Par condicio

“Brillante” esempio di giornalismo investigativo, Punto e a capo, il programma di Raidue dei “separati in casa” Giovanni Masotti (sempre più phonato) e Daniela Vergara, ora addirittura ridotti a condurre due distinte trasmissioni con lo stesso titolo e logo pur di non interagire, fa saltare i nervi all’Unità e a larga parte della sinistra, quella che ha sempre visto in Michele Santoro il campione del giornalismo investigativo e dell’impegno civile. A noi Masotti, in tutta franchezza, non è mai piaciuto, troppo inamidato e vagamente illividito nella conduzione, tenderemmo ad equipararlo ad un esponente della “maggioranza silenziosa” di reazionaria memoria. Ma quello che ci ha colpito, nell’aggettivazione utilizzata dall’Unità, è l’impressionante somiglianza con le tecniche di conduzione televisiva di Santoro.

L’Unità è evidentemente inviperita anche perché il proprio direttore (uscente, anzi dimissionato per mano della proprietà del giornale) è stato insolentito da Maurizio Gasparri: «Qui parliamo di violenza e toni di violenza usati dall’Unità e dal suo direttore che dopo una vita passata come dipendente della Fiat nei C.d.A. e nei paradisi fiscali, quasi per farsi perdonare è diventato estremista». Ma riesce egualmente ad affermare che la trasmissione si è svolta senza contraddittorio, mentre in realtà in studio era presente Marco Rizzo dei comunisti italiani, e Vittorio Agnoletto, contattato, ha declinato l’invito prima della trasmissione, in polemica con la pubblicazione di materiale a suo giudizio non divulgabile prima della conclusione del processo d’appello, mentre Masotti afferma di avere utilizzato solo materiale non coperto da segreto istruttorio. Piuttosto esilarante la puntualizzazione di Agnoletto, che afferma “non condivido e non mi sono mai arreso all’idea che i processi, prima ancora che in tribunale, si svolgano negli studi televisivi??. Anche noi siamo d’accordo, ci sarebbe piaciuto vedere, che so, Marcello Dell’Utri processato solo al palazzo di giustizia di Palermo e non nelle trasmissioni di Santoro, anche lì, guarda caso, senza contraddittorio.

Marco Rizzo, poi, se la prende sostenendo che il pubblico in studio sarebbe una claque, ma alla fine riceve una robusta dose di applausi, soprattutto quando parla dei grandi e condivisibili principi di equità sociale.

Aspettiamo di capire se c’è effettivamente stata violazione del segreto istruttorio, un po’ come la pubblicazione su Repubblica (prima della notifica all’interessato dell’avviso di garanzia) delle fotocopie degli assegni che Immucor avrebbe pagato a Sirchia, per citare solo l’esempio più recente e nemmeno il più grave, ma ribadiamo l’impressionante analogia tra le tecniche di conduzione usate da Masotti e quelle che Santoro ha da sempre utilizzato come un manganello. Se di squadrismo televisivo si tratta, come sostiene l’Unità, allora abbiamo avuto un caso da manuale di par condicio, anche se differita nel tempo.

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