Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Il patriota giocatore d’azzardo che non sapeva far di conto

in Economia & Mercato/Italia/Unione Europea

Dando per scontato che il dibattito pubblico di questo sfortunato paese finirà col polarizzarsi intorno alla difesa della Patria dai perfidi Nemici Esterni (perché Berlusconi non è passato invano: anzi, lui era solo la proiezione di uno dei maggiori caratteri nazional-popolari), pensiamo sia cosa futilmente utile tentare di capire cosa sinora è andato storto, nel Grande Disegno Renziano. Su questi pixel lo trovate scritto da un paio d’anni ma comprendiamo che il tempo scarseggia ed il deficit non galleggia.

Motivo per cui ve la faremo breve anche qui: Renzi per due anni ha spinto le clausole di salvaguardia più in là, rilanciando ogni volta con strepiti su “flessibilità” e “ottusi burocrati di Bruxelles”. Solo che i burocrati non sono ottusi, che a volte operano per conto di alleanze di governi ed altre no. La Commissione Juncker ha dato all’Italia lo scorso anno tutta la flessibilità di cui Renzi aveva bisogno. Ciò è potuto accadere perché la Germania e gli altri paesi con conti più o meno a posto hanno girato lo sguardo dall’altra parte, e perché (ad esempio) questo serviva per trarre d’impaccio anche la Francia.

Quest’anno Renzi non solo non ha tenuto la barra, restando almeno in posizione fiscale neutrale, ma addirittura ha spinto per ulteriore allentamento, dopo aver fatto scena muta sulla spending review. Una manovra pro-ciclica, in cui cioè si aumenta il deficit strutturale malgrado il paese sia in crescita, per quanto esile e indotta da fattori esterni. Il nuovo deficit serviva a Renzi per poter “finanziare” il riporto a nuovo delle clausole di salvaguardia, da egli stesso introdotte a piene mani nei conti pubblici italiani. Di che strategia parliamo, qui? Presto detto: di una sorta di all-in, in cui ad ogni puntata si aumenta la posta, anche quella retorica. Anche questo vi è stato segnalato, qui e qui.

A questo punto, era del tutto ovvio che da più parti e paesi si alzasse qualche sopracciglio di troppo. A parte quelli tedeschi, che si “difendono” dalla spensieratezza fiscale del governo italiano alzando un muro contro l’ipotesi della assicurazione europea sui depositi bancari. Voi che fareste, a parti invertite? E poi c’è un altro punto, non meno importante dei precedenti: ammettiamo pure che fare più deficit serva per portare la crescita ad un livello autosostenibile perché siamo tutti keynesiani. Se anche fosse, questo non è vero per ogni e qualsiasi tipo di spesa o riduzione di imposte. E Renzi sinora ha tagliato le imposte e fatto spesa pubblica in modo assai dubbio, oltre che apparentemente privo di una strategia che non sia quella di aggregare consenso come facevano i suoi antenati democristiani, quelli che ci hanno portato all’appuntamento col nostro dissestato destino.

A tutto ciò, Renzi unisce un tratto caratteriale che indisporrebbe una tranquilla e riflessiva salma. L’esempio da manuale del perfetto coatto politico lo abbiamo avuto dopo gli atroci atti terroristici di Parigi del 13 novembre ma era in incubazione da prima, viste le ormai pressanti esigenze contabili del fiorentino aggredito dalla realtà. Prima fu l’emergenza migranti, ed il Nostro corse a chiedere 3 miliardi e rotti di spazio fiscale di manovra, con spese e scontrini prontamente certificati dal fido Padoan.

Non pago di ciò, Renzi andava pure in giro a dire che la “flessibilità migranti” sarebbe servita ad anticipare la riduzione Ires, in una specie di duello finale con l’assurdo. Poi, dopo il 13 novembre, e dopo le dichiarazioni di François Hollande sulla sicurezza che viene prima degli obblighi di bilancio, ecco che quei soldi servono prontamente alla “sicurezza”. E come? Con gli 80 euro alle forze dell’ordine e la demenziale mancia ai neodiciottenni di quest’anno. Perché trattasi di voce di spesa una tantum. Persino Juncker abbracciato alla sua amata bottiglia avrebbe avuto un sussulto di fronte ad una cosa del genere, ed avrebbe chiesto: “per caso mi stai prendendo per il cul0?”

Ma sapete quale è la differenza tra Parigi e Roma, in questa “flessibilità per la sicurezza”? Che Parigi non ha rettificato la propria legge finanziaria: se ci saranno scostamenti imputabili al terrorismo, i medesimi saranno presentati a consuntivo ai partner europei. Sarà cioè un fait accompli. Invece Renzi si fionda sulle mance elettorali e dice alla Commissione ed agli altri paesi? “Sapete che c’è? Io faccio così, voi fottetevi andate all’inferno”. Bene, figliolo, ma se pensi di essere il più astuto del reame abbiamo una notizia per te: ti romperai le ossa. E purtroppo noi con te.

Su tutto, il debito-Pil italiano, che dovrebbe scendere da quest’anno ma anche no, ed una congiuntura globale che rischia di volgere al peggio, e in quel caso ciao core. E se non scende quello, sono grossi guai. E non va fatto scendere “privatizzando” Poste e Ferrovie, sia chiaro, ma per dinamiche organiche all’economia, cioè per una crescita che eccede il costo del debito. In primavera rischiamo una procedura di infrazione sia per squilibrio macroeconomico eccessivo (leggasi rapporto debito-Pil) sia per scostamento significativo dai target programmati, leggasi deficit-Pil strutturale. Non solo: le clausole di flessibilità sono caratterizzate da temporaneità, nel senso che lo scostamento dai target deve essere riassorbito. Se prevarrà l’interpretazione che la flessibilità vale per il 2016, nel 2017 dovremo sputare sangue. Ma non per Bruxelles, badate: dovremo farlo per noi ed i nostri figli, nipoti ed animali domestici.

Ciò detto, attendiamo le prossime mosse del Machiavelli di Rignano, mentre ci avvolgiamo nel tricolore contro lo Straniero vessatore. Scordando che siamo talmente padroni del nostro destino che negli ultimi due anni ci siamo messi un bel cappio attorno al collo. E tutto da soli. Poi non dite che non lo avevate letto. Su questi pixel.

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