Oggi sul Corriere compare un’intervista a Renato Brunetta, ormai incontenibile nel suo ruolo di “eminenza grigia” di Berlusconi. Nulla di epocale, solite menate sulle slide powerpoint, la “squadra di giovani” dell’università che sfornano “analisi” a spron battuto, e via di seguito. Interessante, si fa per dire, quella che ormai è diventata la canzoncina con cui quelli che ormai sono i tristi e tragici residui del berlusconismo tentano di spiegare “il complotto”:

«Tutto comincia per causa della Deutsche Bank, che, oppressa dai titoli tossici, ha venduto otto miliardi di titoli del debito pubblico italiano»

Chi non avesse visto la puntata di ieri sera di Otto e mezzo, se la riveda qui sotto. E’ un’eccellente sintesi di quello che ci aspetta in campagna elettorale dal versante del Pdl. Qui potrete gustare un Renato Brunetta percorso da scariche di adrenalina, probabilmente perché l’ex ministro pensa di aver capito tutto e che la storia gli stia dando ragione. Potrete anche ascoltare la ricorrente promessa elettorale sulla eliminazione dell’Imu (che nel pantheon delle promesse berlusconiane ha ormai sostituito l’Irap: chi ha detto che in questo paese non cambia mai nulla?) e sul modo in cui verrà trovata la copertura, ma solo nei giorni pari, perché in quelli dispari la fonte di tale copertura verrà accusata di essere uno strumento di tortura al servizio di uno stato di polizia. Al solito, due o più parti in commedia. Che tuttavia volge rapidamente in farsa, prima di puntare alla tragedia.

Scontro tra titani: Brunetta leva il ditino al cielo e dà i compiti a Ricolfi. “Leggere Bernanke” che vorrà mai dire, che la Bce dovrebbe comprare mutui? E se non avvenisse, e non avverrà, che fare, diciamo che il cosiddetto programma del Pdl è fallito per colpa di Draghi? Quanto al famoso “piano di riduzione del debito pubblico” del Pdl, ne abbiamo già parlato: è un distillato di purissima ignoranza, come la creazione di un fondo chiuso immobiliare che emette debito anziché azioni, oltre a tagliare imposte con incassi una tantum.

Oggi, su il Giornale, Renato Brunetta rilancia con fanfara cattedratica un paper di Paul De Grauwe e Yuemei Ji sulla natura non esclusivamente fondamentale della crisi dell’Eurozona e del conseguente impatto sugli spread. La tesi di De Grauwe e Ji è ormai nota: i mercati obbligazionari dell’Eurozona sono più fragili ed inclini a crisi di liquidità che si autoavverano rispetto ai paesi “stand alone“. La cosa più interessante è che il paper è di maggio, ma solo oggi balza all’attenzione di Brunetta.

Da domani, con Libero, torna in vita la celeberrima collana dall’impegnativo titolo “Manuali di conversazione politica“, che poi sono quelli che il Pdl realizza quando si trova all’opposizione o nella maggioranza ma con le mani legate ben strette dietro la schiena, come nella situazione attuale, in cui ha votato la fiducia al governo Monti e continua a sostenerlo malgrado crescenti mal di pancia tra i suoi peones e caudillos, e malgrado Silvio Berlusconi intervenga ad intervalli regolari a troncare e sopire, sostenendo che, oggi, non si può “staccare la spina” al governo del professore bocconiano.