Vogliamo provare a rileggere cosa c’è scritto nella risoluzione 1559 della leggendaria Onu, quell’ipse dixit con cui la sinistra italiana è solita sciacquarsi la bocca? Vediamo:

“The Security Council, recalling all its previous resolutions on Lebanon, in particular resolutions 425 (1978) and 426 (1978) of 19 March 1978, resolution 520 (1982) of 17 September 1982, and resolution 1553 (2004) of 29 July 2004 as well as the statements of its President on the situation in Lebanon, in particular the statement of 18 June 2000 (S/PRST/2000/21), reiterating its strong support for the territorial integrity, sovereignty and political independence of Lebanon within its internationally territorially recognized borders, noting the determination of Lebanon to ensure the withdrawal of all non-Lebanese forces from Lebanon, gravely concerned at the continued presence of armed militias in Lebanon, which prevent the Lebanese government from exercising its full sovereignty over all Lebanese territory, reaffirming the importance of the extension of the control of the Government of Lebanon over all Lebanese territory, mindful of the upcoming Lebanese presidential elections and underlining the importance of free and fair elections according to Lebanese constitutional rules devised without foreign interference or influence,“1. Reaffirms its call for the strict respect of the sovereignty, territorial integrity, unity, and political independence of Lebanon under the sole and exclusive authority of the Government of Lebanon throughout Lebanon;

“2. Calls upon all remaining foreign forces to withdraw from Lebanon;

“3. Calls for the disbanding and disarmament of all Lebanese and non-Lebanese militias;

“4. Supports the extension of the control of the Government of Lebanon over all Lebanese territory;

“5. Declares its support for a free and fair electoral process in Lebanon’s upcoming presidential election conducted according to Lebanese constitutional rules devised without foreign interference or influence;

“6. Calls upon all parties concerned to cooperate fully and urgently with the Security Council for the full implementation of this and all relevant resolutions concerning the restoration of the territorial integrity, full sovereignty, and political independence of Lebanon;

“7. Requests that the Secretary-General report to the Security Council within thirty days on the implementation by the parties of this resolution and decides to remain actively seized of this matter.”

Condividiamo le parole di Giuliano Amato, uomo di grande intelligenza e sensibilità politica, contro gli aberrati ed aberranti paladini del benaltrismo e del tuttavismo che infestano la coalizione di sinistra-centro, vero scandalo di un paese occidentale quale l’Italia insiste a definirsi:

Gli euroburocrati sono attualmente impegnati, tra le altre cose, a scrivere un codice di condotta linguistica politicamente corretta, che verrà sottoposto alla valutazione dei leader europei, il prossimo giugno. Nella revisione terminologica, si sollecitano i governi ad evitare l’espressione “terrorismo islamico”, ed a sostituirla con “terroristi che invocano abusivamente l’Islam”.

Scrive Piero Fassino, in una letterina colma di spirito natalizio inviata al Corriere:

Caro Direttore, vi è chi rimprovera ai politici occidentali e italiani (lo hanno fatto sul Corriere Ernesto Galli della Loggia, Magdi Allam e Angelo Panebianco) una sorta di passività politica e subalternità culturale che impedirebbe di vedere i pericoli gravi insiti nelle manifestazioni che scuotono i Paesi islamici. E si chiede maggiore e più visibile fermezza contro chi assalta ambasciate e chiese, aggredisce occidentali, brucia bandiere di nazioni democratiche.
Ora non vi può essere dubbio sulla condanna netta ed esplicita di ogni violenza, tanto più quando colpiscono istituzioni e simboli del tutto pacifici. Così come netta deve essere la condanna verso chi in Italia brucia bandiere americane o israeliane.
Ma la condanna da sola può non bastare. Serve individuare con quale strategia rispondere.L’ondata di manifestazioni dice quanto profondo sia diventato il solco che divide l’Islam dall’Occidente. Dall’11 settembre — che fu salutato in molte capitali islamiche con manifestazioni di giubilo — ad oggi la situazione si è fatta via via più critica: la guerra in Iraq — comunque la si giudichi — è stata vissuta da gran parte dell’opinione pubblica islamica come una guerra occidentale contro l’Islam. E le vittorie elettorali di Hamas in Palestina, dei Fratelli Musulmani in Egitto e di Ahmadjnejad in Iran hanno reso visibile l’espandersi di consenso all’integralismo. Un diffuso rancore antioccidentale non riconducibile solo più a ristretti gruppi e che va molto al di là della querelle sulla opportunità delle vignette satiriche.
L’Islam però non è un tutto omogeneo e compatto. L’Islam non è solo Al Qaeda; né i Fratelli Musulmani rappresentano la complessità del mondo islamico.

