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“Cresce la produzione industriale ai massimi da fine 2000”

Scrive oggi il Giornale, risparmiando anche una bella virgola (forse perché è tempo di tagli), mentre Repubblica rilancia:

“Produzione industriale, aprile boom”.

Ancora più spericolato e psichedelico il titolo de la Stampa:

“L’Istat rivede il Pil al ribasso: +0,4%. Ma l’industria vola al top dal 2000”

Bum.

A parte l’accostamento tra il sostantivo “ribasso” e il segno più, che è veniale in un paese di analfabeti economici quale è l’Italia, è utile segnalare che quel “massimi da fine 2000” non è riferito al valore dell’indice di produzione industriale, ma alla variazione tendenziale dell’indice medesimo. Cioè, banalmente, ad una percentuale. Il vero confronto non va fatto sulle variazioni, ma sui livelli della grandezza osservata.

Se a qualcuno interessa, il valore dell’indice della produzione industriale corretto per gli effetti di calendario, ad aprile 2010 è stato pari a 85,7. Lo stesso indice ha toccato il massimo a luglio 2008, al valore di 114,9. Ora, con un complesso algoritmo, a quanto ammonta la distanza della produzione industriale dal suo picco storico, in termini percentuali? Azzardiamo, forse qualcosa di simile al 25 per cento?

Non è l’industria a “volare al top”, ma le idiozie.

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