Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Numeretti e tesoretti del QE

in Economia & Mercato/Famous Last Quotes/Italia

Oggi tutta la stampa italiana richiama la stima dell’impatto del QE della Bce sulla crescita del nostro paese elaborata dal Centro Studi Confindustria. Sono numeri molto vigorosi, tanto più se partiamo dal fatto che il Fondo Monetario Internazionale ha segnalato il rallentamento facendo girare il proprio modello già in presenza del deprezzamento del cambio dell’euro e del continuo calo dei rendimenti nominali sui titoli di stato.

La stima del CSC prevede che il Pil italiano avrà nel 2015 una spinta dello 0,8%, derivante per lo 0,2% dalla riduzione dei tassi d’interesse reali (cioè al netto dell’inflazione) a lungo termine e per lo 0,6% dal deprezzamento del tasso di cambio effettivo nominale (stimato in calo dell’11,4%). Nel 2016 tale beneficio dovrebbe aumentare all’1%, ripartito rispettivamente in +0,4% da tassi reali e +0,6% da cambio.

Pensiamo che il punto della questione sia chiedersi quanta parte di questo plus di crescita non fosse già incorporato nelle ultime (a questo punto, penultime) stime delle maggiori istituzioni di ricerca, domestiche ed internazionali proprio perché, come detto, i tassi nominali e reali erano già in calo ed il cambio dell’euro era già fortemente deprezzato prima dell’annuncio ufficiale della Bce, con i dettagli operativi. Perché i mercati anticipano sulle indiscrezioni (che plasmano le aspettative) e vendono sulle notizie, se queste ultime deludono o anche solo confermano le attese. Quindi sarà fondamentale verificare le reazioni dei mercati nei prossimi giorni, e non proiettare ad alcuni mesi quanto visto negli ultimi due giorni di contrattazioni. Anche perché, se i mercati si convincessero che il QE produrrà crescita, ci si aspetterebbe un rialzo dei rendimenti obbligazionari ed un rafforzamento del cambio dell’euro, non l’opposto.

Tutto ciò premesso, ci sono altri effetti collaterali del QE della Bce da analizzare. Il primo è quello tradizionale di operazioni di questo tipo: quando una banca centrale compra debito pubblico domestico, su di esso incassa le cedole. Che accade a queste cedole? Che vanno a contribuire all’utile della banca centrale, che viene poi girato secondo statuto al Tesoro nazionale. Il fatto che la Bce abbia precisato, giovedì pomeriggio, che le cedole non potranno essere corrisposte immediatamente al Tesoro, non cambia la sostanza delle cose. Quell’utile di Banca d’Italia finirà sotto forma di “dividendo” al Tesoro, mediato assieme alle altre determinanti dell’utile della banca centrale. Salvare la forma per offuscare la sostanza. E qui, la considerazione sorge spontanea: confidiamo che la Banca d’Italia non andrà a beneficiare con questo utile da QE anche le banche private sue azioniste: sarebbe un assoluto non senso, oltre che una presa in giro.

A questo punto, però, già qualcuno sta iniziando a fare due conti. Come nell’intervista di oggi di Federico Fubini al ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, su Repubblica:

La Banca d’Italia comprerà Btp circa il 6% del Pil. ll Tesoro pagherà gli interessi a Bankitalia, che ve li restituirà come profitti. In sostanza si libera uno spazio di bilancio probabilmente da circa 6 miliardi. Come lo userete?
«Confesso che non ho ancora fatto i conti e non posso confermare i numeri. Vedremo i dettagli. Ma un impatto positivo sulla spesa per interessi ci sarà. Se questo spazio si crea, dobbiamo utilizzarlo con due grandi principi in mente. Il primo è che bisogna continuare nel consolidamento del debito e da ora in poi sarà più facile con un po’ più di inflazione. Ma il secondo è che il debito si riduce anche sostenendo la crescita, anche ora che il quadro macroeconomico sta cambiando in meglio»

Risposta di Padoan ineccepibile, visto che il risparmio di spesa per interessi dovrebbe andare a ridurre il debito, eppure non ci sentiamo molto tranquilli. Vedrete invece che cominceranno a levarsi voci, vocine e vocione sul “tesoretto” del QE, e suggerimenti su come spenderlo. Un esempio? L’intervista di Avvenire di oggi alla segretaria della Cisl, Annamaria Furlan. La quale, oltre a lanciare l’idea di soglie per l’età del pensionamento (come vedete, i dibattiti in Italia non si chiudono mai, al limite si mettono in sonno per qualche tempo), vede anche altre caramelle pubbliche:

«Adesso non voglio fissare soglie, il cui impatto sui conti pubblici va verificato, ma questa è la strada. Inoltre, si possono incentivare — con contributi figurativi o sgravi fiscali — le “staffette” tra un lavoratore anziano che passa a part-time e un giovane che entra in azienda e impara un mestiere»

Eccola là, la staffetta generazionale. Opportunamente incentivata con soldi pubblici. Per i quali serve copertura, giusto? Ma dov’è il problema?, sentiamo già argomentare: la Bce ora stampa soldi, no? Esiste una differenza tra risorse fiscali derivanti da crescita economica e quelle derivanti da alchimie monetarie. Circa il fatto che gli italiani riusciranno a cogliere tale differenza, non scommetteremmo.

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