Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Attenzione, caduta tasse

in Discussioni/Economia & Mercato/Italia

Abbiamo quindi, da alcune ore, la manovra che ristruttura le manovre precedenti, perché “tutto è precipitato”, inclusa la credibilità di un governo di incapaci, che per anni (e non solo in questa legislatura) ha imbonito i gonzi. Riguardo questi ultimi, l’unica constatazione è che in Italia ce ne sono un numero davvero impressionante, e spetterà a storici e (soprattutto) sociologi capire il perché, anche se forse trattasi di banale e crassa ignoranza. In attesa che i due patetici vecchi che “guidano” l’esecutivo italiano siano consegnati al luogo a loro più confacente (il cassonetto della storia), qualche considerazione spicciola sulla manovra.

In primo luogo, si tratta di una disarticolazione e devastazione della funzione amministrativa degli enti locali, non c’è possibilità che questo giudizio possa essere confutato. Regioni, province e comuni, di fatto, perderanno la propria ragione d’essere per diventare fonti di esazione fiscale supplementare a quella nazionale. Da ciò consegue anche la fine della farsa nota come “federalismo fiscale”, costruita per dare il contentino alla Lega, ma mai realmente dotata di capacità di mutare il corso degli eventi. Avremo quindi soppressione di trasferimenti centrali e introduzione immediata dell’Imu, l’imposta municipale unica. I gonzi che hanno votato Lega saranno felici di pagare più imposte, in nome del federalismo. Di rilievo anche il fatto che il patto di stabilità interno, quello che ad oggi impedisce alle regioni virtuose di spendersi il surplus di gestione, resta inalterato. Qualcuno lo dica ai fessi che, sullo sterrato di Pontida, urlavano che o si cambiava quello o muerte.

La manovra poggia su demenziali aumenti di pressione fiscale, che finiranno con l’accelerare la ricaduta in recessione del paese. Le resistenze di Lega e sindacati (due tra i maggiori responsabili della bancarotta di questo paese) hanno impedito ogni e qualsiasi intervento strutturale sulle pensioni, come l’eliminazione di quelle di anzianità. Torneremo sul luogo del delitto tra qualche mese o settimana, quando faremo la ristrutturazione della ristrutturazione di questa manovra, patrimoniale inclusa.

Sul lavoro, c’è una fitta coltre di fumo che impedisce di capire se le festività non religiose saranno effettivamente accorpate alle domeniche o ai lunedì, secondo i bank holidays anglosassoni, e se saranno o meno monetizzabili. In quest’ultimo caso, sembrerebbe essere un piccolo cadeau alle imprese, che tuttavia appare molto difficile riuscire a far passare, anche nelle aule di tribunali. Altro regalino alle imprese, e segnatamente a Confindustria (regalo avvelenato, però), è il tentativo di estendere il “modello Fiat” a tutto il paese, con fuoriuscita dai contratti nazionali. Peccato che, in assenza di riforma della rappresentanza sindacale, il paese diventerebbe un Vietnam. Scenario che forse piacerebbe a Maurizio Sacconi, sempre impegnatissimo a combattere contro i fantasmi e le ossessioni della sua inutile esistenza politica, ma che difficilmente favorirebbe la ripresa della produttività. E del resto, se pensate che per Tremonti e Berlusconi la produttività cresce sopprimendo le festività, avete la misura dell’analfabetismo che regna nell’esecutivo. Piccola nota di folklore: Berlusconi ieri ha chiosato Tremonti con un “niente più ponti”. Speriamo che ciò includa anche quello sullo Stretto, e attendiamo le comprensive reazioni degli albergatori.

Tra le nuove tasse, un aumento dell’addizionale Ires sulle imprese operanti nel settore energia (la Robin Tax), che arriva ad un bel 10,5 per cento e si estende anche alle energie verdi. Vedremo se e in che modo la stretta finirà con l’essere traslata a valle. Arriva la “armonizzazione” della tassazione dei redditi da capitale, al 20 per cento. Non renderà nulla, visto che include la tassazione dei capital gain e quindi produrrà solo enormi crediti d’imposta, visto l’andamento delle borse; sarà poi distorsiva, perché esclude i titoli di stato. Speriamo possa in realtà assolvere alla sua unica, vera funzione: far smettere la sinistra e le termiti della destra sociale di romperci i coglioni di insistere con le virtù taumaturgiche della “tassazione delle rendite finanziarie”. Ricordate anche che mancano 4 miliardi di euro nel 2012 e 17 miliardi sul 2013 che sono legati alla riforma dell’assistenza. In assenza di risultati dalla legge-delega entro quest’anno, scatteranno i tagli lineari su carichi di famiglia, redditi di lavoro e pensioni, mutui, asili nido, eccetera.

Nel settore pubblico, vergognoso rinvio di due anni della corresponsione della buonuscita, l’equivalente del trattamento di fine rapporto. Qui si tocca con mano quello che può fare l’odio di classe nelle azioni di un gruppo di disperati al governo.

La razionalizzazione di comuni e province è fatta in base a futili criteri di popolazione, e non funzionali-territoriali. Provate ad accorpare ad altri la provincia di Sondrio, e auguri. Forse servirebbe di più lasciare le province ma privarle dell’aspetto elettivo, cioè niente più consigli provinciali ma un alto funzionario amministrativo di nomina regionale. E comunque, non si farà nulla di nulla, visto che prima servono gli esiti del censimento, l’ultima foglia di fico di un governo di treccartari.

Altro, molto altro ci sarebbe da dire, e lo si dirà, a tempo debito (per restare in tema). Per ora vi basti sapere che riforma delle pensioni e patrimoniale sono solo rinviate, che il paese cadrà in una profonda recessione di tipo greco (cioè da stretta fiscale), e senza neppure la flessibilità di una disinflazione indotta dalla crisi, visto che la manovra fiscale farà salire prezzi e tariffe amministrate.

Note finali a margine: per Berlusconi, che ha ribadito che il suo governo “ha ereditato da altri” il debito pubblico (che infatti è salito di 15 punti percentuali rispetto al Pil, dall’inizio di questa legislatura), e per l’editoriale odierno di Vittorio Feltri, che ha un incipit fulminante:

«Primo dato: siamo furibondi. Secondo dato: non sappiamo con chi prendercela»

Che altro non è che una citazione dal Petrarca:

«Pace non trovo, e non ò da far guerra»

Solo che, ai tempi di Petrarca, non c’erano medici che riuscissero a contrastare il decadimento delle funzioni cognitive e mnemoniche. O forse si tratta solo di malafede, e quella resta nei secoli incurabile.

P.S. Siamo sempre in attesa che Pierluigi Bersani ci sveli la contromanovra del Pd, tra un motto da osteria e l’altro. E si ricordi che non siamo qui a rimettere il dentifricio nel tubetto, vista l’entropia amorale che ormai guida questo paese.

Update – Dopo la richiesta, ecco la manovra alternativa del Partito democratico. Tra le altre cose, modifica dei termini dello scudo fiscale, con aumento dell’imposta sostitutiva, e patrimoniale immobiliare ordinaria, a valori di mercato (come all’estero) e “fortemente progressiva”.

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