilanciato l’idea di una patrimoniale su quelle che ormai tutti o quasi, per sfinimento ed ignoranza, chiamano “rendite finanziarie”. E non si è fatto mancare nulla, inclusi alcuni sfondoni che testimoniano della drammatica urgenza di studiare non tanto un minimo di economia, in questo paese, quanto proprio i concetti di base, anche solo a livello definitorio.

di Mario Seminerio – Il Tempo

Dopo la rielezione di Barack Obama ed il discorso in cui il presidente degli Stati Uniti ha lanciato il guanto di sfida ai Repubblicani, sostenendo la necessità di aumentare le imposte ai contribuenti più agiati (che negli Usa sarebbero quelli che guadagnano più di 200.000 dollari annui se single, e più di 250.000 se coppia, prendete nota di questi ordini di grandezza), l’Italia della politica sembra improvvisamente percorsa da una strana eccitazione, peraltro ricorrente: far pagare “i ricchi”, in modo esemplare, fino a “farli piangere”, antico topos nella storia di questo disgraziato paese, affetto da amnesie croniche.

A volte la vita riserva sorprese. Ad esempio, scoprire che il responsabile economico del Partito democratico, Stefano Fassina, è contrario alla famosa patrimoniale straordinaria, allineandosi con Vincenzo Visco. Per contro, numerosi esponenti “moderati” o sedicenti tali confermano le loro suggestioni di piccoli Richelieu della gioiosa macchina da guerra duepuntozero, oltre alla loro altrettanto robusta insipienza economica.