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Tuesday, 1 May, 2012

in Economia & Mercato, Famous Last Quotes, Italia

E così, il governo ha ufficializzato l’ennesima “fase due”, quella del sempre rinviato assalto alla spesa pubblica. Enrico Bondi, il “salvatore” di Montedison e Parmalat, specialista in azioni revocatorie per recuperare il maltolto, sarà il dominus del procurement, cioè dovrà razionalizzare la spesa per acquisti della pubblica amministrazione. In pratica, dovrà essere l’Onnipotente.

Poi entra anche l’uomo che pare proprio impossibile riuscire a consegnare ai libri di storia, Giuliano Amato, con il compito di fornire a Monti “analisi ed orientamenti” sulla riforma dell’articolo 49 della Costituzione, nelle more del dibattito parlamentare sulla riforma di queste entità così poco amate dagli italiani. Cooptato anche Francesco Giavazzi, spesso critico nei confronti del premier, che avrà il ruolo di super-advisor sul tema dei contributi pubblici alle imprese. E mentre Bondi cercherà di tagliare sugli acquisti, in caso tentandone una qualche forma di centralizzazione, si insedierà un bel comitato interministeriale sulla spending review, presieduto da Monti e composto dal ministro dei Rapporti con il Parlamento, Giarda, dal ministro della Funzione Pubblica, Patroni Griffi, dal viceministro Vittorio Grilli e dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Antonio Catricalà. Quindi, par di capire, Bondi gestirà  la tattica, il comitato si occuperà della strategia e del ridisegno della Funzione pubblica, anche nelle sue articolazioni territoriali.

Monti ha aperto la conferenza stampa in modo molto aggressivo, esprimendo “sdegno” verso chi incita alla disobbedienza fiscale, ma anche (e qui sta la vera valenza “politica”) verso chi propone compensazioni tra debiti e crediti. E’ su questa frase che si materializza il faccione di Angelino Alfano che nei giorni scorsi, memore del fatto di essere in campagna elettorale, ha pensato bene di lanciare questa ideona vagamente sudamericana, se non per il principio sottostante quanto meno per la tempistica. Fin quando non avremo dei politici che si ricordano che siamo ad un passo dal baratro e servirebbe quindi evitare di fare proposte demenziali e distruttive, la prognosi per il paese non è destinata a migliorare, neppure se i tedeschi allenteranno la catena.

Monti ha poi rivendicato la nuova normativa che impedisce i consigli di amministrazione incrociati in banche ed assicurazioni. Un’ottima iniziativa, che dovrebbe servire a spezzare la febbrile attività collusiva dei nostri cosiddetti poteri forti. Qui una medaglia a Monti la diamo più che volentieri. Ma sul resto, siamo travolti dalla perplessità.

In primo luogo, pare puerile alzare il dito sulla Rai solo per minacciare di punire il Pdl ed il suo concierge per qualche sciocchezza demagogico-elettoralistica. Usare la Rai come carota e bastone per negoziare con i partiti e poi lasciare Viale Mazzini nel suo desolante status quo è tattica da politici nel senso non troppo nobile del termine. O i fatti o il silenzio. Monti ha poi suggerito di essere aperto a suggerimenti alternativi sull’Imu, ma poco dopo ha fatto capire che alla medesima non ci sono alternative. Qualche forzatura di troppo su questa imposta, che Monti dice di aver copiato dal precedente esecutivo. Non è proprio così, o meglio è stato copiato il nome, non (ad esempio) la destinazione del tributo. Ma sono sfumature.

Vero, verissimo che l’Ici non andava eliminata (qui lo si scrive da sempre), ma forse ora il problema non è neppure più quello, perché è tutto il gettito ad essere crollato, a causa della recessione-depressione che ci è stata inflitta ed imposta. Utile citare tutti gli errori della partitocrazia, ma se viene fatto ogni volta che si vuol fare passare un proprio provvedimento che somiglia drammaticamente a quelli degli ultimi decenni, l’esito non è la differenziazione dalla Casta ma l’aggiunta di pagine al copione del teatrino della politica al tempo della peste (finanziaria).

Ottima la cooptazione di Giavazzi: è giusto che i professori si sporchino le mani con la realtà, anziché limitarsi a dardeggiare critiche dagli editoriali. Fosse per noi, ne faremmo entrare molti di più: sarebbe un reality check molto istruttivo e formativo, anche per chi ha velleità di Gran Consigliere da ormai molti anni. Giavazzi potrebbe fare molta ombra a Corrado Passera, che fin qui è stato soprattutto un generatore casuale di luoghi comuni. Bondi invece di fatto non sostituirà Giarda, che continuerà a studiare più o meno proficuamente quanto accadeva nella Repubblica Cisalpina. Sette mesi non sono passati invano, ha detto Monti, perché sono serviti alla fondamentale ricognizione di Giarda. Non che non si conoscessero da lustri i temi e le azioni da intraprendere a seguito di tale “ricognizione”, ma fingiamo di crederci.

Sempre piuttosto irritante l’atteggiamento pedagogico di Monti sul peggio che potrebbe ghermirci da un momento all’altro (“l’aumento Iva non è scongiurato”). Basterebbe andare dalla Merkel, magari assieme ad altri leader europei, e chiedere con forza il rallentamento del consolidamento fiscale. Ma Monti ci informa che “in Europa non si possono battere i pugni sul tavolo”. Frase che somiglia sinistramente a quanto detto ieri da Giulio Tremonti al Corriere: “Al G20 è sempre uno contro diciannove”. Siamo dei geni incompresi, incapaci di tessere alleanze e con il complesso del bon ton, evidentemente.

Nel complesso, continua a sfuggirci qualcosa: o questo è un punto di svolta epocale, oppure siamo di fronte all’ennesima tattica dilatoria. Se Monti fallirà, saremo spacciati. Se Monti riuscirà ma l’Europa continuerà ad essere massacrata dalla Lex Teutonica, saremo egualmente spacciati. Nel frattempo, mediocri figuranti continuano a recitare stancamente su un palcoscenico strettissimo, circondato da una buca dell’orchestra molto profonda.

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