Piccoli grandi statisti crescono

Nel centrosinistra si consuma l’ennesimo psicodramma. L’Udeur di Clemente Mastella esce dalla Grande Alleanza Democratica, denominazione ormai ufficialmente menagramo, oltre che palesemente priva di senso del ridicolo. Prima quella che Mastella ha definito un’aggressione ai suoi danni alla Camera, dove il malcapitato si è permesso, nella sua veste di presidente di turno, di interpretare alcuni regolamenti di voto in modo difforme dai diktat dell’ayatollah Violante, che ha immediatamente emesso una fatwa contro il povero statista sannita (“Ho visto l’odio in quegli occhi, una ferocia inaudita. C’è stato un assalto contro di me: sono arrivati fin sotto la presidenza con insulti tremendi, mi hanno detto da “venduto” a “m…” Sembravano visitor, hanno gettato la maschera e ho capito: hanno un retropensiero su di me“); poi la convocazione del Consiglio Nazionale, il 27 dicembre, che ha approvato la relazione/suggerimento di Mastella, sancendo lo strappo dal fu-Ulivo.

Ora è iniziato il balletto della ricucitura ulivista, con messaggi distensivi e concilianti, ma a noi preme evidenziare alcuni punti, che dimostrano come il grado di disomogeneità interno al centrosinistra resti tuttora molto più elevato di quello, pure tutt’altro che lieve, esistente nella Casa delle Libertà .

Una domanda sorge spontanea: l’Udeur è un partito “etnico”? Sembrerebbe di si, almeno a giudicare dal fatto che prende non pochi voti nel Mezzogiorno. Poiché non possiamo asserire che il partito di Mastella si regge sul voto di scambio (volendo evitare sacrosante querele, per manifesta assenza di prove a sostegno di questa tesi), l’unica conclusione a cui possiamo arrivare è quella della caratterizzazione “geografica” dell’Udeur. Non a caso Mastella ha reiteratamente chiesto per il proprio partito la presidenza della giunta regionale della Basilicata, a ennesima riprova che la politica in Italia, anche nello schieramento illuminato dei progressisti, si basa sempre più su forti idealità, con o senza mercenari. Il ragionamento di Mastella era (è) ineccepibile: nel maggioritario l’Udeur rappresenta, in non pochi collegi meridionali, il vero ago della bilancia per determinare la vittoria del centrosinistra, quindi a questo decisivo valore aggiunto deve corrispondere maggiore dignità politica (e maggiori poltrone) all’interno della Gad. Suona tutto alquanto squallido, ma la politica ha una propria coerenza interna. Sentendosi evidentemente inascoltato, Mastella si è (per ora) ritirato sull’aventino. Illuminante, a tal proposito, il commento di Enrico Boselli dello Sdi, altro mega-partito della coalizione di progresso che, per ricomporre la spiacevole vicenda, chiede agli alleati di “dare la Basilicata a Mastella” (??)

Ma quale è il programma politico dell’Udeur? Abbiamo dato un’occhiata al sito del partito, e non senza sorpresa abbiamo trovato alcuni orientamenti del tutto in contrasto con i quotidiani diktat della componente onirico-antagonista della Gad, in particolare in politica economica, dove l’Udeur propone delle gabbie salariali per il Mezzogiorno, riconoscendo il differenziale di produttività col resto d’Italia:

“Poiché i differenziali del costo del lavoro tra Mezzogiorno e Centro Nord sono insufficienti a compensare i divari di produttività, per accrescere la competitività delle regioni meridionali e generare effetti positivi sull’occupazione e su gli investimenti è necessaria una riduzione relativa del costo del lavoro nell’area, da conseguire con un ampliamento dei divari salariali e con una riduzione della pressione contributiva e fiscale, rimettendo in discussione le linee di indirizzo della Commissione Europea, che non prevedono trattamenti fiscali e contributivi differenziati all’interno dei singoli paesi.”

Quindi faccia feroce con la perfida Unione Europea ed il suo Pensiero Unico, tanto caro a Prodi e alla sinistra (quando non sono al governo), ma soprattutto no al dogma della contrattazione unica nazionale e della relativa unicità della struttura retributiva. Parole che Bertinotti, Rizzo, Pecoraro Scanio e il correntone Ds definirebbero pura eresia. Tuttavia, temendo di essere scambiato per un liberista, Mastella (o meglio, il suo partito) individua nella insufficiente dotazione infrastrutturale la ridotta produttività del Mezzogiorno, chiedendo (sorpresa sorpresa!) un nuovo intervento pubblico al sud.
Come finirà questa vicenda? Forse a tarallucci e vino, con la candidatura alla regione Basilicata, o forse no. Quello che appare del tutto evidente è che il fu-Ulivo ha come unico collante l’avversione viscerale per Berlusconi e come principale problema il tentativo di far convivere posizioni politiche altrimenti inconciliabili. Potranno anche vincere le politiche del 2006, vista la performance del governo Berlusconi e della maggioranza che lo “sostiene”, ma finiranno col ripetere la storia del 1998, con una bella implosione figlia dell’estremismo.