La globalizzazione non è minacciata solo dalla crisi finanziaria, ma anche dalla pirateria che opera al largo delle coste somale. L’ultimo colpo, compiuto sabato scorso, è il sequestro di una superpetroliera della saudita Aramco, che ha dimensioni triple rispetto a quelle di una portaerei statunitense e può trasportare fino a 2 milioni di barili di greggio. Uno schiaffo alla forza di pattugliamento marittimo multinazionale (che include navi militari statunitensi, russe e britanniche), istituita per contrastare il fenomeno della pirateria somala.

Ricordate quale è una delle principali tecniche retorico-dialettiche per giustificare aggressioni militari? E’ quella rappresentata dalla metafora del lupo e dell’agnello. L’agnello si abbevera a valle di un corso d’acqua, il lupo a monte. Eppure il lupo riesce ad accusare l’agnello di inquinargli l’acqua che beve. Qualcosa di simile accadde durante il nazismo, per giustificare aggressioni ed annessioni. Nel 1943, sionisti radicali attaccarono la sede del Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori Tedeschi, nell’episodio noto come la rivolta del Ghetto di Varsavia: un disperato quanto inane tentativo di resistenza all’inesorabile progressione della “soluzione finale”. Questo sito ha realizzato un sinistro assemblaggio per mostrare cosa avrebbe scritto all’epoca la stampa liberal di oggi. Copiaincollati e messi nella macchina del tempo, quegli articoli sono arrivati ai nostri giorni. Perché occorrerebbe essere consapevoli di un’elementare verità: oggi fa molto salotto radical chic, politicamente corretto, distinguere tra antisionismo ed antisemitismo. “Io non sono antisemita, ma rivendico il mio diritto di ciriticare le decisioni del governo e dello stato di Israele”. Quante volte abbiamo letto o sentito questo concetto negli ultimi anni? Interessante espediente retorico, vero? E’ la tecnica preferita dal nostro ineffabile ministro degli esteri: “Israele ha condotto un’iniziativa sciagurata, ora si rischia di radicalizzare l’intera regione. E lo dico da amico di Israele, sia ben chiaro…”. Quindi, seguendo questa linea argomentativa, occorrerebbe lasciare agli Hezbollah il loro kindergarden della Valle della Bekaa, lasciarli proseguire con i lanci di razzi (meglio, ormai si tratta di missili) sulla Galilea, consentire loro di entrare in territorio israeliano, uccidere e rapire soldati israeliani. Insomma, farli svagare e tenerli impegnati, per evitare che facciano danno. Certo, meglio. Molto meglio.

Proviamo a rileggere il testo di quello che fino a ieri era il disegno di legge numero 845, recante “Disposizioni per la partecipazione italiana alle missioni internazionali”, e che è stato oggi definitivamente approvato, dopo due voti di fiducia chiesti dal governo. L’articolo 1 recita, tra l’altro:

1. È autorizzata, fino al 31 dicembre 2006, la spesa di euro 33.320.634 per la prosecuzione della missione umanitaria, di stabilizzazione e di ricostruzione in Iraq, di cui all’articolo 39-vicies bis del decreto-legge 30 dicembre 2005, n. 273, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 febbraio 2006, n. 51.

Missione umanitaria, di stabilizzazione e ricostruzione in Iraq? Ma non era una guerra coloniale di occupazione? All’articolo 2, notiamo quanto segue:

1. È autorizzata la spesa di euro 130.430.101 per la fase di rientro, entro l’autunno 2006, del contingente militare che partecipa alla missione internazionale in Iraq, denominata Antica Babilonia, di cui all’articolo 39-vicies bis, comma 9, del decreto-legge 30 dicembre 2005, n. 273, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 febbraio 2006, n. 51.

2. È autorizzata, fino al 31 dicembre 2006, la spesa di euro 550.268 per la proroga della partecipazione di esperti militari italiani alla riorganizzazione dei Ministeri della difesa e dell’interno iracheni, nonché alle attività di formazione e addestramento del personale delle Forze armate irachene, di cui all’articolo 39-vicies bis, comma 11, del decreto-legge 30 dicembre 2005, n. 273, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 febbraio 2006, n. 51.

Rientro entro l’autunno? Ma non era quello che prevedeva il governo precedente? Partecipazione di esperti militari italiani in qualità di consulenti delle forze armate irachene? Ma non si doveva eliminare la componente militare della missione a vantaggio di quella umanitaria? E l’attività di advisory militare al governo iracheno è frutto di qualche forma di accettazione del voto democratico del popolo iracheno? Il governo iracheno non è più il prodotto artificiale dell’invasione americana?