Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Io uscirei, non uscirei, ma se vuoi

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Per chi ha un minimo di memoria, nel 2011 e dintorni nel nostro paese fiorì una lussureggiante letteratura fantafinanziaria e fantaeconomica, oltre che classificabile alla nota voce “ingegneria finanziaria per disperati” (qui e qui due preclari esempi), in cui si spiegava in che modo il nostro paese avrebbe potuto ridurre l’onere del proprio debito pubblico senza passare per l’unico canale razionale, la crescita. In questi giorni pare di essere tornati a quell’epoca, con geniali proposte per “uscire dall’euro guadagnandoci pure”, come avrebbe detto Wanna Marchi, e vecchi arnesi rispolverati alla bisogna.

Alcuni giornali, sempre alla disperata ricerca di qualcosa che faccia vendere copie, si sono gettati a pesce sull’eterno filone carsico, e la nuova produzione di “decisive prove” che dall’euro si può uscire è ripresa copiosa. Ieri ad esempio, sul Giornale sallustiano, c’erano un paio di pagine da collezione. In una di esse era contenuto l’editoriale di Francesco Forte, anziano economista già socialista craxiano e già ministro delle Finanze in un governicchio Fanfani.

Che ha scritto ieri, Forte? Il pezzo ha attratto la nostra attenzione per il titolo (missione compiuta, l’esca ha funzionato: bravi titolisti!): “Tornare alla lira è una minaccia che ci rende più forti a Bruxelles“. Ohibò, hai visto mai che abbiamo trovato l’ennesimo proiettile d’argento? Ma, dopo l’introduzione “classica”, con richiamo al mitologico doppio euro, del Nord e del Sud, Forte spiazza il lettore ed anche i suoi titolisti:

«Ma all’Italia non conviene un’uscita dall’euro, che danneggerebbe il made in Italia, dato che incrinerebbe il mercato unico europeo, conviene invece essere liberi di poter esercitare l’opzione di exit dall’euro, senza traumi e senza costi finanziari, quale modo per poter stare nel club monetario europeo in condizione di parità in modo che siano rispettate regole del gioco corrette e la stabilità monetaria sia intesa nel senso ragionevole»

Eh? All’Italia non conviene uscire ma conviene essere in grado di poter esercitare l’opzione di uscita? Bene, ma come?

«Per fare questo ci sono due regole molto semplici: la prima è avere un mercato del lavoro flessibile con contratti diversi nelle diverse realtà geografiche e sociali e con orientamento alla produttività. Ciò perché se il cambio esterno della moneta è un dato su cui abbiamo una influenza molto limitata, dobbiamo avere una economia competitiva flessibile. Il secondo, fondamentale, principio è quello che bisogna avere il bilancio in quasi pareggio, con un deficit che faccia scendere automaticamente ogni anno il rapporto fra debito pubblico e Pil, quando esso superi sostanzialmente il 100% del Pil e consenta, poi, di arrivare al 90%»

Oh, ecco, perfetto. Per poter uscire dall’euro serve avere un’economia competitiva, flessibile e conti in ordine. Eh, perbacco, davvero spiazzante. Quindi serve essere più tedeschi e meno mediterranei, in sostanza. Segue la dimostrazione “matematica”, di quanto saremmo vicini a piegare il rapporto debito-Pil. Seguite bene il ragionamento:

«Nel 2017 il Pil reale può crescere dello 0,8% del Pil, mentre il tasso di inflazione riguardante il Pil sarà attorno allo 1,1 almeno. Il Pil globale così crescerà dell’1,8/1,9%. Esso era 1.670 miliardi di euro nel 2016 ed arriverà a 1.700 nel 2017. Il debito pubblico del 2016, che è 132% del Pil, era circa 2.200 miliardi e crescerà nel 2017 a 2.230 miliardi per effetto del deficit annuale di 30 miliardi e pertanto il debito Pil scenderà al 131,2% circa. Fatta questa prima operazione, se nel 2018 abbassiamo il deficit allo 1,5% del Pil, il livello fisiologico del quasi pareggio, il nuovo debito si riduce a 25 miliardi e il rapporto debito Pil scende a 130,3%. Nel frattempo, la domanda di nuovo debito italiano si è ridotta in due anni di oltre il 20% e ciò consente all’offerta di piazzarlo a condizioni favorevoli. Ciò controbilancia il rialzo dei tassi di interesse ordinari, dovuto alla fine della politica di espansione della Bce»

Ora, a parte che non è la “domanda di nuovo debito italiano” ad essersi ridotta bensì l’offerta, l’intero scritto di Forte ci segnala che siamo sulla buona strada. Non per uscire dall’euro, ma per risanare i conti pubblici. Dopo di che, sempre secondo l’economista di Busto Arsizio,

«Poiché il problema del debito si sta risolvendo col bilancio in quasi pareggio, siam liberi di sceglier l’euro o no senza traumi»

Ma non è meraviglioso, tutto ciò? Uscire dall’euro quando avremo risanato i conti pubblici e rilanciato la crescita, diventando “tedeschi”. Ecco, perché non averci pensato prima? E complimenti al titolista: a volte non serve fare pesante uso di sostanze psicotrope, basta fregarsene di quello che si dovrebbe leggere per titolare, oppure apporre il titolo già deciso nel momento in cui si è commissionato il tema dell’editoriale all’esperto. Ah, comunque noi siamo completamente d’accordo con Forte, sia chiaro.

Sempre sul Giornale, menzione d’onore per l’intervista ad Antonio Martino, che a volte ritorna negli anni col suo “se non usciamo è peggio”, alternato a “se usciamo è peggio”, dipende dall’annata e dal vento. Dovete sapere che Martino aveva già la soluzione, un lustro addietro:

«Io ed altri economisti avevamo proposto nel 2012 che la Grecia adottasse una moneta parallela che circolasse assieme all’euro al tasso di cambio che il mercato avrebbe determinato. Dopo un paio d’anni si sarebbe raggiunto il tasso di equilibrio e la Grecia sarebbe potuta uscire ordinatamente»

Questa ideuzza della moneta parallela ricorre con una certa frequenza, in effetti: la starebbe maturando persino Marine Le Pen, con tutti i casini del caso. Ma secondo voi, dovendo scegliere tra una moneta come l’euro ed una domestica uscita dal nulla, i greci che avrebbero fatto? Saremmo giunti ad una eurizzazione con l’euro circolante, cioè alla tesaurizzazione della moneta unica europea, oppure la nuova moneta domestica si sarebbe rapidamente affermata per pagare stipendi, acquisti e denominare i risparmi? Aspettate a dare la risposta, pensateci bene. Anche qualche anno. Altrettanti ne passeranno, fino alla prossima idea di Martino per uscire dall’euro oppure restarvi.

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