Il viceministro all’Economia, Stefano Fassina, in due interviste a Repubblica e Messaggero, ribadisce quello che apparentemente è un fatto, e cioè che il governo Berlusconi-Tremonti ha firmato con l’Europa il pareggio di bilancio al 2013, ponendo le basi per la successiva disfatta della nostra congiuntura. Ma a Renato Brunetta questo semplice dato di fatto non sta bene perché, come noto, dalle parti del Pdl la realtà è sgraditissima ospite.

(Nota per i lettori: questo post ha ottenuto la dispensa dei corsivisti de Linkiesta al nostro proponimento di fare una pausa di riflessione nelle pubblicazioni. In segno di gratitudine, anche questa avvertenza è pertanto pubblicata in altrettanto corsivo. Addavenì, il Pulitzer)

E’ una sequela di reazioni da embolo in libera uscita per la carotide, quella che da ieri pomeriggio grandina sulle agenzie di stampa per mano pressoché unica di esponenti del Pdl, dopo aver scoperto un assai sensibile “suggerimento” al nostro paese da parte del Fondo Monetario Internazionale, al termine della periodica missione di ricognizione sullo stato dell’economia. La cosa buffa è che il rapporto è pieno di banalità “sostanziali”, nel senso di cose che sappiamo di dover fare da alcuni lustri, soprattutto da prima che ci arrivasse in testa la bomba teutonica. Eppure, l’unico punto di questo rapporto in larga parte fotocopiato (perché siamo pessimi scolaretti, sulle cose che contano) è questo stucchevole punto sull’imposizione fiscale sulla prima casa, che è ormai diventata l’arma di distrazione di massa definitiva, prima che qualcuno spenga la luce e butti la chiave.

Ieri, il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, al question time del Senato, ha lanciato una secchiata di realtà ghiacciata sul perdurante ed ormai stucchevole baloccamento dei nostri parolai su Iva ed Imu:

«L’eliminazione completa dell’Imu costa 4 miliardi e altrettanto il blocco di un punto dell’Iva, cifre che fanno ipotizzare interventi compensativi di estrema severità che al momento non sono rinvenibili»

Questa situazione è nota da tempo a chiunque abbia una dimestichezza minimale non tanto con la contabilità pubblica quanto con la realtà della congiuntura del paese.

«Al presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, ricordiamo che alleggerimento della tassazione sul lavoro e alleggerimento della tassazione sulla casa non sono in contrapposizione», tuonò il capogruppo Pdl alla Camera, Renato Brunetta, in replica alle rimostranze di Squinzi. Ma dai numeri e dalla tesi di Brunetta emerge tutta la follia di questa crociata pidiellina sul nulla.

Nasce il primo governo di Enrico Letta. Nasce con “sorprese” e conferme. Tra le seconde, il fatto che all’Economia resterà un tecnico puro, quale Fabrizio Saccomanni, malgrado gli ululati sulla imprescindibile necessità di dare ad un politico il ministero più politico e potente del paese. Ora ci attende lo scontato risveglio da un lungo sonno popolato di sogni. La notte prosegue, però.

Giulio Tremonti è uscito dal gruppo:

“Sono con la Ue che si è sempre dichiarata contraria ad accordi fiscali come quello che l’Italia vorrebbe fare con la Svizzera”. Lo ha detto Giulio Tremonti a Radio Anch’io. “Il parlamento tedesco ha già bocciato una bozza d’accordo perché ritiene che vadano applicate le regole dell’unione. E inoltre – ha concluso ironicamente l’ex ministro – quei capitali sono solo transitati dalle banche elvetiche per finire tutti a Hong Kong. Lo facciamo con loro l’accordo? (Ansa, 9 gennaio 2013)

“Se Alfano diventasse primo ministro sarebbe meglio che si tenesse l’interim dell’Economia e delle Finanze”. Lo afferma l’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti, nel corso di una manifestazione elettorale a Belgioioso in provincia di Pavia, commentando la proposta lanciata oggi da Silvio Berlusconi e cioè la restituzione dell’Imu.
“Essendo stati trasferiti ad Hong Kong tutti i capitali – aggiunge – tenderei ad escludere che le banche svizzere vengano a pagarci l’Imu” (Ansa, 3 febbraio 2013)

Ma altri restano confortevolmente asserragliati nel bunker della psichedelia più spinta.