Ci avevano detto

Ci avevano detto che la forte affluenza alle urne avrebbe premiato Kerry: invece ci sono stati 10 milioni di votanti in più, Bush ha raggiunto il massimo storico di voti popolari e ha distanziato di 3,7 milioni di preferenze il candidato democratico.

Per mesi ci hanno dipinto un GWB alle corde, privo di un progetto politico, un pugile suonato: invece GWB ha vinto, secondo le analisi dei flussi elettorali perché percepito come portatore di una visione, mentre Kerry appariva come il candidato che diceva ciò che parte dell’elettorato “voleva sentirsi dire”.

Per mesi ci hanno presentato le distorsioni ideologiche di un cineasta che sarebbe apparso di estrema sinistra anche al teatro Ambra Jovinelli di Roma, dove notoriamente si respira “aria di progresso”, come se si trattasse dell’ultimo profeta della democrazia e della libertà in un mondo minacciato da una cupola mafiosa di fondamentalismi giudaico-cristiani, riempiendoci la testa di teorie cospirative; ora Massimo D’Alema dice che Kerry ha perso perché “Questo radicalismo (di quelli come Moore, ndr) che una volta avremmo definito piccolo-borghese, di cui conosciamo le versioni nostrane, non aiuta a vincere».

Oggi è il momento delle analisi e delle “ricette”. Si, proprio così, le ricette e i consigli per gli Stati Uniti, che evidentemente si sono allontanati a tal punto dall’Europa, questo ancoraggio della civiltà occidentale, con la sua “costituzione” fatta di 450 articoli e il tentativo di regolamentare attraverso trattati solenni anche la percentuale di acidi grassi insaturi nella crema di nocciole, che occorre “riflettere” sulla situazione, il classico “che fare” dell’indimenticato compagno Lenin, questo psicodramma collettivo, questo lavacro delle proprie insipienze e della propria incapacità a capire la realtà.

Dunque, abbiamo così tutta una gamma di “analisi”. Da quella tradizionale dei brogli, che entra di diritto nel mainstream delle teorie cospirative, con il corollario di un sistema americano di rilevazione del voto assolutamente involuto e barocco, a quella che auspica per la sinistra italiana la rincorsa al centro per irrobustire la propria legittimazione politica (ma continuando ad affermare che Bush ha vinto per il voto dei tradizionalisti cattolici), dando l’ennesima prova di strabismo politico. Alle teorie di quanti si aggrappano all’Unione Europea, per “rafforzarne l’autonomia da Washington”, cioè si cerca di calare in mare la scialuppa dello zapaterismo onirico, ultima ricetta per i mali del mondo, e si cerca di fare dell’ircocervo Ue un’isola di progresso (e quindi di estremismo, inazione e terzomondismo d’accatto). Ecco quindi le vocazioni “pedagogiche” alla Fassino, con l’Unione europea che deve “aiutare” gli Stati Uniti ad uscire dall’isolamento in cui sono finiti in questi anni, una posizione che ricorda molto (vista da sinistra) quella dello “splendido isolamento” britannico di molti anni fa: “Nebbia sulla Manica, il continente è isolato”.

Oppure si butta il tutto sul razzismo di matrice intellettuale, un must della sinistra europea ed italiana: assieme alle elezioni per il presidente, in molti stati si è votato sulle “proposition”: in particolare è stato detto no in 11 stati ai matrimoni gay. Scandalo e riprovazione delle nostre “armate del progresso”, contro questi americani rozzi e bacchettoni, salvo poi accorgersi che da noi la Gad (??) è contraria alle unioni gay. O ancora, si elogia la California per aver consentito l’utilizzo di fondi pubblici per la ricerca sulle cellule staminali, salvo poi accorgersi che qui da noi il clericalismo e le furbizie del fu-Ulivo hanno finora impedito questo esito.

Che dire? Un sentito grazie alla nostra sinistra, senza di loro il mondo sarebbe così monotono e coerentemente prevedibile…