E’ costituzionalmente fisiologico che il Consiglio Superiore della Magistratura si pronunci nel merito di una proposta di legge all’esame del parlamento? E’ costituzionalmente fisiologico che i magistrati italiani sospendano l’esercizio delle proprie funzioni per protestare contro un progetto di legge, durante il suo iter parlamentare? Secondo il presidente del Senato, non esattamente:

Ricevendo al Quirinale l’emiro del Qatar, il presidente Ciampi ha colto l’occasione per ribadire il proprio mantra sulle misure preventive più efficaci nella lotta al terrorismo:

“La lotta contro il terrorismo internazionale, incluso quello riconducibile all’estremismo islamico è responsabilità preminente di tutta la comunità internazionale. E’ indispensabile operare con unitarietà di intenti, nella prevenzione, nella repressione, nella rimozione delle cause profonde che alimentano la minaccia terrorista. Anche dalla capacità di avviare a soluzione la crisi israelo-palestinese, di realizzare la pacificazione dell’Iraq dipende la possibilità di sottrarre larghe fasce di popolazione alla propaganda fondamentalista”.

L’emiro del Qatar, proprietario di quel modello di giornalismo investigativo e di denuncia civile chiamato al-Jazeera, a sua volta ha scolpito:

“Il terrorismo richiede la solidarietà di tutti, cosa indispensabile per arrivare a combatterlo alla radice, la soluzione del conflitto in Medio Oriente contribuirà a stabilizzare la regione. Bisogna mettere il popolo palestinese in grado di costruire un proprio stato con capitale Gerusalemme, secondo quanto stabilito dalle Nazioni Unite, sul territorio attualmente occupato” da Israele.

I governi occidentali si interrogano su come contrastare l’attività terroristica sui propri territori, soprattutto quella relativa a reclutamenti, comunicazioni e logistica, senza restringere e coartare i fondamentali diritti civili di tutta la popolazione. In Italia il ministro dell’Interno, Pisanu, illustrerà domani alla Camera le iniziative allo studio del governo. L’impressione è che il titolare del Viminale ed il governo sceglieranno la linea del dialogo con l’opposizione, e che non verrà fatto pesante ricorso alla legislazione emergenziale, come invece avvenne ai tempi delle Brigate Rosse. Quindi nessuna Superprocura antiterrorismo, e nessuna dichiarazione di “stato di guerra”, come invece vorrebbe la Lega, i cui dirigenti hanno evidentemente deciso di avviare un contest a chi le spara più grosse.
Operativamente, sembra che Pisanu sceglierà una strategia “incrementale”, ad esempio basata sul raddoppio dei tempi del fermo di polizia (da 12 a 24 ore), un inevitabile maggior controllo sul territorio (ma questo weekend a noi Roma è parsa non particolarmente militarizzata, ferma restando l’estrema difficoltà operativa a proteggere questa ed altre realtà), e l’eventuale utilizzo dei “colloqui investigativi” in carcere, in assenza di avvocati difensori: strumento integrato da una legislazione premiale, ad esempio con la concessione di permessi di soggiorno per quegli immigrati che forniranno informazioni utili a scopo preventivo. L’intero pacchetto-sicurezza potrebbe poi essere presentato sotto forma di disegno di legge, con tempi di implementazione quindi molto più lunghi rispetto al decreto-legge, sempre per favorire il dialogo bipartisan su temi così delicati. L’attività di intelligence dovrebbe poi essere potenziata tentando di infiltrare cittadini islamici nei phone center e nelle moschee, dove è più facile reperire informazioni su quanto si muove nel mondo dell’integralismo. Come facilmente intuibile, si tratta di temi molto delicati, che investono direttamente il tema delle libertà individuali. Il ministro dell’interno britannico, Clarke, ha ad esempio proposto di aumentare il periodo in cui compagnie telefoniche ed internet providers dovranno conservare i dati relativi ad email e traffico telefonico. Proposto anche il potenziamento dell’attività di Europol, soprattutto in temini di coordinamento e uniformazione degli standard di raccolta e scambio di informazioni.
Ma tutte queste proposte meritano alcune riflessioni, metodologiche e “filosofiche”.