Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Giappone, arrivano gli immigrati?

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Come segnala il Financial Times, in Giappone sta (forse) accadendo qualcosa di epocale: un circospetto, lieve ma significativo ricorso a manodopera d’immigrazione. Sarebbe una profonda discontinuità, nel paese che sinora è riuscito a conciliare una popolazione tra le più anziane al mondo con la chiusura pressoché totale a lavoratori stranieri.

La notizia è che una catena di commercio al dettaglio ha iniziato a formare e selezionare giovani vietnamiti destinati a studiare in Giappone, e che saranno destinati ad assistere la clientela in negozio, per un classico lavoro part-time. I giovani sono selezionati direttamente in Vietnam, e devono già possedere una conoscenza della lingua giapponese.

Il programma di inserimento di questi giovani è una delle innovazioni al mercato del lavoro apportate dalla sin qui inconcludente Abenomics: la concessione di visti di breve termine per alcune categorie di lavoratori dei paesi asiatici. Dalla ascesa al potere di Shinzo Abe, alla fine del 2012, il numero di stranieri che vivono in Giappone è aumentato di quasi il 10%, a 2,2 milioni, con il numero di lavoratori in condizioni simili a quelle degli studenti vietnamiti in crescita del 27%, e quello più generale degli studenti stranieri del 36%. La concessione di visti temporanei di durata massima triennale ai cosiddetti “interni tecnici”, mirata ai cittadini di paesi in via di sviluppo, dall’inizio dell’Abenomics, è aumentata di poco più di 40 mila unità, portando il totale a poco meno di 200 mila persone. L’immigrazione di questo tipo proveniente dal Vietnam è triplicata, a quasi 60 mila persone, negli ultimi quattro anni, a conferma dei forti legami industriali tra i due paesi. Anche il numero di studenti stranieri è quadruplicato in meno di quattro anni, recuperando dopo la catastrofe di Fukushima, portando il totale a circa 250 mila.

Sono numeri ancora molto piccoli ma rappresentano una tendenza da monitorare, in un paese che ogni anno perde forza lavoro per circa un milione di persone. Al momento, e malgrado i tentativi di Abe relativi alla immigrazione qualificata, il flusso di lavoratori stranieri con visti permanenti è ancora pressoché inesistente. Nel paese servono e serviranno anche lavoratori di supporto alla cura dei bambini, per permettere l’aumento del tasso di partecipazione femminile alla forza lavoro, che pure è aumentato per effetto di misure prese dall’attuale governo, e soprattutto degli anziani, oltre a lavoratori del settore turistico, dopo che il governo ha deciso di stimolare i viaggi dall’estero. Anche se il cambio dello yen resta un ostacolo, i flussi turistici dalla Cina sono fortemente aumentati negli ultimi tre anni.

Il paese continua ad avere un mercato del lavoro che farebbe l’invidia di chiunque, ma il pesante declino demografico aumenta fatalmente la pressione per importare manodopera, soprattutto per attività di supporto alla persona. I prossimi anni diranno se i giapponesi accantoneranno la loro insularità.

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